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A cosa servono le isole pedonali

Come era prevedibile la notizia della estensione dell’area pedonale di Via Italia verso nord e verso sud ha scatenato immediatamente il flame delle proteste e specularmente, le reazioni dei difensori dell’intervento.

Il fatto è che si tende a discutere della questione come se ci trovassimo come Neo in Matrix costretti a scegliere tra la pillola rossa e quella blu.
È una distorsione tipica dei nostri tempi, dove il dialogo sui social assume immediatamente il carattere di uno scontro tra bande rivali.
Non è così, non si tratta di uno scontro tra tifosi. Si tratta di noi, delle nostre città; di opportunità. Occasioni da non perdere che tuttavia si portano dietro una serie di difficoltà e problemi delle quali non si può non tenere conto.
Vorrei provare a togliere di mezzo la fantascienza e mettere in linea alcune cose.

Si tratta di una cosa non nuova. Si pedonalizzano pezzi di città sin dai primi anni del secolo scorso. Nel nord Europa intere città sono pedonalizzate. Dovunque sono state fatte, le pedonalizzazioni hanno portato miglioramenti sia in termini economici che in termini di qualità e vivibilità della città.

Una cosa ormai del tutto consolidata.

  • Il traffico diminuisce, quindi diminuisce in parte l’inquinamento (questo non è così scontato, ma ci arrivo), diminuiscono i rischi di incidente; sembra persino ovvio ricordarlo.
  • Aumentano i pedoni (si parla di un aumento del flusso pedonale che va dal 20 al 40%) che possono godere di un pezzo di città in tutta sicurezza (i bambini possono andare in bicicletta senza che i genitori debbano stare ad inseguirli con il cardiopalma).
  • Se aumentano i pedoni aumentano gli introiti per il commercio. Anche questa è una cosa consolidata, dopo un periodo di difficoltà che coincide più o meno con i lavori, quando la zona è definitivamente avviata, i benefici per il commercio sono evidenti e tangibili (si stimano aumenti degli introiti tra il 10% e il 20%).
    Negli USA storicamente gli interventi di pedonalizzazione sono stati avviati proprio con l’obbiettivo di contrastare il dilagare dei grandi centri commerciali favorendo il commercio urbano locale.
  • Migliorano i rendimenti delle case. Si stima un aumento del valore immobiliare intorno al 20%.
  • Migliora in generale l’attrattività della città rispetto all’esterno.
    Settimo non ha una grande tradizione di monumenti che possano attrarre turisti, però è di sicuro un luogo di riferimento per il territorio circostante sia per le attività produttive che per gli abitanti in generale.
    Sapersi rinnovare con operazioni di riqualificazione è segno di vitalità e migliora l’attrattiva di una città sotto tutti i fronti.

Fin qui tutto bene, solo cose positive.
Ma è così?
Assolutamente no.
Perché anche tenendo conto dei benefici che ho appena elencato, tutto dipende sempre da come e in che tempi si fanno queste operazioni.

Le difficoltà a cui si va incontro sono evidenti, e molti abitanti, in genere commercianti, le hanno puntualmente ricordate.

 

Provo a riassumerle.

Commercio.
Il rischio di perdere clientela anche dopo che si sono conclusi i lavori è concreto. Non si tratta di un banale capriccio dei commercianti; gli stessi studi che dimostrano i benefici delle pedonalizzazioni mettono in guardia dal rischio concreto di espulsione dalle zone, da parte dei piccoli commercianti tradizionali a favore di un generale impoverimento della varietà dei negozi.
Il rischio concreto è quello di trasformare la zona in una brutta copia dei grossi centri commerciali. Ne beneficiano sicuramente negozi di abbigliamento e grandi catene commerciali, perdono i piccoli negozi; quelli che però contribuiscono a caratterizzare il centro.

Prezzi delle case.
Se i proprietari sorridono, lo stesso non vale per chi è in affitto (molti commercianti). L’aumento del prezzo delle case porta disuguaglianza, allontana materialmente gli strati sociali più poveri, il centro si svuota e le abitazioni vengono occupate da uffici. Anche in questo caso l’effetto finale è quello di un impoverimento generale della qualità sociale del centro.

Effetto isola.
Se l’area pedonale attrae utenza, il rischio è che questa attrattiva si eserciti a discapito delle aree limitrofe (che diventano luoghi da attraversare sbrigativamente) o di altri quartieri della città (si pensi ai problemi di Borgonuovo o Arcipelago). Bisogna evitare di lasciare indietro altri pezzi di città.

