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MANIFESTANTI NEGAZIONISTI A ROMA (FOTO D'ARCHIVIO)

Blitz dei negazionisti “imbecilli” negli ospedali di Torino: “E’ una farsa”

La voce è ridotta a un bisbiglio, il tono è vagamente cospiratorio: “Un deserto. Non c’è nessuno. Ci sono due ragazze ferme per un incidente. Il resto guardatelo voi”. Segue una panoramica su sedie vuote.

Il video è girato a Torino, dove è approdata con successo la moda di intrufolarsi nei pronto soccorso per provare a smentire le notizie che parlano di sistema sanitario sotto pressione per l’emergenza Covid. Questa scena si svolge nella sala d’attesa del Maria Vittoria, ma anche l’ospedale delle Molinette – il più grande del Piemonte e uno dei maggiori d’Italia – non viene risparmiato. Qui, alle 20:40 di una sera di ottobre, la voce narrante è di una donna ed è canzonatoria: “Questa sarebbe la terapia intensiva o l’accoglienza?”, chiede mentre l’obiettivo inquadra una tenda in disuso. Foto e filmati compaiono sul web e, in poche ore, diventano virali, nel rabbioso tripudio dei negazionisti, dei complottisti e di coloro che, su posizioni meno oltranziste, si dicono convinti che le misure di prevenzione messe a punto dalle autorità siano oltremodo esagerate. Se non c’è folla al pronto soccorso, o se non c’è un andirivieni di ambulanze, come certifica il signore piazzato di vedetta prima al Mauriziano e poi al Gradenigo, allora significa che la storia del Covid è quantomeno ingigantita, a beneficio di chissà chi. Dopo le mobilitazioni dei giorni scorsi, le proteste pacifiche nelle piazze, le turbolenze degli ultras e degli antagonisti che lunedì sera hanno trasformato il centro storico in un campo di battaglia, Torino conosce anche questo fenomeno.

“Sono dei video allucinanti – interviene su Facebook un consigliere comunale, Andrea Russi, del Movimento 5 Stelle – perché, a causa di una scarsissima conoscenza della materia, ma soprattutto a causa di un ancor più evidente stato di disagio mentale di chi li pubblica, tentano di comunicare una serie di messaggi e informazioni completamente sbagliate”.

L’esponente politico definisce gli autori “disadattati”. Con toni meno forti qualcuno si inserisce nei gruppi di discussione e prova ad argomentare. “I malati di Covid passano da altre parti sennò infettano tutto”, dice una signora, mentre un’altra osserva che “il primo segnale di un’emergenza è proprio il fatto che fuori è vuoto: avete idea di cosa sia il pronto delle Molinette in una situazione normale? E’ sempre pieno”.

Lo stesso Russi, che nella sanità ci lavora, nel suo post si prodiga in dettagli: “Per saturare un ospedale basta che ogni due ore ti arrivi un caso che necessita un ricovero. In un giorno ne hai 12, in una settimana 72. Basta fare due conti piuttosto elementari”. Basterà per qualcuno, ma non per i più determinati. Già circola l’appello a formare un gruppo di volontari per una visita a qualche ospedale di domenica: “Più siamo e meglio è. Ma con le mascherine. Da persone civili”.  

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