Home / BLOG / Bonèt!

Bonèt!

Bonèt!
Il bonèt è il berretto o anche un recipiente di rame a forma di berretto usato in pasticceria. La parola deriva dal francese bonnèt, un panno usato come copricapo. Pare che derivi dal francone obbunni. Composto da ob, obe, che in antico tedesco vuole in alto, e bundi, legato. In Piemonte il bonèt è un dolce tipico, a base di amaretto. Testimonianze riguardanti la presenza sul territorio risalgono, infatti, al XIII secolo quando il suo antenato, preparato secondo una ricetta più semplice e meno ricca di ingredienti, compare tra le portate dei banchetti medievali più sontuosi. Secondo la tradizione Il bonèt, è un copricapo portato anzitutto dai i sacerdoti, la sua forma tondeggiante ricorda quella dello stampo a tronco di cono basso, dove viene cotto il budino, che venne chiamato bonèt ëd cusina, cappello da cucina, cappello del cuoco. Secondo altra tradizione popolare, che arriva dalle langhe il nome culinario richiama il cappello in quanto il dolce veniva servito a fine pasto, in analogia con il copricapo, ultimo indumento ad essere indossato prima di uscire da un luogo chiuso. Secondo tradizione il bonèt tradizionale, è a base di Fernet, necessario a stimolare e sveltire la digestione. Gli ingredienti principali sono: uova fresche, amaretto, latte, zucchero ed eventualmente. Ma, come vuole ciascun piatto della tradizione, ogni cucina, ogni “cusinera”, cuoca, ne ha una differente versione, con le sue pregevoli sfumature, caffè, nocciole, cognac, marsala, tutte uniche, squisite e da provare. Si pone sul fuoco lo stampo in cui il budino andrà cotto, vi si versa dentro dello zucchero che si farà caramellare coprendo fondo e pareti. Si travasa il composto di latte e uova nello stampo e si cuoce a bagnomaria sino a che si sia rappreso. Si lascia quindi freddare, dal momento che il dolce si gusta freddo. E quando invitati e ospiti esagerano con le porzioni di ottimo bonèt, la cuoca padrona di casa sarà senz’altro pronta a incalzarmi sorniona: “sti sì o l’è mej carieje che ‘mpìje”, questa gente è meglio caricarla che riempirla. Magister artis ingenique largitor venter!
Favria, 13.11.2020 Giorgio Cortese

Oggi 13 novembre: giornata mondiale della gentilezza. Scriveva Platone: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile sempre!”

Commenti

Blogger: Giorgio Cortese

Giorgio Cortese
Vivere con ottimismo

Leggi anche

CHIVASSO. La città aderisce alla Giornata delle Malattie Rare

La Giornata delle Malattie Rare, che si è celebrata il 28 febbraio in tutto il …

C’è un animale che vive in noi… la bestia mai sazia di apprendere e vivere

 Il 3 marzo è la giornata mondiale della fauna selvatica, o World Wildlife Day. La …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *