Home / Torino e Provincia / Brusasco / BRUSASCO. Giulio Romano Vercelli, pittore, figlio di un poeta-contadino, di Marcorengo
La casa del nonno, 1926 Già mercato antiquario

BRUSASCO. Giulio Romano Vercelli, pittore, figlio di un poeta-contadino, di Marcorengo

Le colline del Monferrato, in parte abbandonate ai tempi della industrializzazione, oggi stanno recuperando terreno. In senso reale, cioè alcuni terreni abbandonati vengono recuperati, magari per nuove coltivazioni. Dopo le grandi emigrazioni dell’800, dopo le perdite di vite umane nelle grandi guerre, dopo l’emigrazione in città degli anni 60, oggi si avverte qualche segnale di ripresa. A fatica si difendono le tradizioni locali, pur importanti. La partecipazione alle funzioni religiose diminuisce ma persiste. Vale la pena riscoprire ambienti e persone che hanno comunque costituito la storia  delle nostre colline, quelle situate  alla estremità nord del Monferrato:   figli illustri, un po’ misconosciuti a dire il vero. Uno di questi è Giulio Romano Vercelli.

L’inizio

Giulio Romano Vercelli nacque   a Marcorengo , frazione del comune di Brusasco, ma Comune in quel periodo, il 3 luglio 1871 da Angela Emanuel e da Giuseppe (detto anche il contadino-poeta).  Giulio dimostrò subito di essere  attratto dal colore, cercava in tutti i modi, fin da piccolo, materiali semplici, gessetti e pastelli, per produrre impasti per le sue pitture.  . Egli amava in particolare le scene ed i paesaggi  del mondo contadino,  la cascina del nonno, la campagna circostante, le piazze assolate di quei paesi dove si radunava la massa contadina dopo la messa domenicale, le aie con i bambini vocianti intenti ai loro giochi, lo sfoglio della meliga nell’ora del tramonto, le donne tese a cucire, a fare il bucato o a sciorinarlo: tutto questo finiva sulle sue  tavolette, quasi sempre di piccolo formato ma  ricche di colori puri. Giovanissimo dipinse piloni votivi e piccole cappelle sparse nelle campagne e di questo si accorse il  parroco di quelle terre, Don Eugenio Dezzani, il quale  convinse il giovane Giulio (non ancora diciottenne) a recarsi   in Brasile per aiutare un suo amico missionario. Era il 1888 e Giulio Romano partì per andare a dipingere le pareti di una chiesetta a San José de Picu. Amava la sua terra, le sue colline, ma capì che l’esperienza in Sudamerica gli avrebbe personalizzato lo stile, facendolo crescere come artista. E così fu.  Si racconta che come compenso ottenne alcune  farfalle rare, monete antiche e una sella decorata in oro e argento. Ma questo fa parte della costruzione del personaggio. Dopo un anno di lavoro, nel maggio del 1889, a bordo di un battello a vapore, fece ritorno nel vecchio continente, sbarcando a Marsiglia. Durante il tragitto conobbe monsieur Targhetta, un nizzardo  amatore d’Arte che aveva riconosciuto subito  il valore del giovane artista. Era quello un periodo di cambiamenti culturali, anche nell’arte e nella pittura. Questo convinse il Vercelli a ripartire, ma questa volta per Parigi, dove allora confluivano artisti da tutto il mondo; e lì, sempre accompagnato dall’amico Targhetta, andò a conoscere quei maestri che, non ancora riconosciuti, corrispondevano ai nomi di Monet e Cezanne; quest’ultimo lo accolse nel suo studio e dopo averne visionato le opere (gliene acquistò una che a tutti i costi volle pagare) lo esortò a continuare a produrre opere, perchè lui stesso era il proprio maestro. L’ambiente degli impressionisti ebbe notevole influenza su Giulio Romano.  Inizialmente G.R.Vercelli appare molto vicino al Postimpressionismo e solo in un secondo momento alla pittura dei Fauves, con la sua pennellata aggressiva. In realtà non espresse nè volle identificarsi in uno stile preciso, anzi, cercò di essere libero e spaziare dove lo conduceva l’estro: dalle scene di genere, al paesaggio, alla pittura sacra, alla natura morta.

