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Curiosità in musica

Domenico Modugno – “Nel blu dipinto di blu (Volare)”

Come convincereste qualcuno che l’arte è importante?

Domenico Modugno – “Nel blu dipinto di blu (Volare)”

Come convincereste qualcuno che l’arte è importante?

Più che fare opera di convincimento, credo che l’approccio corretto sia quello di risvegliare quella curiosità intellettuale ed emotiva che solo l’arte è in grado di appagare.

Si potrebbe domandare a questa persona di dipingere un elefante e da dove partirebbe? Che colori sceglierebbe? Che tecnica? Se odiasse gli elefanti, come li raffigurerebbe?

L’arte a volte è la capacità di tradurre la propria interiorità in qualcosa di cui l’altro può fare esperienza.

L’esponente massima della condivisione di una parte di noi stessi.

Insomma, avvicinare il mondo dell’arte - a volte così etereo - a questa persona (e non avvicinare questa persona all’arte) credo sia l’unico modo per farla entrare nella giusta ottica nei confronti di questa attività a volte così effimera.

Ma arriviamo a noi… “Nel blu dipinto di blu”

Il brano, scritto da Modugno con il paroliere Franco Migliacci, rompeva tutti gli schemi all’epoca consolidati del mondo della canzone leggera e, nello specifico, festivaliera. Musica, arrangiamento e soprattutto testo ne facevano un brano rivoluzionario. Perfino il finale, secco e privo di enfasi, era diverso da qualsiasi cosa ascoltata prima.

Al Festival di Sanremo del 1958 Domenico Modugno e Johnny Dorelli cantano questo indimenticabile ritornello che ha conquistato il mondo: in totale ha venduto più di 22 milioni di copie al mondo. Nel 1958 la canzone vinse due Grammy come Canzone dell’anno e come Disco dell’anno.

Non meno spiazzante fu la straordinaria interpretazione di Modugno che, intonando il ritornello sul palco del Salone delle Feste del Casinò, spalancò le braccia mimando il gesto del volo: un autentico azzardo, considerando che in quegli anni vigeva la prassi di cantare immobili.

 

Quel grido liberatorio sembrò spazzare via, in un attimo, la vecchia Italia della difficile ricostruzione postbellica, inaugurando, simbolicamente, il successivo boom economico. «Era un periodo magmatico, ma anche chiuso, noioso, eravamo giovani, volevamo rivoluzionare tutto», ricorda Migliacci in un’intervista.

La canzone ebbe un successo planetario. Conquistò la prima posizione della classifica americana per 5 settimane, fu terza classificata all’Eurovision Song Contest del 1959.

Reinterpretata da moltissimi artisti nel corso degli anni, Volare (conosciuta così dai più) è diventata una delle canzoni italiane più famose nel mondo, contendendo questo primato con ‘O sole mio, il classico della canzone napoletana.

 

Il testo di Volare è visionario e poetico.

Il protagonista sogna di ritrovarsi la faccia dipinta di blu e di volare nel cielo “trapunto di stelle”, perdendosi felice nell’infinito.

Secondo quanto raccontato di due autori, questa idea venne a Migliacci di fronte a un quadro di Marc Chagall, Le Coq rouge dans la nuit.

In effetti, il testo non solo presenta una impostazione fortemente visiva, grazie alla sua sequenza di immagini descritte, ma rivela con evidenza l’ispirazione al pittore È quindi proprio da Chagall che ri-partiamo:

 

Marc Chagall (1887-1985) è stato il pittore dell’amore.

Resi leggeri dalla loro capacità di amare, i personaggi dei suoi dipinti vengono letteralmente sospinti verso intensi cieli blu e in essi si librano, solitari o accompagnati da animali reali e fantastici, dai protagonisti delle fiabe, da giovani donne spesso in abito da sposa. Vestiti di bianco (colore della purezza), sospinti da un soffio magico e invisibile, gli uomini di Chagall volteggiano nel cielo blu come palloncini, come aquiloni, come sottili fogli di carta, sorvolando paesi e città, superando distese di cupole o di tetti addormentati, non di rado mostrati con le gambe divaricate, simili a ballerini o saltimbanchi, privati di consistenza corporea, tanto da potersi piegare innaturalmente, con la testa staccata dal tronco o ritrovata sul collo a rovescio.

Il mondo che Chagall raffigura è, nel vero senso del termine, un mondo rovesciato se non addirittura sottosopra. «Molti hanno fatto dell’umorismo sui miei dipinti, soprattutto sui miei quadri con le teste all’ingiù», scrisse l’artista. «Non ho fatto niente per evitare quelle critiche. Al contrario. Sorridevo – tristemente, certo – della meschinità dei miei giudici. Ma avevo, malgrado tutto, dato un senso alla mia vita. Se sei pittore, puoi avere la testa al posto dei piedi, e resterai pittore». Non a caso, infatti, spesso giocò a firmare le opere al contrario.

Ed ecco così che lei, l’arte, come esponente massima della condivisione di una parte di noi stessi, in questo caso riesce ad unire queste due persone, ad intrecciare due anime e a renderci spettatori di questo mash-up tra una delle canzoni più belle della nostra Nazione e uno dei quadri più romantici del pittore dell’amore.

Io non ho altro da aggiungere…

 

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