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A ven Gilind, la divota cumedia.

A ven Gilind, la divota cumedia.
Ovvero l’Avvento del Natale nella tradizione piemontese.
Vi voglio narrare la storia del contadino che dal Piemonte giunse alla capanna di Betlemme. Dovete sapere che in Piemonte con in tutta la penisola, nei giorni che precedevano il Natale, erano molte le rappresentazioni sacre aventi ad oggetto il Presepe e la Natività. In Piemonte il personaggio che, per antonomasia, era associato all’avvento del Natale, tanto da essere l’ispirazione per diversi modi di dire era il pastore Gelindo. Una volta già dall’inizio del mese di dicembre, quando ci si riferiva al Natale, in Piemonte si affermava sorridendo !”: il pastore la cui storia stiamo per raccontare era il protagonista di una sceneggiatura rappresentata su tutto il territorio, dalle montagne alla pianura: la divota cumedia. D’altra parte, questa notorietà derivava dal fatto che Gelindo, secondo la tradizione, sarebbe stato il primo uomo ad arrivare alla grotta della Natività. Mica male: un piemontese aveva avuto la fortuna di essere in prima fila alla nascita del Bambinello. La rappresentazione si svolgeva un po’ ovunque, ovviamente in dialetto: nei teatri, certo, ma anche nelle parrocchie e persino nelle stalle. Si trattava di una commedia semi-drammatica, dalle origini riconducibili al Monferrato del XVII secolo, e che vantava addirittura diverse versioni a seconda della zona in cui veniva messa in scena e allora Favria faceva parte del Monferrato. Gelindo è un pastore bonaccione, poco istruito ma profondamente buono, che deve partire per il censimento che viene descritto nella Bibbia. La sua partenza è però continuamente ritardata da situazioni più o meno comiche: tra una dimenticanza e l’altra, dopo mille raccomandazioni alla moglie, finalmente riesce a lasciare il suo villaggio e a giungere, quasi per magia, a Betlemme. Lì incontra Giuseppe e Maria, e li aiuta a trovare un alloggio per la notte. Dopo diverse peripezie, nella più tradizionale commistione tra sacro e profano, Gelindo vedrà la cometa e capirà che la partoriente non era una ragazza qualsiasi. Si precipiterà così nuovamente alla grotta, per essere il primo a visitare il Bambino. Gelindo viene solitamente raffigurato come una persona anzianotta, con un agnello in spalla, calzoni corti, giacca, zampogna e cesto al braccio: per intenderci, il pastore che, nei presepi viventi, è il primo fuori dalla grotta a rendere omaggio alla Sacra Famiglia. Gelindo è divenuta talmente famoso nella tradizione piemontese da generare addirittura dei veri e propri modi di dire. Il termine “Gelindo” si usa per definire una persona semplice ma di buon senso; “Gelindo ritorna” significa “Di nuovo!”, perché il pastore piemontese dimentica sempre qualcosa, entrando e uscendo continuamente di scena; “A ven Gilind”, come detto nel titolo, sta ovviamente per “Arriva il Natale”; ancora, la “Pastorale di Gelindo” il pastore piemontese con l’agnello sulle spalle con al suo fianco la moglie Alinda, la figlia Aurelia, il cognato Medoro e i garzoni Tirsi e Maffeo. Ecco il pastore Gelindo evoca immagini di un Piemonte antico: un immenso presepe innevato, nel quale in inverno, a passi lenti nella neve, si muovevano figure semplici ma buone, legate alla propria terra e alle proprie tradizioni. Persone che erano capaci di lasciare i luoghi sicuri, le proprie stalle, le cucine riscaldate dalle candele, per seguire sogni e ambizioni dai sapori magici, senza mai dimenticarsi delle proprie origini. Proprio come Gelindo, il pastore piemontese.
Favria, 5.12.2019 Giorgio Cortese

Ogni Natale possiede nel suo spirito quegli effluvi fatti di auguri del cuore, lasciamoci abbracciare dal suo calore condividendo i suoi profumi! Buon Natale.

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