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Il disastro ferroviario di Arè
Il disastro ferroviario di Arè

CALUSO. A due anni dal disastro di Arè, le indagini sono ancora aperte

A due anni esatti dall’incidente ferroviario al passaggio a livello di Arè di Caluso in cui persero la vita due persone (il macchinista Roberto Madau, 61 anni di Ivrea e Stefan Aureliana, 64enne romeno residente a Busto Arsizio che scortava il tir con trasporto eccezionale, travolto dal convoglio) – sabato mattina, alla stazione ferroviaria di Caluso si è svolta la cerimonia di commemorazione della disgrazia.

Nell’incidente rimasero, inoltre feriti 23 passeggeri.

Davanti alla lapide realizzata un anno fa nel piazzale della stazione, c’era la sorella del macchinista morto, Maria Antonietta accompagnata dal marito e insieme alla sindaca di Caluso, Mariuccia Cena ha depositato dei fiori. Alla cerimonia erano presenti anche Piero Martellozzo, capo area dell’associazione Ferrovieri del Genio e l’ingegnere di Rfi, Rosella Greco. A benedire il cippo è intervenuto don Loris Cena.

Intanto non sono ancora state chiuse le indagini della Procura di Ivrea.

Dall’inchiesta emergerebbero tutta una serie di errori e sottovalutazioni.

Leggerezze imperdonabili che avrebbero causato lo schianto, intorno alle 23,30 di quel mercoledì 23 maggio 2018 al passaggio a livello di Arè di Caluso, lungo la linea ferroviaria Chivasso-Ivrea-Aosta, tra un carico speciale diretto alla Bitux, un’azienda di Foglizzo e il treno partito da Torino e diretto a Ivrea.

l’inchiesta

Il pm Daniele Iavarone sta lavorando su tre capi d’imputazione: disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni personali colpose.

Cinque sono al momento gli indagati: l’autista lituano Darius Zujis, 41 anni, alla guida del tir che ha provocato l’incidente; Dregva Dangis, legale rappresentante della Uab Tlb società lituana che aveva dato in subappalto il trasporto eccezionale alla Translog; Wolfgang Oberhofer, legale rappresentante della Translog; il capo scorta della Gi&Gi di Thiene e l’autista del secondo mezzo di scorta.

Il percorso sarebbe stato studiato attraverso google map senza un sopralluogo.

E nessuna informazione sarebbe stata acquisita presso le ferrovie sugli orari dei treni e sulla presenza di passaggi a livello.

A confermarlo c’è un documento su cui è stampato il tragitto scaricato da internet che la polizia stradale di Torino ha sequestrato durante le ispezioni tra Italia, Lituania e nella sede austriaca della Translog, azienda che ha effettuato il trasporto per conto della lituana Uab Tlb. Altri documenti sono stati acquisiti nelle sedi delle società incaricate per la scorta tecnica del trasporto eccezionale: la Gi&Gi Group di Thiene (Vicenza) e la Convoy Team di Venezia.

Non emergerebbero, invece, responsabilità da parte del macchinista del treno e delle Ferrovie perché dalle analisi sulla scatola nera, il pool di tecnici del gruppo forense della Procura di Torino ha potuto accertare come quella sera il convoglio marciasse ad una velocità regolare.

E poi c’è la consulenza tecnica affidata all’ingegner Roberto Bergantin per accertare se al transito del Tir fosse arrivato o meno al macchinista del treno il segnale di allarme della sbarra del passaggio a livello rimasta incastrata tra il rimorchio e la motrice del Tir.

Il pm dovrà esaminare anche le querele (nove) presentate delle famiglie dei deceduti e dai feriti. Storie come quelle di Cataldo Schembri, 70 anni, di Samone (avvocato Enrico Scolari), che da quella sera non è più salito su un treno: “Mi creda ho ancora gli incubi. Ero seduto nel 5º vagone e stavo tornando da Parma dove lavoravo come autotrasportatore. Era la prima volta che salivo su un treno”.

E poi quella di Mariano Pitta, 55 anni, di Vistrorio (avvocato Raffaella Orsello), seduto nel 2º vagone deragliato insieme al primo: “Per un po’ di tempo ho dovuto curarmi con dei tranquillanti. La notte mi svegliavo con le immagini del disastro”.

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Blogger: Andrea Bucci

Andrea Bucci
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