Viabilità.
Una delle cose più delicate, quella che crea più mal di pancia.
Io sono dell’idea che le città, soprattutto nei centri storici che non sono nati per questo, debbano essere radicalmente ripensate per essere liberate dallo strapotere del traffico veicolare. Però è indubbio che il problema ci sarà. Anche perché si tratta del tema dove si concentra la maggiore resistenza al cambiamento.
Senza contare che liberando spazio per i pedoni, il rischio concreto è quello di trasferire il carico della viabilità sulle aree limitrofe, aumentando di nuovo il divario tra l’area pedonale e le zone limitrofe congestionate dal traffico.

Insomma il problema concreto da affrontare è quello di evitare che i benefici della pedonalizzazione diventino esclusivi di pochi a discapito di altre aree urbane.

 

Quindi.

I benefici generali per la città sono dimostrati ed evidenti.

La sfida per l’amministrazione sta nel saper fare in modo che questi benefici siano opportunamente distribuiti a tutti i livelli sociali.

“CONSIGLI PER GLI ACQUISTI”
Sia l’amministrazione che i cittadini di Settimo hanno l’intelligenza e la capacità di sapere benissimo cosa sia meglio fare per loro o per le cose che amministrano. Mi limito solo a dare qualche spunto di riflessione.

Destinazioni d’uso.
Favorire e stimolare le attività non strettamente legate allo shopping.
Ho già scritto in un mio precedente post di quanto sia importante approfittare di questa riqualificazione per dare alla città una identità culturale ed estetica. Può sembrare un capriccio da architetto, ma una caratterizzazione dell’intervento che vada oltre una semplice pedonalizzazione, sarebbe uno dei maggiori strumenti per creare identità e diversificare l’offerta della città.
Facciamo in modo che le aree pedonali diventino un luogo dove si possano svolgere attività ad alto valore sociale. Concerti, teatro, cultura, eventi, devono trovare casa nel centro in maniera da consolidare un uso dello spazio pubblico che non diventi esclusivo dello shopping; ne beneficeranno anche i commercianti.
Facciamo in modo che questa destinazione d’uso sia accompagnata da una idea architettonica forte.

Dialogo con il commercio
Dialogare con i commercianti per gestire al meglio sia il periodo dei lavori sia la trasformazione successiva. Soprattutto i piccoli non devono essere lasciati soli. Non è cosa da poco. Bisogna evitare di trasformare il centro in una copia povera dell’Outlet; bisogna tenere in vita il piccolo commercio, la chiave per rendere peculiare questa operazione.

Ragionare in termini di sistema urbano.
Se ne è accennato nella presentazione del 9 luglio, ma non ho visto documenti concreti.
Occorre progettare e ragionare attentamente su cosa succede nelle aree limitrofe. Se la pedonalizzazione sarà un fatto impermeabile e perimetrato ai soli due tratti di Via Italia, si sarà persa la possibilità di ottenere uno sviluppo più integrato. Come ci si avvicina all’area pedonale? Dove si parcheggia? Quali sono i percorsi? È possibile modificare alcune sedi stradali anche nelle vie circostanti? C’è la possibilità di individuare strade con pedonalizzazione ibrida? Oppure perché non prevedere le cosiddette zone 30, strade con limiti di velocità a 30 che non impediscono il traffico veicolare ma migliorano sensibilmente la sicurezza? si possono mettere in connessione alcuni giardini?
Se il processo di partecipazione deve avere un senso questo è proprio nella definizione di cosa succede dietro l’angolo.

Curare le tempistiche
È possibile in prospettiva pensare a simili interventi anche in altri quartieri?
Sembrerebbe di si. Lo chiedono i cittadini, lo impongono esigenze di equità urbana.
Se il sistema funziona è importante ragionare prevedendo interventi simili anche in altre aree urbane.
In questi casi la tempistica è fondamentale. Pensare subito cosa e come fare e avviarne l’attuazione consente di mitigare l’effetto isola; la polarizzazione del centro a discapito della periferia; se si lascia andare troppo avanti lo sviluppo del centro e si dimentica la periferia dopo riagganciare le cose diventa molto più complicato.
Facciamo in modo che questa operazione diventi un volano per lo sviluppo di tutta la città e non solo per il centro.

Partecipazione
Un ultima riflessione che mi permetto di fare ai cittadini che vedono in maniera negativa questa iniziativa.
L’amministrazione si sta impegnando ad adottare un percorso di partecipazione.
Approfittatene!
Rompete le palle!
Quando mai vi è capitato di poter avere una finestra così diretta per dire la vostra; una che non sia il solito canale social, buono per acchiappare qualche like o come sfogatoio di lamentele.
Il comune sta chiedendo il vostro parere, accontentatelo. Prendetevi cura della vostra città.

Per chi volesse approfondire vi suggerisco questo testo di Francesco Vescovi disponibile on line.

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Blogger: Giulio Pascali

Giulio Pascali
Forma Urbis

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