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BERENGARIO II

No, adesso mi dovete dire cosa vi ha fatto di male Berengario II! Me lo dovete
dire! Vi ha cacato sull’uscio? Vi ha trombato la moglie o il marito? Eh, perché
sennò non si spiega. E Arduino Primo Re d’italia di qua, Primo re d’Italia di
là, su è giù. E quanto è fico Arduino, e quanto è forte Arduino. E
Berengario II? Nulla? E se vi dicessi che egli divenne Re d’Italia prima del
vostro sborone preferito? E se vi dicessi che Berengario molto probabilmente a
Ivrea ci nacque, essendo membro della dinastia degli Anscarici, mentre Arduino
era foresto? Ah, però il secondo bruciò vivo il Vescovo di Vercelli, è questo
che per voi fa la differenza? Beh, mi pare siate un po’ esagerati. Comunque non
crediate che Berengario II avesse questi gran buoni rapporti con la Chiesa,
anzi, anche se non arrivò mai a tanto.

Ad ogni modo di quello che pensate voi di Berengario II non me ne può fregare
di meno, quindi procedo a narrarne le vicissitudini.

Il nostro eroe (anzi, il mio) nacque intorno al 900, figlio di Adalberto I
Marchese di Ivrea (sentite che nome: Adalberto. Si respira proprio l’aria di
casa!) e di Gisla, figlia di Berengario I, anch’egli incoronato a suo tempo
re d’Italia (però era friulano, non eporediese). Nel 950 il baldo cinquantenne
ottenne la Corona Ferrea, ma gli venne contestato un insulso particolare, pare
che avesse avvelenato il predecessore Lotario II che, malgrado il nome, non era
una foca. Cioè, adesso se non si può più nemmeno avvelenare il Re d’Italia non
so proprio dove si andrà a finire.

A questo punto intervenne il re di Germania Ottone (no, non quello che
sconfisse Arduino, quello era il terzo, questo qui il primo. Insomma, un Ottone
che rompa il cazzo lo si incontra sempre). Prima lo spodestò, ma poi, temendo
che facesse la fine di Balotelli, lo reinsediò nel 952.

Rapidamente iniziò a litigare con chiunque, fossero feudatari o ecclesiastici,
finché arrivò il figlio di Ottone, Liudolfo, che lui pure prima lo strapazzò e
infine nel 957 fece lingua in bocca.

Poi nel 961 Berengario iniziò a perculare il Papa, Giovanni XII, il quale
convinse Ottone a tornare in Italia. Il Re d’Italia si rifugiò quindi
nel Castello di San Leo. No, voglio dire, il Castello di San Leo. Mica il
Castello di Sparone, dove c’è un’umidità tale che la Corona Ferrea si
arrugginisce in mezz’ora. Per non parlare dei reumatismi, che perseguitarono
Arduino fino alla morte. Invece a San Leo, tutta un’altra storia. Senza
contare che nelle sue carceri venne ospitato nientepopodimeno che il Conte
di Cagliostro, mica pizza e fichi!

L’assedio fu lungo, e non mancarono gli atti di valore. Ad esempio a sostenere
il Re d’Italia nella lotta giunsero molti sostegni dalla città di Ivrea.
Di particolare interesse fu l’arrivo di tale Gigno Vinia, che per incoraggiare
l’assediato gli portò un’ampolla d’acqua delle sorgenti del Po. Purtroppo aveva
dimenticato di aggiungere l’Amuchina, conseguentemente Berengario II passò
una settimana seduto sulla tazza del cesso.

Per cercare di vivacizzare le lunghe serate invernali, una certa Georgia Popolo
organizzò degli splendidi presepi viventi e no, ma data la situazione
particolarmente drammatica, non si riusciva a capire quali fossero gli uni, e
quali gli altri.

Degna di ulteriore nota fu la colossale azione di Anna Malo, una pimpante
eporediese che si fece ritrarre con una mascherina sulla bocca e su una
pergamena dalla scritta “Il conte ci ha abbandonati”. Poi un piccione cacò
sulla pergamena, e tutti applaudirono, sia gli assedianti che gli assediati.

Nel 963 Berengario II si arrese, e venne mandato in esilio in Germania, a
Bamberga. La cosa bella è che veniva controllato dal Margravio di Nordgau.
Evvai, è tornato il Margravio!!!

Ora però basta parlarvi di Margravi, perché finisce che vi tratto troppo
bene e vi vizio.

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Blogger: Franco Kappa

Franco Kappa
Ivrea di palo in frasca

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