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Al termine… – Lettera di Babbo Natale alla sorella che vive in Lapponia

Al termine…
Al termine delle strade non c’è la strada ma il traguardo. Al termine della scalata non c’è la scalata ma la sommità. Al termine della notte non c’è la notte ma l’aurora. Al termine dell’inverno non c’è l’inverno ma la primavera. Al termine della morte non c’è la morte ma la vita. Al termine dell’umanità non c’è l’uomo ma l’Uomo-Dio. Al termine dell’avvento non c’è l’avvento ma il Natale. Joseph Folliet (1903-1972)poeta francese

Il mio animo è simile al vestito del povero perché dove è stato rappezzato più volte che è più forte di prima.

Lettera di Babbo Natale alla sorella che vive in Lapponia
Anche quest’anno sono state scritte molte lettere a Babbo Natale. Lui non le ha neppure lette perché ha passato tutto il tempo appeso ai balconi o messo a tremolare davanti ai negozi come un rimbambito, non ne ha avuto l’occasione. Alcune lettere, i giornali le hanno pubblicate con la stessa delicatezza con cui pubblicano le intercettazioni telefoniche, e i lettori, pensando che fossero appunto atti giudiziari, hanno girato pagina perché anche loro non ne possono più. Invece di lettere “a Babbo Natale”, pubblico in esclusiva una lettera “di Babbo Natale”, indirizzata alla sorella che vive in Lapponia, nella valle ghiacciata dove scorre, talvolta, se non è a sua volta ghiacciato, il Tuloma-Kola. La lettera mi è giunta casualmente e misteriosamente, trovata questa mattina nella buca delle lettere, nel giorno di Natale! “Carissima, fra pochi giorni torno a casa, ma ti dico subito che ho chiuso con l’Italia. Ricordi? Anche tu mi suggerivi questo Paese: Vai lì. Si mangia bene, puoi fare quello che ti pare, nessuno ti controlla, il clima è buono ed è cambiato anche il governo!. Ma le cose non stanno esattamente così. Me ne sono accorto appena sono arrivato. I lavori più umili e rischiosi li hanno riservati a noi stranieri. Siamo stati costretti ad adattarci, ma sapessi con quanta fatica, nella speranza di ottenere il permesso di soggiorno. Da oltre quindici giorni, sono rimasto appeso al quarto piano di un palazzo del centro. Con una mano mi sono aggrappato a un cornicione, con l’altra tenevo stretta la corda. Tu sai che soffro di vertigini, e alla mia età e con il pancione che mi ritrovo, dovrei starmene tranquillo in poltrona accanto al fuoco. “Oh – mi dirai – ma non ci pensi ai bambini? Chi glieli porta i regali?” Ma chi se ne importa. I bambini oggi fanno tutto con internet: scaricano musica, film, scrivono i blog e mandano in rete i loro filmini. Non possono scegliersi da soli anche i regali su eBay e lasciare in pace noi?Il palazzo dove mi hanno appeso sta proprio in centro: una confusione che non hai idea. Traffico impazzito e nuvole di smog. Per respirare un po’ bisogna aspettare la domenica ecologica. Fai così il pieno dei polmoni che però non ti basta per l’intera settimana. Sapessi le polveri sottili come mi hanno ridotto la pelliccetta! Dubito che riuscirai a farla ritornare bianca quando torno a casa. Ieri è capitata una cosa molto curiosa. Ho visto arrampicarsi affianco a me un Babbo Natale che non credo sia delle nostre parti. Saliva lesto, anche perché il suo sacco era vuoto. Arrivato al davanzale ha rotto il vetro con una gomitata ed è entrato nell’appartamento. Dopo un quarto d’ora l’ho visto ridiscendere con il sacco pieno che l’appesantiva. Lentamente è calato sul marciapiede ed è scomparso nella metropolitana. Alcuni gli hanno anche dato qualche centesimo e hanno voluto che facesse una foto insieme a loro. Nostro cugino non se l’è passata meglio. Anche lui ha deciso che in Italia non ci metterà più piede. Da quando è qui l’hanno messo davanti a un supermercato se ne sta tutto il giorno a scampanellare e a tremolare come un crème caramel scosso dal vento. Dovrebbe riposare: il suo Parkinson peggiora ogni giorno di più. Poi gli hanno detto che scampanellare non basta e che doveva cantare Jingle bells. Cara, lo sai che Jingle bells ha deliziato anche noi, ma, credimi, dopo due ore filate di Jingle bells rimpiangi perfino un cantante stonato. Ma fosse niente. Ieri pomeriggio, due giovani che uscivano di corsa da un negozio hanno cominciato a sparare. Passava di lì una pattuglia di agenti che hanno risposto al fuoco.”Staranno girando un reality show sui negozi, – ha pensato nostro cugino – o forse una fiction, “ perché qui in Italia – devi sapere – fanno ormai reality su tutto. Macché: facevano sul serio, e poco c’è mancato che si beccasse una pallottola. Capisci che Natale abbiamo passato? L’anno prossimo, il Natale lo faccio ai Caraibi. A presto. Babbo Natale”
Favria, 25.12.2015 Giorgio Cortese

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