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ALESSANDRIA. Pernigotti, slitta la cassa integrazione

Slitta di un mese il termine relativo alla richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per i 100 dipendenti della Pernigotti di Novi Ligure. La decisione è stata presa al termine del confronto di oggi al Mise “per dare la possibilitàall’advisor incaricato – spiega l’azienda – di valutare concretamente le proposte finora pervenute”. Le Parti torneranno a incontrarsi martedì5 febbraio. Un rinvio che non soddisfa i lavoratori, in sciopero e presidio permanente dallo scorso 6 novembre, che rinnovano l’appello alla proprietà turca perché ceda il marchio, ipotesi auspicata anche da sindacati e istituzioni locali.
Il destino della storica azienda dolciaria, e dei suoi cento dipendenti, resta dunque appeso ad un filo. “Nella sostanza rimane in piedi la volontà di utilizzare il marchio Pernigotti per le produzioni che già si fanno in Turchia e proposte per le produzioni in Italia di scarso valore – sostiene Mauro Macchiesi, segretario nazionale Flai Cgil -. In questi mesi abbiamo avuto dichiarazioni roboanti dal ministro Di Maio e dal Presidente della Commissione del Parlamento europeo ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che in questo mese possano maturare condizioni diverse per l’affido delle produzioni italiane a un soggetto che abbia un profilo industriale”.
Dopo la visita del vicepremier Di Maio allo stabilimento di Novi, nei giorni scorsi, all’incontro di oggi l’advisor, la Sernet, “ha illustrato le opzioni attualmente allo studio e i potenziali interessamenti”, spiegano in una nota congiunta i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo. Sul tavolo ci sarebbero manifestazioni di interesse della Sperlari e di un fondo indiano. Proposte sarebbero arrivate anche dalla Laica di Novara e da alcune realtà locali, come la Suissa, interessate ai macchinari. “E’ ridicolo che la proprietà abbia mandato al tavolo i suoi avvocati, persone prive di potere decisionale. Il confronto deve essere con I Toksoz”, afferma Luca Patelli, portavoce dei lavoratori Pernigotti che restano senza stipendio.
“Per noi si fa sempre più difficile – conclude – ma stringiamo i denti e andiamo avanti”.

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