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AGLIE’. Piazza del Nazionale diventa un ring. Quattro alla sbarra denunciati dal campione di box

 

Per qualche minuto la piazza del Nazionale s’era trasformata in un ring da combattimento. Quattro contro uno: i due titolari del bar, con la manforte di due avventori, contro un campione di arti marziali, addetto come netturbino per Asa, l’ex azienda che gestiva la raccolta rifiuti in Canavese. Chi si era fatto più male? Difficile stabilirlo, considerata la maggioranza numerica da un lato, ma la stazza e l’indubbia padronanza delle mosse di karate dall’altra. Fu però il netturbino, Federico Laino, a sporgere denuncia contro gli improvvisati avversari, ora a processo con l’accusa di lesioni: Franco Priolo, proprietario del bar “Nazionale”, il quale deve rispondere anche delle accuse di ingiurie e minacce, il figlio Riccardo ed inoltre Antonio Barberis e Andrei Secioreanu, tutti difesi dall’avvocato Manuel Peretti.

Lunedì scorso il Pm Michela Begognè ha formulato le richieste di condanna di fronte al giudice Claudia Maria Colangelo, che vanno dai quattro ai sette mesi di reclusione. A cui si accosta la richiesta di risarcimento danni dell’avvocato di parte civile Claudio D’Alessandro.

L’avvocato Peretti ha invece chiesto l’assoluzione per tutti, soffermandosi sull’inattendibilità della persona offesa e sulle insolite circostanze della rissa. Il netturbino si sarebbe presentato in piazza in atteggiamento spavaldo, con occhiali da sole, un fare frettoloso ed un tantino arrogante. “Era già nervoso perché l’azienda lo aveva richiamato, perché doveva ancora prelevare i rifiuti dai bidoni in piazza” ha evidenziato Peretti.

Figurarsi quando s’era trovato persino lucchetto e catena, ed aveva dovuto recarsi al bar per avere la chiave. Già su questo punto divergono le tesi delle parti: secondo l’avvocato D’Alessandro i bidoni non andavano chiusi, Peretti ha ricordato invece che l’iniziativa era presa per evitare che la zona si trasformasse in una discarica a cielo aperto. Fatto sta che era seguito un colorito botta e risposta. “Non alzare la voce” avrebbe detto Priolo, “cos’hai da guardare?” avrebbe risposto l’altro, “fai il tuo lavoro e vai a quel paese” avrebbe aggiunto il barista, e poi ancora “non scarico il bidone finché mi stai a guardare con la catena in mano” e “allora te lo faccio svuotare io, ti ci metto la testa dentro”. Laino riferisce poi di essersi trovato la catena intorno al collo e di aver ricevuto dei pugni. Priolo viceversa, dice di averle prese di santa ragione tanto che poi Laino avrebbe ripreso il turno lavorativo. La presenza dei presunti complici non è stata però confermata dai testimoni.

“Laino – ha sottolineato D’Alessandro – ha ammesso di praticare arti marziali. Probabilmente poteva uccidere a mani nude ma non lo ha fatto. Secondo me è da elogiare e non da criticare”.

“Laino non ha avuto un atteggiamento professionale ma molto istigatorio – ha invece sostenuto Peretti -. Il suo racconto sembra una testimonianza di un film d’arti marziali che non è stata però confermata da nessuno”.

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