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BOLLENGO. In piazza per dire Sì Tav, Sì lavoro e Sì al futuro

Egregio Direttore, Sabato 12 gennaio sarò ancora in piazza Castello a Torino per dire SI TAV. Questa volta però, diversamente dal 10 dicembre scorso, indosserò la fascia tricolore, a fianco di tanti colleghi Sindaci del Piemonte e di altre Regioni. Le ragioni che mi spingono ad assumere una decisa posizione a sostegno della realizzazione dell’opera, sono le stesse che ho espresso nella recente Conferenza dei Sindaci della Città Metropolitana e che vorrei pubblicamente rappresentare.

La massiccia presenza di Sindaci a sostegno della TAV va letta come una prova di maturità del territorio, in continuità con la lungimiranza dimostrata dagli amministratori della Provincia di Torino che in passato, a partire dagli anni ‘50 con la presidenza di Giuseppe Grosso fino agli anni ‘90, hanno pensato ad una politica di grandi vie di comunicazione volte a superare, con diverse tratte autostradali, dalla Ceva-Savona fino alla To-Pinerolo, l’isolamento geografico del torinese. 

I Sindaci quando parlano di TAV, dimostrano oggi la consapevolezza di parlare di una svolta strategica per il territorio e che con la Torino-Lione, è in gioco la capacità di una  classe politica di attuare un progetto di futuro, di relazioni e di  scambi, senza le quali il Piemonte è destinato alla marginalizzazione.

Su questo tema ho avuto modo di confrontarmi personalmente fin dai primi anni’90, quando, alla Presidenza della Provincia di Torino, si comprese che la vera posta in gioco, la sola che giustificava la previsione di una infrastruttura di costo e complessità straordinari, era quella di vincere la sfida della sostenibilità nella gestione del traffico merci.  Problema del tutto generale e diffuso in tutta Europa, ma presentatosi in forma drammatica nelle Alpi. Per questo chiedemmo con forza che il TAV fosse un TAC, treno ad Alta Capacità, che trasportasse cioè anche le merci.

Il completamento e l’ammodernamento della rete europea di Alta Velocità e Alta Capacità lascerà il segno nel tempo: trasformerà il territorio, indirizzerà lo sviluppo in modi nuovi, renderà possibili nuovi collegamenti  nord-sud ed est-ovest  in Europa e, da questa, verso  l’esterno: pensate alla centralità che acquisterà il  Mediterraneo e al nuovo ruolo che ricopriranno i porti, chiamando in causa, quindi, altre realtà nazionali.

Se non si realizza la  Torino-Lione, intesa come una tratta della più ampia e  vasta Lione-Budapest, l’Italia resterà connessa  alla rete europea lungo direttrici nord-sud, Sempione-Gottardo-Brennero, lungo le quali si muoveranno sì flussi di traffico internazionali, ma solo quelli che hanno origine e  destinazione nel nostro Paese, lasciando l’Italia fuori dai  grandi flussi di trasporto di uomini e mezzi che, dall’ovest  all’est dell’Europa, dalla Spagna alla Russia, passano oggi a  nord delle Alpi.

I grandi centri economici italiani sarebbero  comunque collegati alla rete europea, ma in un rango subordinato  rispetto alle grandi dorsali.

L’area torinese, in particolare, sarebbe  relegata all’angolo ovest dell’Italia e la linea Torino-Milano di Alta Velocità, priva del suo proseguimento  verso la Francia, rischierebbe di diventare la  bretella di collegamento di una media  città in decadenza, Torino, con la grande metropoli europea, Milano, dove convergono linee da sud, da est, dal Gottardo e  così via.

Non è lo scenario che noi vogliamo.

In questo  quadro, quindi, la linea per Lione è assolutamente vitale per Torino  e per il Piemonte. Negli anni è stato cercato il pieno coinvolgimento del  territorio, molti Comuni un tempo contrari hanno cambiato opinione, si sono definiti impegni che hanno rassicurato le Comunità locali. Certamente sono rimasti dei contrari, credo che il confronto debba continuare, è indispensabile, ma non per piegarsi alle esigenze  di chi urla di più, ma per creare veramente il presupposto che la Val Susa sia  considerata non un corridoio in cui passare, ma un luogo nel quale la linea ferroviaria diventi un’occasione per dare risposte ai diritti di un territorio.

Con i contrari, finora, non c’è stato un confronto tra posizioni contrastanti sui costi e i benefici ma uno scontro con il particolarismo, con un movimentismo che non ha ben chiaro il punto di sbocco, mentre è  forte la necessità della costruzione politica di un percorso che affronti la strada della modernità e dello sviluppo compatibile.

Su quest’opera si sono coalizzate tutte le posizioni contrarie a qualcosa: dal futile rifiuto della coca cola al rifiuto delle Olimpiadi; da chi dice no alle discariche e alla realizzazione di qualsiasi opera di un certo rilievo e complessità.

È bene non nascondere che, all’interno della maggioranza o in una parte del movimento in Valle, ma soprattutto anche al di fuori di questa, vi è anche la posizione di chi non vorrebbe costruire assolutamente nulla in nessun luogo e in nessun momento. Ritengo irresponsabile questa posizione, che ha l’unico scopo di raccogliere vantaggi di schieramento o di partito, convinto che queste posizioni, se sfruttate solo per gioco politico, non possono che produrre danni per tutti.

Quindi, a chi è contrario alla TAV,  non chiedo di esprimersi a favore dell’Alta Velocità, ma di attivarsi fin da subito per avere una politica più rigorosa, anche fiscalmente, per creare  condizioni di convenienza per il trasporto merci su ferro, che comporterebbe quella riduzione del carico ambientale che si vuole ottenere in Valle realizzando l’Alta Velocità.

In piazza quindi, per dire SI TAV, SI Lavoro, SI al Futuro.

Luigi Sergio Ricca

Sindaco di Bollengo

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