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BROZOLO. Un Comune unico per tre? Anche le minoranze son divise

Brozolo, Brusasco e Cavagnolo in un unico Comune? Sì, no, nì.

La proposta è partita qualche mese fa dal sindaco di Cavagnolo Andrea Gavazza, che s’è divertito poi a farne argomento di discussione con un sondaggio per il popolo di facebook dove si prendono più like con una foto cool piuttosto che se si discerne di guerra e pace.

Passando dal faceto, al serio, la scorsa settimana a Brozolo gli amministratori comunali dei tre centri collinari hanno sentito il bisogno di iniziare a discutere la questione con chi siede con loro in Consiglio comunale.

Il pensiero dei sindaci lo conosciamo già. Ma quello dei consiglieri comunali di opposizione, ad esempio, ancora no…

“Come ho detto nel mio intervento nel corso dell’incontro organizzato da Anci Piemonte a Brozolo, è necessario prima aver chiari alcuni aspetti per noi determinanti – spiega Carlo Giacometto, parlamentare e consigliere di opposizione a Brusasco – . Primo. Quali vantaggi per i cittadini-contribuenti in termini di maggiori servizi e di eventuali riduzioni delle tasse e tariffe comunali? Secondo. Quale eredità ciascun Comune porterebbe con sé all’interno del nuovo Ente nato dalla fusione? Terzo. È possibile coinvolgere in questo ragionamento anche Comuni che insistono su un territorio collinare omogeneo, a partire da Verrua Savoia? Al di là degli incentivi economici, che pure sono decisamente importanti, credo si tratti di ragionare in via preliminare su questi aspetti, senza dimenticare che vi sono, ahimè, scadenze elettorali diverse tra Brusasco, Cavagnolo e Brozolo”.

Partiamo dai fatti – inforca Beppe Valesio, consigliere di minoranza a Brusasco -. Le convenzioni di funzioni tra Comuni sono state sempre guidate dall’emergenza e non dalla programmazione. L’unione Trincavena  è  stata un fallimento totale.  Rimane la scelta tra fare nulla e la fusione dei tre Comuni. Penso che sia la strada giusta, se fin dall’inizio è vissuta come “costituente”. Quindi con la partecipazione sostanziale dei Consigli comunali comprese le minoranze, delle associazioni,  dei gruppi sociali e dei cittadini interessati. Fin dall’inizio. Penso si debbano fare i conti con le rispettive condizioni finanziarie, per programmare il futuro, per verificare quali miglioramenti reali può portare la fusione. Penso che con un buon lavoro anche le tradizioni locali ne trarranno vantaggio. Purché tutto sia democratico e trasparente fin dall’inizio, accettando che la decisione finale spetti a tutti i cittadini”.

Credo che il mio Comune abbia prima di tutto il dovere di riemergere dall’attuale agonia amministrativa, che si trascina da troppi anni – incalza Anna Marolo, consigliere comunale di minoranza a Brusasco -.  Tutto il territorio di Brusasco, con la sua forte e coesa frazione di Marcorengo, se ben gestito può rappresentare un orgoglio per noi residenti, amministratori e non.  Purtroppo a malincuore anche questa volta il pensiero della minoranza non è stato richiesto dal sindaco nella sede opportuna del Consiglio comunale, preferendo il traino di un Comune limitrofo. I tecnici dell’Anci sono stati precisi: con le fusioni oggi ci sono vantaggi economici; un domani, dopo tutte le fusioni…chissà, forse resteranno le briciole. E tornare indietro sarebbe molto difficile. Mediterei, quindi, con molta attenzione”.

La collaborazione tra gli enti è la base per una buona gestione delle risorse e dei servizi offerti dai comuni ai cittadini – commenta Giulio Bosso, consigliere comunale di opposizione sempre a Brusasco -. Ritengo che, anche alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale, sia l’unione la forma associativa che più si confà alle esigenze dei nostri Comuni. Un’unione che già esiste, ma che, probabilmente, non si ha la volontà di far partire seriamente. Abbiamo un fidanzamento, molto riluttante, in corso tra i tre Comuni: prima di passare al matrimonio, penserei di collaudare la collaborazione con un qualcosa di non definitivo e dal quale non si potrà più tornare indietro”.

Ancora più “tranchant” l’ex senatrice Patrizia Bugnano, oggi consigliere comunale di minoranza a Brozolo: “Personalmente sono contraria alle Unioni dei Comuni e credo che dopo la sentenza della Corte costituzionale la n. 33 del 4 marzo 2019 che ha bocciato l’obbligo – per i Comuni con meno di 5mila abitanti – di gestire in forma associata le funzioni fondamentali, occorrerà valutare con molta attenzione questo tipo di percorso. La Corte Costituzionale ha evidenziato una delle principali criticità delle Unioni ovvero la mancata realizzazione di economie di scala o di miglioramenti nell’erogazione dei servizi alle popolazioni di riferimento. Tradotto: la gestione in forma associata non porta benefici economici, né migliorie del servizio fornito ai cittadini”.

Non è un discorso che si può sintetizzare brevemente – conclude la carrellata di interventi Mauro Oggero, consigliere comunale di minoranza a Cavagnolo -. A tendere bisognerà fondere i comuni, è chiaro. Per quelli piccoli fino a 500-700 abitanti, l’unione è l’unica strada possibile.  Il nostro problema è, ad esempio, il mutuo di Brusasco che con i suoi 2 milioni di euro di indebitamente si ritrova con  una spesa annua di quasi 300.000 euro da tirare fuori. Oggi è necessario fare due conti, anche sulle entrate e le spese del personale. Non si può pensare che con due vigili si possano gestire tre Comuni… Il discorso è complesso. Se le cose rimanessero come sono oggi, penso che se non viene imposta da enti superiori, l’unione sia molto difficile. Anche per questioni di mero campanilismo…”.

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