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“A BARREA NON POTEVO DIR DI NO” Giuseppe Ponchione mostra orgoglioso il suo primo libro: “Una vita controsenso”. Un libro in cui racconta tanti aneddoti borgaresi...

BORGARO. “Grazie al lockdown ho scritto un libro”

Per tutti, a Borgaro, è o “Beppe” o “Ponchio”. E Giuseppe Ponchione, classe 1950, dopo aver passato nove anni in Comune, come consigliere e capogruppo (ha terminato con la conclusione del primo mandato di Claudio Gambino, ndr), adesso si è dedicato alla scrittura, con il libro “Una vita controsenso”, edito dalla Edizioni Pentarco di Torino.

Oltre 150 pagine che si leggono tutte d’un fiato e dove “Ponchio” racconta la sua vita, attraverso aneddoti di vario genere. Passando dalla sua giovinezza alla vita politica, con più momenti dedicati al suo amato Toro, visto che lui stesso si definisce “cuore granata da quando avevo i calzoni corti”.

Ma una domanda sorge spontanea: perché un titolo del genere? Ma soprattutto, perché scrivere un libro? E Ponchione, che non ha mai avuto peli sulla lingua, spiega come l’idea gli sia venuta per caso: “Quando facevo le cene con gli amici o con gli ex colleghi, mi dilettavo a raccontare alcuni episodi della mia vita. Racconti che venivano apprezzati. Un mio amico, un giorno, mi disse: ‘Perché non scrivi un libro? Sarebbe bello leggerli tutti’. Mi mise la pulce nell’orecchio. Però, complici tante situazioni della vita, quella pulce rimase nel cassetto. Poi è arrivato il Coronavirus e con l’obbligo di rimanere in casa, io abituato a stare sempre in giro a controllare la mia Borgaro, ho chiamato il mio amico Vanni e gli ho chiesto una mano. E il libro, in due mesi, era pronto”.

E sul titolo è ancora più semplice: “Quando la casa editrice mi ha chiamato per annunciarmi la pubblicazione, gli editori stessi mi hanno chiesto se avessi in mente un titolo. Sinceramente non lo avevo ipotizzato, anche perché pensavo venisse scartato: non mi sento uno scrittore. Detto questo, l’editore mi ha fatto parlare per qualche minuto. Fino a quando non ho detto la seguente frase: ‘Perché in fondo, la mia vita è sempre stata un controsenso’. Ed ecco spiegato tutto”.

In copertina il suo ritratto, opera del pittore Vanni Novara, artista di primo piano nell’ambito della pittura contemporanea, e “che ha anche dato una preziosa mano nella stesura di questo mio libro”, tiene a precisare lo stesso Ponchione.

Senza troppo entrare nel dettaglio – altrimenti roviniamo il piacere di leggere questo bellissimo libro – “Beppe Ponchio” racconta la sua adolescenza, partendo dalla nascita, avvenuta nel retrobottega del bar ristorante in Barriera Milano gestito da papà Giovanni Battista e mamma Maria. Ad attendere la nascita le sue due sorelle: Vanna e Franca. “Erano le mie colonne portanti. Perché mamma doveva pensare al bar assieme a papà”, precisa Ponchione.

E tra “svenimenti tattici” per evitare di essere rimandato di matematica alle chiacchierate al Filadelfia – tempio del Toro – al termine delle sfide casalinghe, nel baretto dello stadio, con i campioni dell’epoca, passando per le sue “peripezie” con le donne – dove si scopre un vero e proprio dongiovanni – e la parte politica.

Dove non manca una parte dedicata all’amico Vincenzo Barrea, compianto sindaco borgarese, recentemente scomparso: “Un giorno ricevo una chiamata dal sindaco Barrea. Mi voleva vedere a tutti i costi. Il motivo? Voleva che mi candidassi con lui, nella sua lista. Mi presi dei giorni di riflessione. Però non potevo dire di no a quell’uomo che, in un periodo di crisi personale, mi diede una importante mano. E così accettai. E venni votato da 119 borgaresi…”.

Il resto? Basta acquistarlo alla edicola “Lombardo” di via Cirié a Borgaro.

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Blogger: Claudio Martinelli

Claudio Martinelli
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