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25 aprile 2020
25 aprile 2020

25 aprile. I sindaci di Albiano, Banchette, Bollengo, Issiglio, Ivrea, Nomaglio, Val di Chy, Vialfrè

L’Anpi di Ivrea e Basso Canavese sottolinea che in occasione del 25 Aprile NON CI SARANNO cerimonie né assembramenti né piccoli gruppi che magari anche solo in modo amicale o familiare si recheranno ai Monumenti ai Caduti. Tre sono le considerazioni da fare:

1.      I Decreti attualmente in vigore non lo prevedono (e questa è la legge)
2.      Anche un solo infetto può contagiare altri, con prevedibili risultati (e questa è la ratio)
3.      Come antifascisti, come tesserati e rappresentanti Anpi dobbiamo avere un atteggiamento responsabile ed essere di esempio (e questa è il modello pedagogico da osservare, senza superbia ma con fermezza)

Questo è il motivo per cui abbiamo scelto in alternativa di raccogliere e pubblicare quotidianamente i contributi che ci giungono sul tema del “25 Aprile” festeggiandolo in modo diverso ma altrettanto partecipato.

Lasciamo deserte le piazze e Lace. I Caduti ed i valori della Resistenza e della Costituzione devono essere prima di tutto dentro di noi.

Mario Beiletti, Per Anpi di Ivrea e Basso Canavese

Porgiamo a tutti il saluto del professor Luciano Canfora, che doveva essere ad Ivrea e Lace in questa occasione.

Aderendo alla proposta dell’Anpi nazionale, il 25 aprile, alle ore 15, invitiamo tutti caldamente ad esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e ad intonare Bella ciao. In un momento così intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia.

La “maratona” di avvicinamento al 25 Aprile ha registrato moltissimi contributi che abbiamo pubblicato – e continueremo a farlo – sui mezzi di informazione e social. Ringraziamo tutti per la partecipazione, che dimostra come la Memoria della Resistenza sia ancora molto viva nei nostri paesi.

I sindaci

Quel che avrebbero detto nelle Cerimonie del 25 Aprile. Le loro riflessioni…

ALBIANO
Un contributo della Sindaca di Albiano d’Ivrea Rosanna Tezzon

Lo sappiamo, ce lo siamo sempre ripetuto: la lotta di Liberazione ha impedito che il nostro Paese rimanesse nel baratro della dittatura, ma chi ha vissuto o condiviso gli ideali di quegli anni si è reso conto da subito:

•  che la vittoria, aprendo le sue ali su un mondo in cui ognuno poteva esprimere il suo pensiero e discuterlo con chiunque, aveva bisogno di attenzioni e di cure;

• che le armi da guerra andavano riposte, ma che non dovevano essere riposte le armi di pace.

Quelle modalità che erano riuscite a convincere la maggioranza degli italiani a mettere nelle mani di “un uomo solo” il proprio destino, erano pulsioni e metodi di manipolazione delle coscienze che avrebbero continuato a rimanere vivi sotto la cenere, in attesa che si ripresentassero le condizioni favorevoli per riattizzare la loro fiamma.

Oggi quelle condizioni si stanno concretizzando in tutto il mondo:

la difficoltà di capire un mondo sempre più complesso lascia spazio alle risposte semplificate che hanno il pregio di essere plausibili, attribuendo una parvenza di genialità a chi le esprime.

È di nuovo tra noi chi in nome delle verità assolute – religiose, politiche e morali – tenta di assumere la statura di chi sa come rimettere tutto a posto, usando semplicemente la chiave della menzogna credibile per penetrare nelle menti meno allertate; è di nuovo tra noi chi cerca di mettere alla gogna nemici inventati, per raccogliere e difendere il “popolo” dalla sicura invasione e sopraffazione da parte del diverso di turno.

La nostra amica Mariù, 97 anni, partigiana in Canavese, quest’anno era pronta a tornare con entusiasmo a celebrare il 25 aprile a Lace: mi ha detto che è pronta ad aspettare l’anno prossimo per portare la sua straordinaria testimonianza e i suoi tristi e felici ricordi.