L’esperienza in Sud America

Come succede spesso, non fu profeta in patria, nel senso del successo, ma all’estero venne molto   apprezzato: tenne diverse personali in Argentina, a Nizza e negli Stati Uniti. Nel 1896 fu invitato alla Triennale di Torino dove, presentò due tavolette titolate: -Una sera a Nole Canavese- e –Mattino a Messina-. Nel 1902   Don Eugenio Dezzani lo riportò alle origini richiamandolo  verso quelle terre che già aveva conosciuto. Dopo una permanenza breve ma molto attiva in Brasile si spostò in Argentina, dove erano approdati in cerca di fortuna    due suoi fratelli che riabbracciò con gioia.  Dall’Argentina passò in Uruguay   esponendo ovunque andasse con  mostre personali e collettive. Il –Pais, quotidiano di Montevideo, lo descrisse come “El celebre pintor Julio Vercelli”. Tornato in Italia sul finire del 1903, conobbe colei che doveva diventare la compagna della sua vita: Maria Giuseppina Carolina Frisone (l’amatissima Mary di   nove anni più giovane di lui) che condusse all’altare il 18 settembre del 1904. Da quest’unione  nasceranno: Renato Angelo (5 ottobre 1909) che divenne pittore; Aroldo (2 febbraio 1911) architetto; Gemma (13 maggio 1913) pittrice definita dalla critica del tempo: “Soave e angelica”; e infine nel 1920 Vally che purtroppo morì appena tredicenne.

La riviera ligure diventa il soggetto  principale.

Nel 1906 Giulio Romano entrò a far parte della Società Promotrice delle belle arti di Torino e nell’annuale rassegna espose –Frutteto d’Aprile- che acquistata dalla Società stessa fu sorteggiata fra i soci. Forse fu in quell’occasione che nacque il sodalizio con l’albese Giovanni Rava di tre anni più giovane, ma anche lui impegnato a conquistarsi uno spazio di riguardo nel mondo artistico. L’amicizia tra i due sarà lunga e durerà tutta la vita, portandoli a dipingere in America Latina, sulla Costa Ligure e su quella Azzurra con l’allestimento di mostre nelle varie città. La sua invidiabile capacità lavorativa lo portò alla scoperta della marina ligure, innamorandosene follemente: dipinse a Camogli, Celle Ligure, Sestri Levante, Noli, Spotorno, Alassio, Laigueglia, Albisola, spiagge allora segnate principalmente dal duro lavoro dei pescatori e dal lavorio delle donne e dei vecchi intenti a riparare le reti. Tutti quei lavori furono poi esposti in due mostre tenutesi a San Remo nel 1917 e nel 1918. Nel 1916 fu invitato all’annuale Mostra della Permanente di Milano tenutasi nel palazzo di Brera dal 8 settembre al 12 ottobre. Nel 1928 la città di Torino si apprestò a celebrare due grandi avvenimenti: il IV Centenario di Emanuele Filiberto di Savoia e il X Annuale della Vittoria, ed in questa occasione furono inaugurate varie Mostre Industriali e Coloniali  Nella sala XI della mostra,  accanto a –Contadina- di Cesare Ferro e a –Paesaggio dell’astigiano- di Giuseppe Manzone figuravano con il n° 401 e 402 due opere del Vercelli titolate –Boschetto- e –Processione- . Il 1930 fu per Vercelli un anno tristissimo: la non ancora cinquantenne moglie, l’adorata Mary morì privandolo del suo sostegno. A dolore si aggiunse dolore, tre anni dopo anche la figlia: la giovanissima Vally (appena tredicenne) salì al cielo. Giulio Romano, pur sostenuto dai tanti amici in Italia e all’estero che volevano correre in suo soccorso, decise di rituffarsi nel suo lavoro aiutato in questo dalla figlia Gemma e dal figlio Renato Angelo, che, inseriti nel mondo dell’Arte, stavano ottenendo riscontri positivi. Il II conflitto mondiale sconvolse il nostro Paese. Fu chiamato alle armi il figlio Aroldo, e questo teneva col fiato sospeso il suo illustre genitore che, nonostante le difficoltà insite negli spostamenti a causa della guerra, fu ospite presso un amico a Savona,   dove dipinse marine, paesaggi locali e una Madonna col Bambino Gesù, opere tutte datate 1943;   tre di queste furono donate all’amico e conservate tuttora dagli eredi. Il 1944 fu ancora per Giulio un anno di dolore: il figlio Aroldo cadde in battaglia: gli verrà assegnata una medaglia al valore militare. Fortemente provato nel morale, G.R. decise di rinunciare ad esporre le sue opere, ma di dedicarsi in modo particolare a seguire la figlia Gemma ormai pittrice affermata. Il cerchio stava per chiudersi definitivamente, la sua forte tempra colpita da così tanti lutti era divenuta cedevole.  Fu ricoverato presso l’ospedale Molinette di Torino, dove morì, assistito dalla figlia,    all’età di 79 anni, il  16 giugno 1951.

