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Dana Lauriola

BRUSASCO. Lotta No Tav, si prospetta il carcere per Dana Lauriola: “Non la lasciamo sola”

Si profila un arresto per Dana Lauriola, 38 anni, originaria di Brusasco, nel chivassese, e oggi storica attivista del movimento No Tav in Valle di Susa, dove vive, e del centro sociale Askatasuna.

Si tratta, secondo quanto si apprende, dell’esecuzione di una pena detentiva calcolata in due anni di reclusione per effetto di una sentenza della Cassazione del giugno del 2019. Il tribunale del capoluogo piemontese ha respinto le richieste di misure alternative.

“Sono tranquilla per tutte le scelte che ho fatto in questi anni, ho amato la valle e la lotta No Tav per oltre 15 anni e continuerò a farlo anche se fisicamente lontana”.

E’ quanto scrive su Facebook Lauriola a proposito del provvedimento giudiziario con cui sono state respinte le sue richieste di misure alternative alla carcerazione dopo una condanna definitiva.

“Questa vicenda – afferma – rivela la vergognosa condotta del tribunale, della questura e della procura di Torino, che hanno lavorato intensamente, in vista della ripresa dei lavori, per eliminare dalla loro strada chi può dare forza al movimento No Tav”.

“Uno dei motivi per cui vado in carcere – osserva – è che non mi sono dissociata dalla lotta No Tav, l’altro che ho continuato a vivere in Valle di Susa. Vi chiedo di continuare la lotta con tutta la forza e il coraggio che avete”.

“Le sentenze non si commentano? Stavolta sì. È una vergogna, questa non è giustizia. Dalla parte di Dana senza se e senza ma” è il commento, via social, di Francesca Frediani, valsusina, consigliere regionale M5S.

Intanto Un gruppo di attivisti No Tav si è raccolto in “presidio permanente” a Bussoleno davanti all’abitazione di Dana Lauriola, L’obiettivo – affermano gli attivisti – è “non lasciarla sola”. Per il movimento No Tav, che ieri, sempre a Bussoleno, aveva organizzato un incontro con gli organi di informazione, “la sentenza che ha colpito Dana è il frutto di un vero e proprio processo alle idee”. La “responsabilità” della donna – sostengono – è di “essere stata per anni uno dei volti pubblici, una delle voci con cui il movimento ha parlato, ha gridato le proprie accuse verso un sistema ingiusto che ignora i reali bisogni dei territori”

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