La fotografia è stata scattata a Lace, il 25 aprile 2017.
Da destra: Mariù Lanfranco, staffetta partigiana nelle brigate Garibaldi, è con un’amica e con Rosanna Tezzon, Sindaco di Albiano d’Ivrea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BANCHETTE

Un contributo del Sindaco di Banchette

Cari concittadini,

In questo 25 aprile, mentre celebriamo la Liberazione avvenuta 75 anni fa, siamo in attesa di una nuova liberazione che, come allora, richiede da parte di tutti pazienza, sacrificio e dedizione eccezionali.

In un momento di crisi come questo emergono più chiaramente le migliori qualità dei cittadini e della società, che stanno esprimendo un patrimonio illimitato di senso civico, di creatività, di disponibilità. Purtroppo qua e là risorgono gli istinti peggiori, pronti a disgregare la convivenza civile, che con tanta fatica è stata costruita in 75 anni di pace.

Siamo ad un bivio.

Ci auguriamo che la nuova liberazione favorisca una nuova politica, che metta al centro il benessere e la sicurezza della società e che spazzi via i vizi e i limiti della vecchia politica, fatta di polemiche e recriminazioni: purtroppo siamo ancora costretti ad ascoltare sterili invettive, evidentemente fuori tempo e fuori luogo, ma ancora pericolose per la convivenza.

Ci auguriamo che l’emergenza sanitaria aiuti a ristabilire una più saggia scala dei valori, che consideri la salute ed il benessere di ciascuno un patrimonio prioritario e condiviso, e che l’economia diventi un prezioso mezzo per ottenere il benessere di tutti, invece di rimanere un fine a cui sacrificare gli uomini.

Antonio Mazza
Antonio Mazza

Ci auguriamo che la drammaticità degli eventi spinga l’Europa verso una rinascita, basata sulla libertà, sulla solidarietà, su obiettivi condivisi, sull’unità di azione e, in prospettiva, sull’unità politica. Ma la stessa emergenza produce anche la radicalizzazione di istinti nazionalisti, gretti ed egoisti, presenti anche nel nostro Paese, che minano alla base l’idea stessa di unità europea e che devono essere contrastati con una vigile attenzione.

I nostri genitori e i nostri nonni, il 25 aprile di 75 anni fa, si trovarono di fronte a un bivio tra la rinascita e il disastro totale: seppero scegliere e costruire la rinascita.

Cerchiamo di essere almeno come loro.

Coloro che, nei momenti drammatici del ’44 e del ’45, impugnarono le armi nella Lotta di Liberazione, pagarono un enorme tributo sul quale sono fondate oggi la nostra libertà e la nostra convivenza civile. Quella generazione si è assottigliata con l’inesorabile trascorrere del tempo, ma oggi è chiamata dall’epidemia a dare un ulteriore e terribile contributo di vite spezzate.

Abbiamo quindi doppiamente il dovere di non disperdere il patrimonio di libertà e di democrazia che ci hanno trasmesso, rendendo viva la memoria della Liberazione presso i più giovani che hanno la fortuna di non aver vissuto i terribili anni della guerra.

Dobbiamo ricordare ai giovani che la libertà non è un patrimonio disponibile gratuitamente, ma richiede uno sforzo continuo di rinnovamento, può essere persa molto facilmente e, una volta persa, può essere riconquistata solamente con un alto prezzo di sofferenze.

Viva la Resistenza, Viva la Repubblica, Viva l’Italia

Antonio Mazza

BOLLENGO
Un contributo del Sindaco di Bollengo Luigi Sergio Ricca

A 75 anni dalla Liberazione, la pandemia del Covid19 che minaccia le nostre Comunità, ci impone di celebrare la ricorrenza senza manifestazioni esterne.

E’ la prima volta in 75 anni che questo avviene.

