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BIELLA. I carabinieri sequestrano un tempio: resti umani come rifiuti

Ossa rotte e abbandonate, ceneri di corpi diversi mescolate e poi smaltite come normali rifiuti.
Parla di “una lugubre catena di montaggio della morte” l’inchiesta che ha portato al sequestro del forno crematorio di Biella. Il blitz dei carabinieri, all’alba di questa mattina; due le persone arrestate: Alessandro Ravetti, amministratore delegato della Socrebi, la società che ha costruito l’impianto ottenendone in cambio la gestione per 27 anni, e un suo dipendente, Claudio Feletti, 56enne di Ponderano (Biella).
Ad insospettire gli inquirenti, che hanno fatto scattare i primi accertamenti lo scorso 20 settembre, l’elevato numero di cremazioni. Ben 3.600 nell’ultimo anno, fino a 15 al giorno in un unico forno, con un aumento di oltre il 400%. Numeri troppo alti per rispettare, secondo l’accusa, metodi e tempi previsti dalle norme in materia. Il business non poteva aspettare e così, per fare in fretta, alcuni resti umani venivano smaltiti dentro scatoloni, come normali rifiuti, o nascosti all’esterno del cimitero, coperti da fiori, in attesa di buttarli in discarica.
In altri casi, sono stati bruciati insieme più corpi, le casse da morto sfasciate con asce e palanchini, perché chiedono tempi di incenerimento più lunghi, così da estrarre le casse di zinco dall’involucro.
Oltre 240 chili di ossa e ceneri sono state sequestrate di notte dai carabinieri – coordinati dal procuratore Teresa Angela Camelio -; resti sostituiti con della sabbia per evitare che le persone sotto inchiesta si insospettissero. Le analisi della patologa forense Cristina Cattaneo hanno confermato che quelli prelevati erano effettivamente resti umani. In un caso sono state trovate anche le ossa di un cane.
I reati ipotizzati dalla procura sono quelli di violazione, distruzione e soppressione di cadavere e di violazione di sepolcro. L’indagine non è ancora conclusa e gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi. Alessandro Ravetti, figlio dell’imprenditore Roberto – quest’ultimo non risulta coinvolto nell’indagine -, sarebbe stato ripreso dalle telecamere degli investigatori dell’Arma mentre consegnava del denaro ad un addetto della raccolta rifiuti. Una ‘bustarella’, probabilmente, perché ritirasse gli scatoloni con i resti umani e li infilasse nel compattatore senza fare troppe domande sul contenuto.

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