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benito mussolini

Bravi!

Non mi è capitato tante volte di apprezzare le iniziative di alcuni parlamentari del piddì in concorso con altri, ma stavolta sì! Hanno saputo rompere il senso d’impotenza e di smarrimento di cui sembra pervasa l’opposizione e salire sulla nave dove quarantasette poveri cristi aspettavano da giorni di conoscere il loro destino. Certo, si tratta di polarizzare l’elettorato, di raccogliere, di sintonizzarsi con una parte piccola (?), silenziosa e umiliata del Paese, per dare e darsi forza e voce, ora che il consenso degli elettori è ai minimi storici. Eppure il gesto di questi parlamentari, che si avvalgono di una delle facoltà loro riconosciute dalla Costituzione (ah! benedetta!) assume in sé una valenza simbolica unita alla concretezza dell’azione. Era ora.

Certi discorsi, sentiti in questi giorni, sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno per l’affare della «Diciotti», indagato per sequestro di persona ovvero per aver impedito alle persone di scendere dalla nave, richiamano alla memoria la rivendicazione della responsabilità morale dell’omicidio di Giacomo Matteotti in quella drammatica seduta della Camera dei Deputati del 3 gennaio 1925. Paradossale? Non so. Nel 1925 Benito Mussolini era presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e già saldamente al potere. Accusando l’opinione pubblica e le opposizioni di ritenerlo a torto responsabile del rapimento e omicidio del deputato socialista, Mussolini assunse «la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda». Di lì a poco si sarebbero approvate le leggi fascistissime.

Così, all’alba di quella che avremmo chiamato Tangentopoli, il 3 luglio del 1992, l’allora segretario del Psi Bettino Craxi, usò il dibattito sulla fiducia al primo governo Amato per una straordinaria chiamata di correo a tutti i partiti sul finanziamento illegale: «I partiti, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale». Di lì a poco più di un anno, Craxi intervenne nuovamente, però per reclamare che si respingesse la richiesta dei giudici milanesi a procedere nei suoi confronti. 

Certo, sono contesti differenti, quello dell’Italia ormai soggiogata dal fascismo (anche se di disfacimento delle istituzioni rappresentative si può comunque parlare) e quello della crisi istituzionale più grave di tutta l’era repubblicana, culminata nell’azzeramento di un’intera rappresentanza politica e nella scomparsa dei partiti presenti fin dalla Costituente. 

E adesso? Se si tratti di responsabilità collegiale del governo, come afferma il ministro degli Interni e rivendica il presidente del Consiglio o, invece, di responsabilità personale del ministro Salvini, è faccenda di grandissimo rilievo politico, non tanto per il destino di questo governo e di quel ministro, che godono – lo sappiamo – di una notevole popolarità, ma di tenuta complessiva delle nostre istituzioni. 

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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