E’ un momento epocale, che lascerà conseguenze e cambiamenti nel nostro modo di vivere. Celebrare il 25 Aprile diventa ancora più importante: vuol dire fare memoria, richiamare valori che se saranno sempre più presenti nel nostro modo di essere e vivere la società, ci aiuteranno ad affrontare meglio i cambiamenti.

E se è vero che proprio in questo momento dobbiamo avere la forza di guardare lontano, di immaginare un futuro diverso, allora non c’è cosa migliore, capace di darci forza e speranza, che rifarci all’esempio che tanti uomini e donne hanno saputo lasciare alla nostra capacità di ricordare.

Ricordare oggi non vuol dire solo rendere omaggio al loro sacrificio, al loro impegno, ma soprattutto vuol dire saper trarre lo slancio ed il coraggio per governare il cambiamento che oggi si impone.

Capiremo meglio il valore della persona umana, in tutte le sue espressioni, il valore del dialogo indipendentemente dalle condizioni sociali, culturali e di provenienza, il valore del rispetto dell’ambiente urbano e naturale.

Allora ho risposto con piacere all’invito dell’ANPI di testimoniare l’impegno di Bollengo per il ricordo e per il futuro.

Quest’anno il mio ricordo non può restare generalizzato a quanti sono stati martiri o hanno partecipato alla lotta di Liberazione. Negli ultimi  mesi se ne sono andate due figure canavesane che hanno dato un importante contributo all’antifascismo: Giovanni Novo “Nino” e Riccardo Ravera Chion “Terribile”.

Ho avuto il piacere di conoscerli entrambi da vicino. “Terribile” sempre presente ad ogni manifestazione, disponibile agli incontri con i giovani delle scuole, lui che era stato uno dei più giovani ad aderire alla lotta partigiana. Carattere gioviale, irruente e coraggioso ancora in tarda età, figuriamoci come poteva essere da ragazzo: non a caso il suo nome di battaglia era “Terribile”!

Giovanni Novo, “Nino”, giovane delle Langhe, partecipò alla presa di Alba e alla creazione della Repubblica partigiana, un episodio famoso, narrato anche da Beppe Fenoglio in uno dei suoi racconti. Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscerlo bene per la comune militanza nel Partito Socialista, lui sindacalista, io giovane amministratore. Da lui ho tratto un insegnamento costante. I valori che lo avevano spinto alla lotta partigiana erano un riferimento cui non veniva meno e, per noi giovani, scuola di pensiero.

Con loro, lasciatemi ricordare una figura che è stata uno dei miei miti fin da ragazzino: Angelo Ricca, “Stella”. Sono cresciuto sentendone parlare in casa, in paese: in quegli anni di ancor fresca memoria, si poteva sentire parlare di lui sportivo o Partigiano in diverse occasioni. Oggi il suo nome indica la strada principale del paese, ma sono ormai una minoranza a Bollengo quanti sanno chi fu Angelo Ricca.

Non ho fatto a caso riferimento a lui: ci sono altre strade a Bollengo intitolate alle vittime dei fascisti: le vie Giovanni Cossavella, “Ivan”, martire a Biella dopo il rientro dalla campagna di Russia; Pietro Cossavella, Giuseppe Ceresa Rossetto, Giovanni Gaida.

Ci sono altre vittime come Michele Bond o Deodato Haidukowschy “Ucraino”. Ma se chiedessimo ai nostri giovani, ma anche alla popolazione meno giovane, chi sono stati, ben pochi saprebbero rispondere.

Per questo ho voluto fare questi riferimenti, per questo allego a queste righe le foto del monumento a tutti i caduti della Liberazione, quelle della inaugurazione, nel 1978, della lapide in Albareto che ricorda la violenza fascista che uccise quattro di loro, oltre al ritratto di Angelo Ricca.

Una delle azioni che dovremo sempre più insistentemente attivare è proprio quella della conoscenza, per rinnovare la memoria. Per questo Bollengo aderirà, alla prima riunione del Consiglio comunale, alla “Rete dei Comuni per la memoria, contro l’odio ed il razzismo”, per coltivare la memoria e diffonderne i valori, per promuovere e condividere i valori e le regole di cittadinanza.

