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Maurizio Rasero

ASTI. Il sindaco Rasero rinuncia a rimborsi e auto blu

Un tesoretto di 35 mila euro risparmiato dal sindaco e destinato alle esigenze della Città.
Maurizio Rasero, primo cittadino (di centrodestra) di Asti, ha rinunciato ai rimborsi spese per trasferte, iniziative di rappresentanza e oneri di segreteria ridistribuendo quella cifra tra gli assessorati. Dei 43 mila messi a bilancio nel 2018 a quella voce, ne ha usati solo 8 mila; gli altri li ha destinati ad “alcune piccole opere per la collettività”. Tra queste il rifacimento dell’insegna del teatro Alfieri e interventi per l’impianto di riscaldamento del Palasport.
“Se vedo una luce accesa quando sto per uscire dall’ufficio la spengo. – spiega Rasero – Stiamo usando quel denaro per fare cose tangibili per i cittadini perché, come in ogni famiglia, abbiamo un bilancio da far quadrare”.
Il sindaco ha rinunciato anche all’autista. “La precedente giunta del Pd ne aveva tre a disposizione – afferma – ma noi li abbiamo eliminati e usiamo le nostre auto, più un mezzo a noleggio quando serve, perché ogni euro speso per noi è sottratto ai cittadini”.
Rasero paga di tasca propria sia l’autostrada, per andare a riunioni di lavoro con altre amministrazioni pubbliche, sia alcune cene di rappresentanza “Io vivo così, è una mia scelta e non faccio il sindaco per guadagnarci”. Nel 2016, quando non era ancora alla guida di palazzo civico, aveva un reddito dichiarato di 118 mila euro. Quarantacinque anni, una laurea presa nel 2016 in Scienze bancarie e assicurative, da ragazzo aveva fatto l’ambulante per la ditta di famiglia. In carica dal 27 giugno 2017, non è la prima volta che si rende protagonista di iniziative virtuose. Ha devoluto i primi mesi di emolumenti da primo cittadino all’assessorato ai Servizi sociali. Con quei soldi erano state distribuite 30 borse di studio e lavoro per i giovani.
Due mesi era fa è salito su una scala per ripulire le vetrate di Palazzo Civico. “Chiediamo ai cittadini di pulire davanti alle loro case – aveva detto – ma siamo i primi a non dare il buon esempio”.

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