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Blefarite: che cosa è, come viene diagnosticata

Viene definita blefarite l’infiammazione del margine libero delle palpebre. Tale condizione può essere acuta oppure cronica, a seconda della sua origine. Essa solitamente si manifesta con il gonfiore delle palpebre, arrossamenti e secrezioni, nonché con una sensazione di fastidio quando vi è la luce accesa. I soggetti sopra ai 40 anni solitamente sono maggiormente soggetti alla blefarite, tuttavia non si esclude che tale patologia possa essere diagnosticata anche in altre fasce d’età. Inoltre, la blefarite, può colpire un solo occhio oppure entrambi.

Diagosi della blefarite

La blefarite viene diagnosticata da un medico oculista, che valuta la sintomatologia del paziente, e successivamente effettua un test utilizzando un biomicoscopio (macchinario conosciuto anche come “lampada a fessura”) per ispezionare il bulbo oculare ed il bordo della palpebra del paziente. Dopo aver accertato la presenza di blefarite, il medico continua gli esami per poterne accertare l’origine, prelevando un campione di secrezione oculare. Anche il medico di base può valutare la presenza di blefarite, consigliando al paziente un trattamento o una visita più approfondita da uno specialista quale l’oftalmologo, in grado di prescrivere la blefarite cura.

La blefarite acuta

La blefarite acuta può essere dovuta ad un’infezione generata da un batterio come lo stafilococco, oppure virale dovuta ad un herpes, alla varicella ecc. In genere, se l’infezione è dovuta ad un batterio, vi è una maggiore proliferazione di croste rispetto alla blefarite originata da un virus. I sintomi sono, comunque, molto simili: si formano delle piccole pustole sulle ciglia, che provocano delle ulcere quando si rompono (proprio per questo è detta anche blefarite ulcerativa). Qualora si dovesse tentare di rimuovere le crosticine, si provocherebbe il sanguinamento delle ulcere ed eventuali cicatrici. Di notte, chiudendo gli occhi, le palpebre potrebbero “incollarsi” tra loro per via delle secrezioni, e riaprirle potrebbe essere doloroso. Questo tipo di blefarite, potrebbe anche provocare la perdita delle ciglia. Per quanto concerne la cura, di solito in questi casi viene prescritta una terapia antibiotica mediante unguento da applicare sulla parte interessata per circa 10 giorni. Se originata da un virus, occorrono dei medicinali antivirali per via orale da assumere per circa una settimana. Fortemente sconsigliati sono i colliri ed altre sostanze irritanti, inoltre è preferibile non sfregare la zona interessata. Possono aiutare ad alleviare i sintomi degli impacchi caldi da tenere sugli occhi chiusi.

La blefarite cronica

La blefarite cronica è un’infiammazione idiopatica, non dovuta ad infezione virale o batterica. In questo caso, le ghiandole di Meibomio, (ovvero ghiandole sebacee situate nei tarsi palpebrali che producono secrezioni formate da lipidi e proteine per ridurre l’evaporazione lacrimale) hanno un’alterazione della loro funzione. I sintomi sono la dilatazione dei dotti lacrimali e la formazione dei tappi di cera, nonché un’ostruzione della ghiandola stessa. Dagli occhi fuoriescono secrezioni giallastre. Il trattamento per la blefarite cronica solitamente viene effettuato con lacrime artificiali da applicare di giorno e durante con degli unguenti per la notte. Per accelerare il processo di guarigione, si può effettuare anche un massaggio sulle palpebre, in modo da aiutare i tappi di cera a sciogliersi e ad umidificare la parte interessata. Inoltre, si può pulire il margine della palpebra anche strofinandola con un bastoncino di cotone intinto di acqua calda.

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