Vogliamo farlo per parlare ai giovani e non solo a loro. Oggi sempre più frequentemente sentiamo inneggiare a modelli del passato fascista, che sembrano, anche attraverso i social, tornare ad essere modello di riferimento. Diceva un  altro amico come Italo Tibaldi, reduce dai campi di concentramento: “non è la mia storia che conta, ma la testimonianze documentate , vive, perchè la memoria tende a svanire e tutto rischia di confondersi nelle brume di qualche revisionismo”.

Ecco, noi dobbiamo ridare voce alle storie che sentivamo raccontare da giovani da persone che nel mio caso si chiamavano Renzo Appice, Ivo Grange, Walter Cossu, Irene Meotto Marchetto, …..Trombini,  Nina e Maria Cossavella, voci che ci hanno lasciato un insegnamento ed un segno indelebile. Dobbiamo saper riproporre quelle storie ed i valori che le hanno ispirate ai giovani di oggi, per far crescere una coscienza civile per i problemi dell’oggi e del futuro, parlare a loro dell’avvenire e strapparli all’indifferenza.

Sono tanti i problemi dell’oggi: la situazione della convivenza civile, i rapporti dell’occidente con il resto del mondo, la questione palestinese, il dialogo con le popolazioni che la globalizzazione porta sempre più vicino a noi, che vedono il nostro mondo come la terra a cui approdare.

“La miseria degli altri busserà rabbiosa alla nostra porta”, disse Sandro Pertini con visione profetica.

La globalizzazione, la concorrenza sfrenata, la necessità di disegnare il futuro dei giovani ci impongono di scegliere con lucidità e responsabilità che cosa vogliamo veramente per Loro: una società solidale, accogliente, disposta ad essere un po’ meno ricca per amore della giustizia planetaria, oppure una società egoista, sempre più armata, pronta a difendere solo il proprio potere ed i proprii privilegi?

Dobbiamo trovare la tensione morale e la capacità politica di dare risposte, per far crescere la consapevolezza delle scelte da fare, assicurando loro dignità, lavoro, sicurezza, offrendo l’opportunità di contribuire al progresso di tutto il paese, strappandoli alla trappola dello sconforto e dell’indifferenza.

Se sapremo cogliere lo spirito più profondo, più vitale della Resistenza, si potrà riconoscere come essa sia il riferimento cui continuare  a riferirsi contro ogni nostalgia e forma di degenerazione che cerchi di rafforzare nella società nuovi egoismi che rendono più forti i forti ed i deboli più deboli, mettendo in discussione i valori ed i principi della Costituzione.

Luigi Sergio Ricca

ISSIGLIO
Un contributo del Sindaco di Issiglio, Pier Antonio Vigna

Il Sindaco Vigna ci invia alcune immagini del Monumento ai Caduti, al quale Comune e Cittadini prestano particolare attenzione e cura. Grazie

 

IVREA

Grazie al Sindaco Sertoli per il contributo che ha voluto trasmetterci a nome della Città. Segue l’intervento del Presidente del Consiglio Comunale Diego Borla. Ringraziamo anche lui.

25 APRILE 2020 – FESTA DELLA LIBERAZIONE

In giornate in cui i concetti di “resistenza” e “liberazione” hanno assunto il senso della lotta e della speranza di un’intera comunità, la celebrazione del 25 Aprile ne riporta in primo piano l’accezione storica a noi più nota.

Il 25 Aprile rappresenta una delle date fondamentali della nostra storia, il giorno della Liberazione d’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista.

È la data simbolo della Festa nazionale perché proprio in quel giorno nel 1945, avvenne la ritirata da parte delle truppe naziste e di quelle fasciste della repubblica di Salò dalle città di Milano e Torino.

La guerra in realtà andò avanti ancora per qualche giorno: la fine venne sancita infatti con la firma della Resa di Caserta il 29 aprile (che divenne effettiva il 2 maggio).