Le opere

Le sue opere sono disperse in Sud America e nel nostro Paese trovano protezione presso collezionisti e musei di tutto il mondo. Tra questi ultimi, ricordo quelli di Biella, Buenos Aires, Casablanca, Genova, Lione, Milano, Montevideo, Nizza, Parigi, Pavia, Torino, Roma, San Paolo del Brasile e Vercelli. Il comune di Brusasco al suo illustre concittadino,   ha intitolato una via. Si può affermare che G.R.Vercelli fu ambasciatore e sponsor della sua terra d’origine, Marcorengo, il Monferrato, il Piemonte, esponendo le sue opere e la sua arte in tutto il mondo. “Giulio Romano Vercelli fu tra i primi, e di notevole portata, a mostrare come l’arte è specchio di sensazioni, di là dalla sola resa delle apparenze esteriori”. (Gabriele Mandei)

Il padre Giuseppe Giovanni, poeta contadino

Da chi prese l’estro artistico, Giulio Romano Vercelli? In quei tempi dove vinceva la povertà e la miseria, e i fratelli di Giulio Romano erano costretti ad emigrare  in Sud America, perchè al paese non c’era da mangiare per tutti? Probabilmente al padre Giuseppe Giovanni, che nonostante i 9 figli riusciva a mollare la zappa, a sedersi all’ombra di un tiglio e comporre le sue poesie, come “Un contadin d’ Marcureng . L’an 1975”  e “L’esposission d’un contadin. L’an 1884”. Si racconta che per sette anni di seguito piantò le viti a Serramezzana,nel territorio di Marcorengo,  e per sette anni la grandine distrusse tutto. Alla fine si sedette e forse in quel momento gli nacque l’estro poetico.  spesso centrato sul mondo contadino.  Ma scrisse poesie anche per le nozze dei cugini Vercelli con le sorelle Visca, nel 1870, famiglie antiche di Marcorengo, presenti fin dal ripopolamento del 1650. Il poeta-contadino    dimostrò che si può arrivare alla cultura senza essere acculturati, ma semplicemente aperti. Verso la natura  e le sue bellezze, verso le persone, nonostante alcune bruttezze.

Bibliografia: Giulio Romano Vercelli (Marcorengo 1871 – Torino 1951) di Flavio Bonardo;  Marcorengo 1000 anni di storia, di Silvano Ferro

Commenti

Blogger: Redazione

Redazione

Leggi anche

LANZO – Salviamo il patrimonio culturale europeo dal degrado

“La ricostruiremo più bella di prima”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare con voce altisonante dal …

MAZZÈ. Le fotografie di Don Pietro Solero

Il 67° Trento Film Festival (Montagne e culture) parlerà anche canavesano tramite i memorabili scatti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *