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Benvenuti al Consultorio Familiare. Astenersi pene dotati e peccatrici.

Mi sono sempre considerata fortunata per aver incontrato un uomo illuminato da cui ho imparato che il sesso è una parte fondamentale della vita, che ha molto a che fare con il piacere e poco o niente con l’imbarazzo e i sensi di colpa, e che il mio piacere non è secondario a quello di nessun altro. Grazie a lui, oggi mi trovo ad esplorare la sessualità con libertà, curiosità e divertimento, alla ricerca del piacere.

Se le cose fossero andate diversamente, oggi potrei verosimilmente essere intrappolata in una vita sessuale piatta e passiva, indolentemente orientata a compiacere il desiderio di qualcun altro, come quella di molte donne.

Non c’è da stupirsi visto che tutto quello che sapevo del sesso prima di cominciare a farlo arrivava da discutibili fonti di disinformazione (pagine di stoltezza popolare del Cioè, qualche scena di sesso in TV), incerte e telegrafiche conversazioni con la mamma (fai attenzione – usa la testa – non tornare a casa incinta) e una vacua, fuorviante ed incompleta educazione sessuale.

Il mio personale percorso di Educazione Sessuale è cominciato tra i banchi delle medie e poi approdato al consultorio di Settimo, dove una ginecologa attendeva un branco di ragazzini svogliati per passare in rassegna i metodi di contraccezione e i rischi di contrazione delle peggiori malattie trasmissibili attraverso quella pericolosa, temibile e tentatrice attività che è il sesso.

A distanza di vent’anni da quella miope e limitata formazione sulla sessualità, ho fatto qualche ricerca online per capire se qualcosa fosse cambiato.
Quando sono atterrata sulla pagina ‘Consultorio Familiare’ del sito dell’Asl TO4, è bastato un frammento di testo a fare a pezzi le mie già scarse speranze:
Destinatari – Donne in età fertile.

Di fronte a me, in caratteri digitali illuminati sullo schermo del mio computer, c’era l’origine di tutti i problemi che riguardano, in generale, il discorso sulla sessualità e, in particolare, l’insegnamento di un’educazione sessuale inadeguata.

A distanza di vent’anni dai miei sforzi mnemonici per ricordare tutti i metodi contraccettivi, la donna è ancora considerata prima di tutto un corpo atto a procreare.
Se ci pensate, le lezioni di anatomia hanno sempre avuto un debole quasi maniacale per quello che sta all’interno della vagina, che è funzionale alla riproduzione o alla protezione della verginità, negando l’esistenza di tutto quello che sta fuori e che, nell’insieme, si chiama vulva e accoglie… rullo di tamburi… il centro del piacere (femminile).

Allo stesso modo l’educazione sessuale è da sempre focalizzata su quello che avviene oltre la soglia dell’imene, circoscrivendo la definizione di sesso alla penetrazione e la conversazione sulla sessualità ai rischi e i pericoli che ne derivano (gravidanze indesiderate e malattie potenzialmente mortali).

A rendere ulteriormente complicato il discorso contribuisce un’incoerenza di fondo e l’invio di messaggi contrastanti. Se da un lato si considera esclusivamente la funzione riproduttiva del sesso, dall’altro l’unica cosa che insegna l’educazione sessuale è fare del sesso sicuro evitando malattie e gravidanze indesiderate; ergo infilare un pene in una vagina per uno scopo diverso da quello riproduttivo.
Mi sembra che venga naturale chiedersi quale sia l’altro scopo per cui fare sesso. Per quale motivo se non per il Piacere (di fare sesso)?

Piacere. La chiave di volta che, messa al centro del discorso sessuale, potrebbe cambiare le vite di futuri uomini e future donne preparandoli a costruire una vita sessuale felice, sana e soddisfacente.

Omettere il piacere dal discorso sul sesso equivale a trasformarlo in un ‘argomento proibito’ e un fenomeno socialmente meno accettabile, associato esclusivamente a rischi e pericoli. Non sarebbe più sano associarlo con il divertimento, il benessere e il piacere?

Ecco perché penso che l’educazione sessuale debba espandere il proprio vocabolario e alimentare un dialogo aperto intorno a valori positivi e ai concetti di piacere, desiderio e benessere.

Oltre al Piacere, un’educazione olistica e completa includerebbe anche parole come Orgasmo e Clitoride, l’organo del piacere femminile da sempre tagliato fuori dai discorsi per non avere un ruolo fondamentale nella riproduzione. Averlo dimenticato non ha fatto altro che preparare le ragazze a rapporti sessuali insoddisfacenti quando non dolorosi. Poi si passerebbe a parlare di Masturbazione, come forma di conoscimento del proprio corpo e benessere, di consapevolezza di cosa ci piace, cosa ci fa stare bene, come il nostro corpo risponde alle stimolazioni e cosa fare per stare bene con un partner. Un’educazione sana passa anche dal Consenso che, associato al piacere, è uno strumento fondamentale per educare le persone a cercare e accettare solo esperienze sessuali positive e piacevoli, nel rispetto dei confini stabiliti da ognuno, e rifiutare quelle potenzialmente pericolose.
Per finire, l’educazione sessuale dovrebbe dismettere il paraocchi che restringe la visuale all’eterosessualità come unica opzione concepibile e normale e smettere di negare l’esistenza di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e asessuali (eh già, esistono anche loro e sono tra noi) alimentando paura, rifiuto e discriminazione.
[Ho analizzato tutti questi temi, uno per uno, nell’ultimo articolo del mio blog: lo potete leggere qui.]

Un’educazione sessuale inclusiva dovrebbe tutelare la sicurezza e la salute di tutti gli individui, contribuendo a demolire falsi miti e stereotipi e costruendo le basi per una perfetta uguaglianza e parità sessuale.

È chiaro che la strada sia ancora lunga, ma questo dovrebbe funzionare come motivazione a invertire immediatamente il senso di marcia, perché non possiamo continuare a sperare che tutti abbiano la fortuna di inciampare in uomini e donne illuminati (è la mamma dei cretini che è sempre incinta, non quella degli illuminati). Meglio aiutare bambini e ragazzi a brillare di luce propria e farli andare in giro per il mondo a testa alta, consapevoli delle responsabilità e dei rischi ma anche sicuri di se stessi e certi di che cosa vogliono e come ottenerlo, nel rispetto di tutti.

E poi, in nome di quella tanto sognata parità, mi piacerebbe sapere a quale uscio possono bussare gli ‘uomini in età fertile’.

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