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ALESSANDRIA. Investito e ucciso in un campo: omicida ai domiciliari

Arresti domiciliari in una struttura residenziale per Aurela Perhati, l’albanese di 24 anni accusata dell’omicidio volontario di Massimo Garitta, avvenuto la notte di San Silvestro a Ovada. “Il gip – spiega il difensore Marco Conti – ha accolto la nostra istanza, nonostante il parere contrario del pm. La perizia psichiatrica del dottor Gabriele Rocca, chiesta con incidente probatorio, ha confermato che la capacità di intendere e di volere della ragazza è al lumicino e che soffre di disturbo schizo-affettivo. Il pm decise per il carcere dopo le innumerevoli contraddizioni emerse dall’interrogatorio nella notte tra il 3 e 4 gennaio. Dovute, come risultato dall’esame, proprio alla patologia evidenziata, definita ‘deragliamenti logici’. Gli stessi manifestati la sera del 31 dicembre”.
Garitta, 53enne, residente in città, tossicodipendente e già noto alle forze dell’ordine, era stato investito e ritrovato morto in un campo alla periferia di Ovada, dopo la segnalazione del passeggero di un treno. Sul cadavere erano state rinvenute tracce degli pneumatici della Lancia Y della donna, cui gli investigatori erano risaliti dal numero di marmitta rimasto impresso sul giubbotto della vittima. “Sono fuggita a un tentativo di violenza”, si era difesa la giovane.

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