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L'Arandora Star

BOLLENGO. Un monumento ai bollenghini naufragati con l’Arandora Star

Un monumento commemorativo dei bollenghini deceduti nell’affondamento dell’Arandora Star il 2 luglio 1940.

L’opera, commissionata dall’amministrazione comunale per commemorare i 60 anni dalla tragedia, verrà inaugurata giovedì prossimo, 2 luglio.

Il Monumento realizzato rappresenta la ciminiera dell’Arandora Star, la data della tragedia, i nomi dei nove caduti bollenghini. E’ realizzato in ceramica da La Castellamonte di Roberto Perino con il supporto in acciaio realizzato da ABC1 Vetreria Merlo Luisella di Borgofranco.

L’idea progettuale è stata presentata da Edoardo Ceresa, nipote dell’Edoardo Ceresa, uno dei nove bollenghini scomparsi con la nave, e ha avuto la collaborazione del cugino Alessandro Ugo. Edoardo adesso vive in Inghilterra, a Glasgow, dove faceva il farmacista, adesso in pensione.

Sono 9 i concittadini che emigrati in Inghilterra,  scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, vennero imbarcati sull’ex nave da crociera, Arandora Star, per essere deportati in Canada. Come raccontano le cronache dell’epoca, la nave venne affondata al largo delle coste della Scozia da un siluro nazista.

Ecco i nomi dei bollenghini deceduti:

Avignone-Rossa Italo (12.10.1907)

Bravo Francesco (30.03.1892)

Ceresa Antonio (20.06.1889)

Ceresa Edoardo (29.05.1890)

Ceresa Stefano (22.05.1900)

Rossetto Ferdinando (19.06.1888)

Stratta Giacomo (07.03.1894)

Tapparo Luigi (22.10.1898)

Tempia Giuseppe (04.07.1896)

Questa la storia dell’Arandora Star:

Alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento sono stati moltissimi i bollenghini, oltre mille, che non esitarono ad avventurarsi nel mondo alla ricerca di migliori prospettive di vita e di benessere. Senza conoscere né la lingua né gli usi dei Paesi verso i quali emigravano, essi riuscirono a conquistarsi quella fetta di fortuna tanto desiderata. Migrarono soprattutto verso due direzioni: Stati Uniti e Inghilterra, portando, a centinaia, il nome di Bollengo nel mondo.

La maggioranza migrò proprio verso l’Inghilterra, dove facevano i cuochi, i camerieri, i confettieri. Erano apprezzati per la laboriosità, l’onestà, l’intelligenza e lo spirito di sacrificio.

Ma poi arrivò il 10 giugno 1940 e Mussolini dichiarò guerra all’Inghilterra e alla Francia e gli italiani in Inghilterra, da apprezzati lavoratori, diventarono sinonimo del nemico fascista.

Scatta la caccia al nemico: 4.000 italiani vengono subito arrestati e molti imbarcati sull’Arandora Star, un transatlantico da crociera, per essere deportati verso il Canada.

Sono 800 gli italiani. Non sono uomini pericolosi, non sono fascisti, anzi. Ci sono vari oppositori del regime, ebrei fuggiti dall’Italia a causa delle leggi razziali. Sono gente semplice, quei cuochi, camerieri, gelatai, commercianti di cui si è scritto prima, persone che diventano all’improvviso il nemico che ruba il lavoro agli inglesi e che può essere una spia.

L’Arandora Star salpa da Liverpool il 1° luglio 1940 ma il 2 luglio viene affondata al largo delle coste della Scozia da un siluro nazista. Muoiono, con gli altri, 446 italiani. Tra questi nove bollenghini.

Il sindaco, Luigi Sergio Ricca, racconta: “Solo qualche anno fa, preparando il libro “Bollengo sul filo della memoria” ho scoperto la tragedia dell’Arandora Star, grazie al racconto del nipote di uno dei caduti, Edoardo Ceresa, oggi residente a Glasgow, anche lui di nome Edoardo Ceresa come suo nonno. Con questo monumento si riporta alla memoria e conoscenza di tutti quella tragedia ed i nomi dei caduti, uno dei quali è ricordato in una lapide di una tomba di famiglia nel nostro cimitero”.

La proposta di realizzare l’opera commemorativa era stata presentata dal nipote di una delle vittime.

