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Canavèis: Dal delitto di Caluso del 1871 ai Biglietti Olivetti. E poi osterie, piòle, streghe, longobardi e…

Malgrado l’emergenza Covid19 che caratterizza in modo pesante anche l’editoria, ecco in edicola e nelle librerie il numero 36 di “Canavèis” Autunno/Inverno 2020 – 2021, il semestrale  che si occupa di natura, arte, storia e tradizioni del Canavese e Valli di Lanzo grazie al grande apporto di corrispondenti generosi che forniscono studi, notizie da ogni parte di questo ricco territorio. 

Il numero si apre con un ricordo dello storico cronista di Cuorgné, Mario Vaira composto da Lino Fogliasso, mentre Claretta Coda ricorda Ezio Novascone, partigiano e custode della memoria dell’Alto Canavese. L’attivissimo ex-direttore della biblioteca civica “Costantino Nigra” di Ivrea, Giuseppe Fragiacomo, parla invece di Angelo Pennoncelli (1750-1820), letterato e giacobino radicale di san Giorgio Canavese, misconosciuto ma famoso per un suo particolare libello in rima. Ferruccio Regis racconta intorno all’opificio Parao di Vistrorio e la lavorazione delle noci, mentre l’esperto di “noir” Milo Julini ci precipita tra le ombre del cimitero di Caluso nella cronaca del delitto del 7 marzo 1871. 

Teresina Bussetti parla delle pagine di Memoriale di Paolo Volponi che immortalano le immagini di Candia e del lago. 

Il cavaliere della Repubblica per meriti letterari Alessandro Mella ci parla invece dei mufloni di Viù, Mezzenile e Traves con le tracce di una presenza storica nelle Valli di Lanzo, mentre Emanuele Bella pubblica un racconto dal titolo Mi chiamo Piero. Altro aspetto universale di quel microcosmo olivettiano che fu ce lo racconta Giacomo Giacobini con I Biglietti Olivetti. L’ingegnosa e pratica cartamoneta del 1944 mentre Antonio Oberto ci ricorda per immagini, gli anni d’oro del turismo a Ceresole Reale. Gli erboristi Tiziana Oldano e Bernardino M. Stellanetti si occupano invece di tre antiche erbe medicinali e delle loro ricette. Lo scrittore Alberto Serena rievoca storie familiari dal fascino antico con Vita e pensieri di Giovan Battista Serena, detto “Giuan dei Martin” mentre Gianni Castagneri, scrittore delle Valli di Lanzo, rievoca i giorni dell’attacco dell’Italia fascista alla Francia attraverso il confine occidentale violato. 

Flavio Chiarottino ci porta al pranzo di gala della Legazione d’Italia nella Parigi di Costantino Nigra tra luci, moda e politica, alla scoperta di una sua lettera inedita. Lino Fogliasso invece ci offre un’interessante ricognizione sulle automobili circolanti nel 1910 in Canavese e Valli di Lanzo, mentre Stefano e Giancarlo Levra tra speculazioni e fatti parlano della fondazione di Benne di Corio. Carlo Molinaro racconta invece quel fenomeno del regime che preparò lo sforzo bellico con la denuncia individuale del possesso di rottami di rame.  Lo storico di Caselle Gianni Rigodanza invece ci parla della nascita della Filarmonica locale dalla nascita nel 1762. Andrea Tiloca ricorda la storia di Gina, la contadina di Vico che diventò contessa. Si parla anche del libro di Pier Luigi Boggetto dal titolo: Sogni di ferrovie nel Canavese e nelle Valli di Lanzo e Tarcisio Rosboch si interroga sul destino del gelso e delll’uva luglienga, colture in via di sparizione e il caso di Oglianico. Di tradizioni si occupa Ariela Robetto con: Quando non c’era il sushi. Osterie, piòle, caffè a San Maurizio Canavese mentre Giorgio Cortese getta una luce sulla presenza longobarda vista con gli occhi di oggi. 

Pierfelice Ronco narra la storia del sacerdote Giuseppe Peirone di Ciriè Cappellano e fotografo al fronte nella Grande guerra e Aleardo Fioccone traccia una biografia di Teresina Graziano, in pace e in guerra: sempre partigiana. 

L’iconologo Roberto D’Angelo ci narra del castello di Bollengo durante la proprietà dei Gesuiti francesi fra il 1907 e il 1919. Per immagini Giancarlo Sandretto ci racconta del vasaio di Castellamonte mentre Tiziano Passera ci riporta al primo festival di Sanremo con il calusiese Arrigo Camosso e le parole di “Sorrentinella”. 

Ivo Giustetti Podio ci racconta la storia di Mathieu Negri, negoziante di Locana e di un passaporto per Venezia e lo storico Giovanni Bertotti, tra storie di masche, befane e archeologia ci racconta della montagna di Mares. 

Tarcisio Rosboch indaga su quel mondo che fu, sempre in movimento, costituito dagli ambulanti: magnin, cadregat, molitta, vedrié, anciové. 

Della storia del lavoro, spesso dimenticata, si occupa Luigi Bairo con l’Ipca di Ciriè e dei suoi 168 morti: eroi del mondo operaio in un lavoro velenoso. 

Lo storico Federico Valle si occupa di Foet e foaté di Nole, paese di fruste e frustai, mentre lo storico vischese Giuseppe Avataneo racconta del Beato Bonifacio, religioso della famiglia canavesana dei Valperga. 

Riccardo Petitti indaga sul complesso altomedievale di San Lorenzo in Settimo Vittone. Ancora streghe e masche delle Valli di Lanzo con Maria Cristina Lorusso che racconta di persecuzioni e rituali magici del Medioevo. 

Lo studioso di parlate canavesane si occupa in questo numero di proverbi, preghiere e motteggi tipici in canavesano, mentre esplora il mondo naturalista Giovanni Battista Colli con i primi fiori che ci aspettiamo in primavera: quelli del mandorlo. L’ultima ciòca è la poesia riproposta di Nino Costa, mentre di Rustem bey, alias Giovanni Timoteo Calosso da Chivasso, dalla Grande Armée alla corte del Sultano se ne occupa Fabrizio Dassano. 

Ancora un racconto di Giuseppe Berta che ci riporta ad una cena a Favria negli Anni Sessanta. 

Marisa Bertarione esamina invece la lotta agli insetti nocivi nel primo dopoguerra mentre Giorgio Clerico racconta le lettere dal fronte e dai campi di prigionia di Giovanni Bertone nell’inferno della Grande guerra. Simonetta Satragni Petruzzi indaga il poeta di Montanaro Giovanni Cena e la musica. Di storiografia locale Francesca Notari e Gabriele Francisca narrano di Teodoro Boggio, primo storico valperghese. Il giurista e accademico Giacomino da San Giorgio del XV secolo è illustrato da Federico Alessandro Goria. 

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