Il 25 Aprile si celebra anche la Resistenza militare e politica delle forze partigiane che hanno dato il loro importante contributo combattendo per la democrazia e la libertà di tutti.

Dalla Resistenza e dalla Liberazione, la nostra Italia è ripartita per ricostruirsi in maniera totalmente nuova e gli italiani si sono incamminati verso un futuro comune di pace, solidarietà, comunità.

Un futuro che, sia pure costellato di ostacoli di vario genere e di diversa gravità, ci ha fatto diventare una Nazione tra le più importanti al mondo.

Proprio oggi, in questa immensa e durissima crisi determinata dalla pandemia di Coronavirus, dobbiamo riprendere quello spirito di liberazione e di ricostruzione, cercando di essere veramente comunità.

Gli eroi di oggi sono i medici, gli infermieri, i volontari e tutti coloro che si trovano in prima linea per salvaguardare la salute di tutti. A loro va il “grazie” di tutti.

L’emergenza sanitaria impedisce, in questa fase, i contatti diretti tra le persone e i festeggiamenti per il 25 Aprile non sono consentiti, forse per la prima volta dal Dopoguerra. Sono però molte le maratone e le iniziative on-line che consentiranno una partecipazione virtuale in una piazza ideale.

La sera del 25 aprile, nell’impossibilità di realizzare la tradizionale fiaccolata, l’Amministrazione invita gli eporediesi ad esporre il tricolore e ad accendere una luce, una candela o un qualsiasi lume sui propri balconi o finestre.

IL SINDACO, Stefano SERTOLI

Le ricorrenze sono importanti. Servono a rinnovare nel tempo non tanto la memoria, quanto la presenza. C’è una differenza sottile ma sostanziale tra rammentare e ricordare, che si radica nella stessa natura etimologica dei termini. Rammentare significa portare alla mente. Ricordare è riportare al cuore.

Si possono rammentare le date, ma i valori, quelli no, quelli vanno ricordati e portati dentro ad ognuno di noi, perché sono come battiti di un cuore comune che permette alle istituzioni, alle comunità, alla società civile di vivere e preservare quelle condizioni di democrazia e libertà che sono necessarie alla sopravvivenza stessa delle persone.

In periodi di emergenza, come quello che stiamo vivendo, ci ritroviamo immobilizzati, costretti a limitare spostamenti e azioni. Ma il nostro cuore non smette di battere, l’organismo intero funziona, irrorato al centro e nelle sue periferie da quell’energia che ha permesso alla nostra nazione, alle donne e agli uomini che la compongono, di rialzarsi sempre, rinnovati e determinati a ricostruire ancora.

Tra i valori che vanno conservati nel cuore e tenuti vivi ogni giorno, c’è quello della resistenza.

La Resistenza al fascismo è stata il seme da cui sono sorte le conquiste sociali e civili dell’Italia, il grande movimento di solidarietà, di mutualità, di auto organizzazione, di emancipazione, variamente ispirato dalle culture cattolica, socialista, laica e repubblicana; un movimento che portò il popolo ad un protagonismo nuovo e ad una nuova presa di coscienza e che generò via via le grandi forze politiche popolari.

Molte furono le forme di resistenza al regime fascista: chi andò sui monti, chi fu internato nei campi di lavoro per militari, chi resistette nelle fabbriche; uomini e donne; giovani, adulti, anziani.

Anche oggi siamo chiamati a resistere: alle infiltrazioni mafiose, alla corruzione, ai diritti negati e anche alle mere logiche economiche e di mercato. In questi mesi ci viene richiesto di resistere anche e un’emergenza sanitaria che ci vuole distanti, divisi e chiusi nel nostro privato.

Ma se attraverso l’attività del “ri-cordare” saremo capaci di portate ancora una volta al centro del nostro cuore la forza e la determinazione di chi 75 anni fa ha sacrificato ben più di qualche mese e qualche comodità per difendere la nostra libertà e democrazia di oggi, allora forse ci apparirà più lieve anche questa resistenza.

