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ANDRATE. Santa Maria degli Alberi, tesoro di Andrate

Con questa settimana iniziamo un affascinante viaggio che ci farà scoprire alcune tra le chiese più belle e suggestive del Canavese. Un percorso che di certo porterà lontano: oltre a farci apprezzare la bellezza e l’unicità di questi edifici storici, infatti, ci permetterà anche di conoscere le storie che li caratterizzano. Tutto ciò sarà possibile grazie alle preziose testimonianze delle persone che, con grande passione, continuano a rinnovare la memoria di questi magnifici posti e del territorio che li circonda.

La prima tappa del nostro viaggio è Andrate e, in particolare, la chiesa di Santa Maria, sorta in piena epoca medievale; il complesso romanico, costruito nell’XI secolo, consta oggi di una chiesa con annesso uno splendido campanile in pietra. 

Se la prima struttura è frutto di rifacimenti settecenteschi, la torre campanaria si è conservata nella sua forma originale. Essa risulta scandita in ben sei piani: il primo, situato alla base del campanile, è costituito di sola muratura, senza nessun tipo di apertura; a partire dal secondo, invece, si cominciano a vedere delle strette feritoie che, spostandosi sempre più su, diventano delle bifore e delle trifore, ovvero delle aperture suddivise in due o tre parti, secondo una progressione che rende la struttura via via sempre più leggera e aperta. 

La torre campanaria che ancora oggi possiamo ammirare “E’ stata realizzata interamente in pietre locali”, spiega Adele Ventosi, presidente del GAC – Gruppo Archeologico Canavesano – “ e ha resistito al forte terremoto del 1100 e alla disastrosa frana del Trecento. In quest’ultima occasione vennero distrutti il muraglione di epoca medievale che abbracciava tutto il paese e le case del paese stesso, ma, fortunatamente, la chiesa e il campanile si sono salvati”, continua.

Tuttavia, nel Settecento, si è deciso di ricostruire il luogo di culto poiché riaggiustarlo sarebbe stato troppo costoso. Così, è stato modificato l’orientamento della struttura spostando l’altare a Nord e mettendo l’ingresso a Sud. Nell’Ottocento, invece, è stato aggiunto il pronao, ovvero il porticato anteriore alla facciata. L’apporto di queste trasformazioni spiegherebbe perché “l’edificio si presenta oggi molto più alto di quanto doveva esserlo in passato e il complesso risulta leggermente disarmonico”, sottolinea il presidente del GAC.

Dell’antica struttura rimangono, oltre al campanile, alcuni resti della cinta muraria e una piccola parte di muratura che è possibile scorgere anche dall’esterno della chiesa.

È su questo frammento che, ancora oggi, troviamo un affresco quattrocentesco che raffigura Maria secondo  l’iconografia della Madonna della Misericordia, rappresentata, cioè, con un mantello aperto mediante il quale protegge i fedeli in una sorta di grande abbraccio. Accanto a lei, si trova Santa Caterina con la caratteristica ruota del martirio.

Alla storia travagliata e coinvolgente di questo complesso, Adele Ventosi aggiunge altre due piccole curiosità: racconta, infatti che “la chiesa veniva tradizionalmente chiamata ‘S. Maria degli alberi’, nome attribuitogli dagli abitanti del paese, poiché essa sorgeva nel mezzo di un bosco, in una zona piuttosto periferica”e aggiunge inoltre che“il santuario era davvero molto povero. Si pensi che il confessionale era in latta di olio bucata”.

Conclude, infine, osservando come l’inserimento del complesso nel circuito delle chiese romaniche dell’Ecomuseo AMI  abbia permesso di rilanciare l’interesse per la chiesa che “se in passato era un’attrattiva puramente di tipo religioso, adesso lo è anche, se non prevalentemente, di carattere culturale”.

Quest’estate, la chiesa di Andrate sarà fruibile al pubblico nelle domeniche dell’8 e del 22 luglio, del 5 agosto e del 9 settembre, dalle ore 15.00 alle 18.00, proprio grazie all’apertura da parte dell’Ecomuseo AMI.

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Blogger: Martina Gueli

Martina Gueli
Artisticamente parlando

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