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Giorgia e Carlo Rappa

ALMESE. Una bella storia italiana: Carlo e Giorgia, padre e figlia, colleghi nella grande famiglia del Gruppo Re Italia

La spada d’arredo, riprodotta su di una parete del salotto, è il regalo che gli amici e i colleghi del Gruppo Re Italia gli hanno fatto il Natale scorso. “E’ un simbolo”, sorride seduto al fianco della figlia Giorgia, 20 anni, Carlo Rappa, che di anni ne ha 47.
Un simbolo del guerriero che c’è in lui, che c’è in ognuno di noi. Un simbolo della dura battaglia che questo ragazzo tutto d’un pezzo della bassa Valle di Susa ha affrontato con coraggio e vinto qualche tempo fa.
Lì, seduto al tavolo del salotto, sorride al domani insieme alla bella ragazza che ha messo al mondo con Ive, la donna della sua vita.
“Oggi il lavoro per me è un percorso dove il guadagno è una conseguenza”.
Carlo Rappa e la figlia Giorgia sono il miglior spot che si possa fare all’Italia che lavora e che produce.
Sono padre e figlia che fanno parte della famiglia, più grande, del Gruppo Re Italia.
Nell’azienda di strada della Praia, a Buttigliera Alta, dove si trasformano in realtà i progetti di migliaia di famiglie italiane, Carlo e Giorgia sono due pilastri ormai.
Carlo Rappa è uno dei soci della prima ora del Gruppo Re Italia. Nell’azienda leader nel settore della fornitura di serramenti, tende da sole e pergole, si occupa della parte commerciale. Il contatto con i fornitori, la rete di vendita, il rapporto con la clientela sono il suo pane quotidiano.
“Ero giovanissimo quando ho iniziato a lavorare in un’azienda del paese, dove ho incontrato mia moglie – spiega -. Il lavoro abitudinario, di routine, però non mi dava stimoli. A poco più che vent’anni non potevo permettermi di avere come unico traguardo la pensione… Così, quando ho saputo dell’idea che un gruppo di ragazzi aveva avuto qui in Valle, mi sono fatto avanti anche io. ‘Eccomi qua’. E da lì è iniziato un lungo percorso…”.
Un percorso che l’ha portato fin qui, sulla collina di Almese, in un’elegante villetta tirata su con il lavoro, la costanza, il sacrificio di una vita intera. La piscina in giardino per le feste con gli amici o il relax nelle sere d’estate al termine di dure giornate di lavoro. L’ampio dehor per i pranzi della domenica. La bella cucina dove ritrovarsi nel calore della famiglia.
“Senza la meritocrazia che sta alla base del Gruppo Re Italia, tutto questo non sarebbe stato possibile”. Sorride, mentre incrocia lo sguardo con la figlia Giorgia, seduta al suo fianco.
Giorgia Rappa lavora nel Gruppo Re Italia dopo aver fatto uno stage estivo, qualche tempo fa, nell’azienda. Il feeling è scattato subito et voilà, subito dopo, per lei è venuta la proposta di assunzione. Oggi gestisce il rapporto con il cliente e la parte commerciale. “Fin da piccola, quando mi chiedevano quale fosse il mio lavoro dei sogni, dicevo: quello che fa papi”. E’ sincera, e le si illuminano gli occhi, quando parla del suo impiego e, soprattutto, di suo papà.
Con i tempi che corrono è raro che un figlio possa ritrovarsi a condividere lo stesso percorso lavorativo del genitore. Ancor di più raro se, questo, è una strada verso il successo o, per lo meno, la soddisfazione personale.
“Nel nostro mestiere la dedizione è fondamentale, non è stato sempre semplice”, ricorda Carlo Rappa. Un po’ come la sua passione, la mountain bike, talvolta si possono frapporre ostacoli che, all’inizio, possono sembrare montagne. E occorre pedalare davvero.
“Sì, ho vissuto tanti successi e anche qualche piccolo incidente di percorso”, ricorda. Ma mentre i primi si dimenticano in fretta, i secondi lasciano a volte ferite che solo il tempo riesce a guarire. “E’ stato il caso dell’esperienza che abbiamo vissuto con l’azienda della Svizzera che utilizzava il nostro stesso marchio – aggiunge Carlo Rappa -. Effettivamente, all’epoca, s’è creata molta confusione in internet. E abbiamo ricevuto un grande danno economico. Purtroppo molti avvoltoi hanno strumentalizzato l’informazione, ma grazie alla reputazione generata da tanti anni di lavoro nel nostro Paese, anche questa esperienza è acqua passata”.
Carlo e Giorgia Rappa, padre e figlia, colleghi nel Gruppo Re Italia e amici. “L’augurio che posso fare a Giorgia è di non smettere mai di sognare”, conclude Carlo. “A mio papà non posso che dire di continuare così. Lui è la mia roccia”, chiosa Giorgia. Parole più dolci un padre non potrebbe sentirsele dire…

 

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