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BRESCIA. Polmonite: emergenza ridotta, ma c’è un caso di Febbre del Nilo

Se da una parte l’emergenza polmonite sta lentamente rientrando, dall’altra spunta un nuovo allarme sanitario in provincia di Brescia. Una donna di Chiari è ricoverata infatti in gravi condizioni per febbre del Nilo, un virus trasmesso con la puntura di zanzara. “Allo stato attuale, la situazione è circoscritta e adeguatamente controllata e monitorata in coordinamento con l’Ente sanitario” ha spiegato il sindaco di Chiari Massimo Vizzardi. L’amministrazione ha avviato una campagna di disinfestazione straordinaria sul territorio dopo la segnalazione dell’Ast del ricovero in ospedale della donna. “Per ridurre il rischio di trasmissione del West Nile virus – recita una nota del Comune di Chiari – la misura preventiva più efficace è quella di ridurre rapidamente la popolazione delle zanzare e di evitare la puntura adottando misure di prevenzione individuali”. Ad agosto si era verificato un altro caso di febbre del Nilo nel Bresciano, con un anziano colpito a Gambara, mentre è di ieri la notizia di un decesso di un uomo a Ravenna per lo stesso virus trasmesso dalle zanzare.
Nella Bassa Bresciana orientale non si registrano invece nuovi casi di polmonite dopo i picchi dei giorni scorsi. Ats sta spettando i risultati delle indagini effettuate sul territorio dei principali comuni interessati dall’epidemia ed in particolare l’esito dei 111 campionamenti effettuati sugli acquedotti di Acquafredda, Remedello, Montichiari e Carpenedolo.
Comuni che, con Calvisano, si affacciano sul fiume Chiese, corso d’acqua ritenuto possibile causa di trasmissione della legionella. Complessivamente sono stati 70 le località in cui si sono registrati i casi di polmonite.
Oggi non si sono registrati accessi ai pronto soccorso degli ospedali di Mantova e Asola di persone con sintomi riconducibili a polmonite. Lo afferma l’Asst di Mantova in un comunicato, sottolineando che “già dalla giornata di ieri si sono ridotti gli accessi”. “Al momento – si legge – all’ospedale di Asola sono ricoverati 26 pazienti. All’ospedale di Mantova sono, invece, 19 i ricoverati, uno dei quali si trova in gravi condizioni nel reparto di anestesia e rianimazione. Gli altri pazienti sono, invece, in rapido miglioramento: nessuno di loro presenta una situazione critica, anche se in alcuni il quadro clinico risulta complicato da patologie pre-esistenti”. Secondo l’Asst, “i dati acquisiti fanno propendere per l’ipotesi di legionella come causa dell’epidemia”.

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