Il sindaco Ricca spiega: “Ritenuto importante accogliere la sua sollecitazione, si è verificata la possibilità di tradurre in pratica l’idea progettuale del signor Edoardo Ceresa, interpellando ditte specializzate nella lavorazione dell’acciaio e della ceramica, conosciute in Canavese per la realizzazione di analoghi manufatti commemorativi”.

La storia di Edoardo Ceresa, raccontata dall’omonimo nipote

Mio nonno Edoardo Ceresa, nato a Bollengo, emigrò nel Regno Unito con sua moglie Caterina Gaida nel 1921. Arrivò a Brighton e fu impiegato come chef in uno degli hotel ferroviari. Suo figlio Antonio, mio padre, è nato qui poco dopo l’arrivo. Dopo un breve soggiorno qui, la famiglia si trasferì a Manchester dove rimasero fino al 1939. Poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, essendo molto preoccupato per lo sviluppo della situazione nel Regno Unito con una possibile guerra incombente, rimpatriò la sua famiglia in Italia. Rimase a lavorare fino al fatidico giorno in cui l’Italia si unì alla guerra con Germania e Winston Churchill ordinò a tutti gli stranieri con la sua famosa frase “collar the lot”, di essere arrestati e inviati nei campi di internamento sull’Isola di Man, Canada e Australia.

Tutti i detenuti sono stati inviati a Liverpool per essere raggruppati su navi sovraffollate e mal equipaggiate che non mostravano l’identificazione corretta e di partire per le destinazioni assegnate senza scorta. Mio nonno Edoardo era sulla Arandora Star, che fu silurato da un UBoat tedesco il 2 luglio 1940 al largo della costa settentrionale dell’Irlanda, diretto verso il Canada. Dalla testimonianza dei sopravvissuti Edoardo fu incarcerato sottocoperta con accesso limitato o inesistente ai ponti superiori. L’unica via d’uscita era attraverso i piccoli oblò ma a causa della sua robusta statura questa via di fuga gli era stata negata. Ritengo pertanto che i suoi resti si trovino all’interno del corpo della nave affondata.

Le vittime di questa tragedia non devono essere dimenticate e molti memoriali sono in atto sia in Italia che nel Regno Unito. Glasgow ha un grande monumento commemorativo nel parco della Cattedrale di Sant’Andrea per gli italo / scozzesi morti sulla Arandora Star. In questo triste giorno 9 Bollenghini furono persi insieme a 17 Canevesani e centinaia di altre anime che includevano tedeschi e britannici. Il Capitano britannico, estremamente preoccupato per il fatto che la sua nave fu costretta a navigare in condizioni così povere, cadde anche con le persone in carica. A seguito della guerra mio padre, Antonio, fu assunto da Olivetti che si stava espandendo nei mercati esteri e stava aprendo una grande fabbrica a Glasgow.

Cresciuto a Manchester, frequentando la scuola fino all’età di 18 anni, parlava correntemente inglese ed era una scelta ovvia da mandare con la prima coorte di italiani ad aiutare a stabilire la base di Olivetti a Queenslie, Glasgow. Era il 1949. Venne con sua moglie Olimpia per stabilirsi a casa a Glasgow. Nel dicembre del 1949 nacque qui Edoardo Giulio. Ho vissuto qui da allora, ho passato tutta la mia educazione formale a Glasgow, con la laurea in Farmacia alla l’Universita di Strathclyde. Il mio viaggio attraverso la farmacia è iniziato nel 1971 con due anni come farmacista ospedaliero e nel 1973 insieme a mio padre Antonio ho creato una farmacia comunitaria – Stepps Pharmacy. Sono stato qui da allora.

La farmacia originale era piccola e per espandermi ho acquistato un fabbricato più grande 2018. Dopo 47 anni il 1 ° giugno 2020 sono andato in pensione dopo aver venduto l’attività a un farmacista indipendente più giovane con un’etica del lavoro simile. Non ho mai dimenticato le mie radici e ho un affetto molto forte per Bollengo, spero di poter trascorrere più tempo tra la mia famiglia e i miei amici fra poco.

Ceresa Edoardo 20 Giugno 1929
Il bollenghino Edordo Ceresa, naufragato con l’Arandora Star

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