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L'avvocato Celere Spaziante con la vedova di Corna, Caterina Caprì

BOLLENGO. Allenatore morto in campo: per la vedova nessun risarcimento

Nessuno risarcisce la vedova e il figlio di Massimo Corna, l’allenatore morto per infarto il 23 marzo 2016 a 50 anni. Quel pomeriggio aveva appena concluso la seduta tecnica con gli Allievi fascia B dell’Usd Bollengo-Albiano sul campo del Bollengo, si sentì male e nei pressi delle panchine stramazzò al suolo. Inutili furono i soccorsi prestati dal 118.

Oggi a distanza di quattro anni la vedova Caterina Caprì, 54 anni, e il figlio Stefano, 26 anni, sono in attesa del risarcimento, che non arriva. Un rimborso che secondo le tabelle risarcitorie si aggirerebbe tra i 50 e i 100 mila euro. E ne hanno tutto il diritto in quanto Massimo Corna era regolarmente tesserato per la società bollenghina con tanto di patentito “Uefa B” come allenatore di base. E aveva appunto sostenuto tutte le visite mediche per poter esercitare l’attività agonistica. Ma il certificato di idoneità sportiva non si trova più. E’ probabilmente andato bruciato nell’incendio che il 16 maggio 2017, un anno dopo la sua morte, aveva avvolto e distrutto il prefabbricato utilizzato come magazzino e segretaria dalla società di calcio Usd Bollengo-Albiano al campo sportivo di Burolo.Senza quel certificato l’assicurazione non paga.

Per avere giustizia Caterina Caprì e il figlio Stefano si sono rivolti all’avvocato Celere Spaziante di Ivrea, avviando una vertenza nei confronti della compagnia assicurativa a cui la Figc e Lnd si rivolgevano per tutelare i tesserati. A complicare le cose ci si mette anche il cambio della compagnia assicuratrice. La polizia era stata sottoscritta dalla Figc con la compagnia di servizi internazionale Marsh a cui poi subentrò Aon, che Italia si appoggiava alle Generali. Poi, dallo scorso anno la compagnia assicurativa della Figc è passata in Italia sotto la Unipol Sai, che però nulla ha a che vedere con questa vertenza rimanendo in capo alle Generali la titolarità del sinistro.

A non volersene occupare del risarcimento è anche la società Usd Bollengo-Albiano, che dalla scorsa estate non esiste più in quanto assorbita dall’Ivrea 1905.

E’ una vicenda assurda” confida Caterina Caprì. “Non è possibile che a nessuno interessi questa storia. Ma io non mi arrendo. Io ho rinunciato alla mia parte. Lo faccio solo per mio figlio Stefano, che ha tutto il diritto di avere giustizia beneficiando del risarcimento”.

A questo punto ci sarebbe una sola strada da percorrere, ovvero quella di fare causa alla Figc e alla società di calcio: “Non vorrei coinvolgere la società dilettantistica, che ora è l’Ivrea 1905 perchè non ha alcuna colpa avendo assorbito l’Usd Bollengo-Albiano. Il presidente Ravera è un’ottima persona e so che si sta interessando alla mia vicenda”.

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