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ASTI. Mercatone Uno: sit in dipendenti, vogliamo tornare a lavorare

“Vogliamo solo tornare a lavorare”. Lo dicono Stefania Sabino e Daniela Rizzo, rsa Uil Tucs delle sedi di Villafranca d’Asti e Beinasco (Torino) di Mercatone Uno che questa mattina si sono ritrovate, insieme a decine di colleghi, davanti all’ingresso dell’iperstore astigiano, chiuso per fallimento e senza preavviso dal 22 maggio come gli altri sette punti vendita piemontesi. Sono 24 i dipendenti astigiani presenti al sit in, insieme a rappresentanze da Beinasco, Villanova d’Albenga, Serravalle Scrivia. “Il Mercatone sta vivendo una situazione critica che avevamo già notato da mesi” dice il sindaco neoeletto di Villafranca, Anna Macchia. “Noi abbiamo ricevuto la lettera di licenziamento sabato scorso e ora siamo senza lavoro”, afferma Patrizia Merlin, una delle 70 dipendenti della ditta di pulizie incaricata di operare in tutti gli store italiani. La mobilitazione va avanti tutta la mattina. Prevista anche la presenza di sindaci dei Comuni vicini.

Mercatone Uno:E-R e sindacati, tutela lavoratori e riapertura

Salvaguardare i lavoratori del Mercatone Uno e mettere in campo tutte le azioni possibili per assicurare gli ammortizzatori sociali e la rapida riapertura dei punti vendita su tutto il territorio emiliano-romagnolo. E’ quello che chiedono i sindacati e le istituzioni locali emiliano-romagnole alla luce del fallimento della Shernon Holding che, l’estate dello scorso anno, aveva rilevato l’azienda imolese. La richiesta, indirizzata al Governo, è emersa all’incontro convocato in mattinata dall’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi cui hanno preso parte le organizzazioni sindacali, la Città Metropolitana di Bologna e gli amministratori dei Comuni dell’Emilia-Romagna dove hanno sede le attività della Mercatone Uno. Un incontro che precede il summit in programma nel pomeriggio a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, con l’associazione dei fornitori e dei creditori. Nel dettaglio, viene spiegato in una nota della Regione, per la tutela dei posti di lavoro si attende una rapida pronuncia da parte del Tribunale di Bologna sulla retrocessione del compendio aziendale dalla Shernon, che consentirebbe la riapertura della procedura di amministrazione straordinaria. La Regione, è stato sottolineato, “interverrà a tutti i tavoli nazionali presso il Ministero dello Sviluppo economico e, in accordo con enti locali e i sindacati, vigilerà e renderà fruibili tutti gli strumenti a sua disposizione a supporto dell’azione ministeriale, per una rapida e necessaria tutela occupazionale”. Mercatone Uno conta su 1.800 dipendenti in tutta Italia e 55 punti vendita. Numeri che in Emilia-Romagna significano circa 450 lavoratori, 10 punti vendita – a Bertinoro, Bologna Navile, Ferrara, Mesola Rimini, Rottofreno, Rubiera, Russi, San Giorgio di Piano, San Giuseppe di Comacchio – a cui si aggiungono la sede della logistica a San Giorgio Piano, nel Bolognese e la sede centrale di Imola.

Mercatone Uno: Landini, garantire Cig e soluzione industriale

“Siamo in attesa del pronunciamento del tribunale di Bologna perché dall’incontro dei giorni scorsi con il governo è emersa la richiesta di uscire dal fallimento e di tornare all’amministrazione straordinaria”. Lo ha detto ad Ancona il segretario della Cgil Maurizio Landini, rispondendo alle domande dei giornalisti sul fallimento di Mercatone Uno e sulla conseguente chiusura dei negozi. “Mi risulta – ha proseguito – che oggi ci sia un incontro al Ministero con i fornitori. Si tratta di capire cosa chiederà il governo e cosa vogliono fare i fornitori”. Tornare all’amministrazione straordinaria, ha spiegato Landini, “vuol dire poter dare la cassa integrazione intanto ai lavoratori, avere un sostegno del reddito e prendere il tempo necessario per verificare la possibilità che ci siano altre offerte e altre soluzioni industriali”. “Naturalmente – ha osservato – il primo obiettivo è tutelare anche con un ammortizzatore sociale per garantire un reddito ma l’obiettivo vero è continuare a dare una lavoro a queste persone e per questo vanno trovate soluzioni industriali. Ad oggi, almeno noi, non le conosciamo, e in questo c’è un ruolo che il governo deve giocare perché pure lui – ha aggiunto – è stato preso un po’ in giro: per mesi si sono fatti incontri e quelli che venivano dicevano che avrebbero presentato un piano industriale, invece abbiamo visto com’è andata a finire”.

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