Oggi come allora un grande sacrificio umano ci è stato richiesto. La nostra resistenza è una forma di rispetto.

Ci ritroveremo ancora nelle piazze, cresciuti e consapevoli dell’importanza di celebrare ricorrenze che permettono di unire le persone in ogni condizione.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, Diego BORLA

NOMAGLIO
Un contributo della Sindaca di Nomaglio Ellade Peller

Il 25 aprile, ogni anno, è l’occasione per celebrare la Liberazione, per ricordare la lotta partigiana ed è l’occasione per rendere attuale la Resistenza ed i suoi valori.

Oggi, il parallelo con la situazione di emergenza che stiamo vivendo è immediato: medici, infermieri, volontari e tutti coloro che in vario modo sono impegnati a combattere il virus e a sostenere la popolazione, sono partigiani e staffette; solidarietà, fratellanza, uguaglianza, coesione, moralità, speranza, altruismo… sono i valori che muovono i partigiani di oggi come quelli di ieri.

Tutti, ma proprio tutti, oggi tocchiamo con mano il più alto ideale della lotta partigiana: la libertà!

Eh sì, perché è proprio quando un bene viene a mancare, anche solo in parte, che si comprende quanto sia grande il suo valore.

Limitare movimenti e spostamenti, rinunciare ad abitudini, passioni e frequentazioni, essere condizionati e controllati, per la maggior parte di noi è un’esperienza nuova che rende insofferenti, che rattrista.

E’ invece un’esperienza già vissuta, in maniera molto più opprimente, dalle persone più anziane: da coloro che hanno vissuto la guerra, da coloro che hanno ricostruito l’Italia dopo la guerra e che, quasi per assurdo, sono le vittime più numerose del virus.

Oggi ci è richiesto di rinunciare in parte alla nostra libertà personale, ma questa rinuncia serve a proteggere un bene altrettanto importante che è la salute di ognuno, la salute di tutti.

La rinuncia di oggi, inoltre, ci permetterà domani di apprezzare appieno ogni cosa ritrovata.

Anche oggi, come durante la lotta partigiana, come sempre, se ognuno di noi farà bene la propria parte, piccola o grande che sia, ne usciremo e ne usciremo al meglio: più forti, più consapevoli, più rispettosi, più coesi, più solidali, più liberi!

Ellade Peller, Sindaco di Nomaglio

 

VAL DI CHY
L’intervento del Sindaco Gedda dal Comune di Val di Chy

Il Comune è nato dalla fusione dei Comuni di Alice Superiore, Lugnacco e Pecco. L’amico Gedda invia il discorso che ha preparato per il 25 Aprile condividendolo con il vicesindaco Remo Minellono ed i Consiglieri. Lo ringraziamo di cuore.

Remo Minellono
Remo Minellono

In occasione della ricorrenza del 25 aprile è giusto e doveroso ricordare e ringraziare tutti coloro i quali combatterono e persero la vita per la libertà, per ottenere un Paese civile e democratico, nel quale tutti noi abbiamo potuto vivere serenamente per 75 anni.

Ricorre però, in questo triste momento storico, altresì un pensiero ed un ringraziamento a tutte le Persone impegnate a combattere in prima linea un nemico invisibile, che miete Vittime anche tra i Soccorritori, siano essi Sanitari, Ausiliari, Volontari, Forze dell’Ordine e chiunque altro impegnato per aiutare il Prossimo.

Michele Gedda
Michele Gedda

Sono loro gli Eroi a cui dobbiamo tributare il nostro ringraziamento ed indirizzare la nostra infinita riconoscenza.

Così come durante la Resistenza buona parte del merito era da attribuire alla Popolazione che con dedizione, generosità e grande partecipazione ha supportato chi per noi ha combattuto per i nostri valori, anche oggi grande plauso va a chi con amore e professionalità è impegnato, mettendo a rischio la propria vita, nella battaglia contro questa inaspettata e tremenda pandemia.

Anche allora, nei momenti più tragici della Resistenza, non era sempre semplice e scontato individuare e conoscere il nemico, per questo dobbiamo imparare da chi ci ha preceduto, che ha combattuto e vinto per la Resistenza, che ci ha donato una Repubblica ed una Costituzione, e che anche Noi, uniti, vinceremo quanto prima questa tragedia del COVID-19.

Il Sindaco del Comune di Val di Chy, Michele GEDDA    

 

VIALFRE’
Un contributo del Sindaco di Vialfrè, Pietro Gianoglio Vercellino

Il Sindaco Vercellino ci invia la bozza del documento che avrebbe letto qualora la situazione non fosse stata funestata dal Covid 19. Lo ringraziamo.

Commemorazione “25 Aprile 1945” 25/04/2020

25 aprile

Questo è quanto avremmo voluto esporre ai nostri concittadini se non fossimo stati colpiti dal COVID 19 con tutti i vincoli imposti dall’emergenza.(la foto allegata è relativa alla ricorrenza 2019)

“Buongiorno a tutti ed in particolare al GRUPPO ALPINI DI VIALFRE’ ed a PADRE PAUL, titolare della nostra parrocchia SS. Pietro e Paolo.

Quest’anno, per il quinto anno consecutivo, in forma solenne, ci ritroviamo in questo luogo, simbolo di tutti i luoghi in cui riposano i nostri combattenti che, di qualsiasi fazione essi fossero, combattevano per raggiungere la libertà di cui il 25 aprile 1945, è convenzionalmente riconosciuta quale data rappresentativa della liberazione, di cui oggi cade l’anniversario.

Tale data rappresenta la fine del ventennio fascista e l’inizio di un percorso che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta tra la monarchia e la repubblica; quindi alla nascita della nuova Repubblica Italiana con la relativa stesura della Costituzione che entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

Il 25 aprile dunque ha radici profonde, robuste e solide, grazie alle quali è nata la nostra Costituzione Italiana e con essa è cresciuta la nostra democrazia.

La nostra democrazia affonda le sue preziose radici nella lotta al nazifascismo, nella resistenza partigiana, a volte un po’ confusa e di cui Giancarlo Chiarini ne è stato l’emblema, e nella liberazione dalla tirannia.

Il 25 aprile rappresenta quindi la soglia del terreno al disotto della quale sono presenti le radici fondanti dell’albero della vita presente sopra tale soglia.

Il tronco della democrazia è la partecipazione popolare, i rami sono le sue istituzioni, le foglie i diritti universali, i fiori la bellezza della libertà di espressione, di opinione e di stampa. La democrazia cioè è vita, se non esistesse sarebbe morte cioè dittatura.

Il significato di questo momento è anche quello di ricordarci sempre, in ogni momento della nostra vita quotidiana, del valore della libertà e della vita per tutti noi ed anche per coloro i quali si trovano purtroppo ancora oggi a convivere con le guerre presenti in alcune realtà come la Siria, la Libia territori ancora dilaniati da guerre fratricide.

A conclusione di queste mie brevi riflessioni tornerò solo a ricordare ancora una volta i primi e fondamentali articoli della nostra Costituzione:

art 1) L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Essa appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti concessi dalla costituzione.

Art 2) La Repubblica Italiana riconosce e garantisce i diritti dell’uomo, che nella storia sono stati sovente disattesi e violati.

Art3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono tutti eguali davanti alla legge.

Per tutti noi, quindi questo momento significa, ribadire, ancora una volta, il valore storico, politico e civile di una data che, nel nome della libertà, segnò per l’Italia l’avvio di una nuova epoca regolata da una forte democrazia.

Grazie

Viva la Resistenza. Viva la Repubblica. Viva l’Italia libera e unita.

 

Altri Comuni…

Pubblicheremo gli interventi dei Sindaci degli altri Comuni che ancora vorranno contribuire non appena ci perverranno. Li ringraziamo già sin da ora.

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Blogger: Mario Beiletti

Mario Beiletti
Oh bella ciao

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