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Vivere in borgata Costa Bugni

Vivere in solitudine o quasi in una borgata di montagna, ad un’età non più verde, può essere un privilegio od una maledizione: un privilegio per chi sceglie liberamente di farlo, ama l’isolamento ed ha buone riserve di energie fisiche; una maledizione per chi questa situazione la subisce. Appartiene sicuramente alla seconda categoria il signor Aldo Maimone, residente nella Borgata Costa Bugni di Locana, nel vallone di Piantonetto, che ha mandato una lettera disperata in redazione lo scorso 25 agosto, seguita otto giorni dopo da una seconda missiva, nella quale ripeteva – con qualche particolare in più – le proprie vicissitudini. “Egregio direttore – scriveva – “è dal 28 luglio che siamo senza illuminazione pubblica nella borgata, cioè quasi un mese! Crede che freghi qualcosa a sindaco, vice, geometra comunale, assessori e consiglieri? Sembra di no!”. I problemi dello scrivente sono però anche di altro genere: “Dal 1 gennaio 2013 mi è stata tolta la corrente in casa per non aver pagato una bolletta di 622 euro con un consumo stimato di 2.240 kwh mentre a me risulta un surplus di 1156 kwh ancora da consumarsi. E continuano a mandarmi altre bollette: l’ultima, arrivata pochi giorni fa, è di “soli” 88 euro per un consumo di 541 kw, superiore a quello che segna il contatore!”. E’ molto arrabbiato con l’IREN – che accusa di fare il bello ed il cattivo tempo nel territorio di Locana – e con il Comune, che ritiene ne subisca i “diktat” e che gli ha “tolto l’illuminazione pubblica”. Li accusa entrambi di “istigazione al suicidio” ma assicura che non compirà gesti inconsulti. “Non farò saltare con la dinamite (alla Feltrinelli) il traliccio del’alta tensione, distante 20 metri dalla casa in cui abito e non bombarderò con il mortaio la centrale IREN di Rosone, illuminata a giorno anche di notte”.

Meno male! Da come si esprime, il signor Maimone (che ha scritto ad una pluralità di testate, fra giornali locali e nazionali, televisioni, bollettini parrocchiali di Locana e di Rosone) è sicuramente una persona dotata di una certa cultura e preparazione. Purtroppo, non avendo indicato un recapito telefonico, non è stato possibile contattarlo e fissare un appuntamento. Una visita nella borgata (giovedì scorso al crepuscolo per vedere direttamente la situazione dell’illuminazione) è stata infruttuosa da questo punto di vista: pur avendo girato in lungo ed in largo le viuzze, non si è notata traccia di presenze umane. La buona notizia è che i lampioni erano accesi, anche lungo la scalinata di 133 scalini che collega la borgata alla strada comunale di Piantonetto. Abbiamo sentito il sindaco di Locana, Giovanni Bruno Mattiet, chiamato in causa direttamente. Assicura di essere stato messo al corrente del problema riguardante l’illuminazione pubblica: “Eravamo stati avvertiti dall’altro residente nella frazione che c’era una lampadina bruciata. Non so però se l’Ufficio Tecnico abbia provveduto alla sostituzione perché –a quanto mi hanno riferito – si tratta di una situazione che si ripete frequentemente: ci sono una o due lampadine che si bruciano in continuazione”. La gestione dei lampioni è in carico al Comune? “Gli impianti appartengono all’IREN ma la manutenzione la facciamo noi”. Il sindaco cade tuttavia dalle nuvole di fronte all’accusa di essersi mostrato indifferente: “Conosco personalmente il signor Maimone, che abita a Bugni da quattro o cinque anni: gli avevamo trovato quella casa in affitto perché che era stato sfrattato da San Giacomo, dove viveva. Ho un buon rapporto con lui ma non mi risulta che mi abbia cercato. Non sapevo che gli avessero tagliato la corrente”. Ipotizza che le bollette energetiche salate potrebbero essere dovute all’utilizzo dell’elettricità per il riscaldamento ma assicura che il Comune non lo abbandonerà al suo destino: “Se ci sono problemi faremo qualcosa: a Locana nessuno deve rimanere al freddo perché non ha i mezzi per riscaldarsi!”.

 

Borgata Costa Bugni insediamento emblematico

La borgata Costa Bugni di Locana è un po’ l’emblema dei tanti nuclei abitativi sparsi sulle nostre montagne e che, pieni di vita e di attività fino a pochi decenni orsono, sono oggi quasi del tutto abbandonati. E’ una borgata nascosta, pur sorgendo su un pendìo compreso fra due tornanti della strada che da Rosone risale il Vallone di Piantonetto: sembrerebbe ridursi a tre o quattro edifici di nessun pregio (una casa e dei fienili trasformati in autorimesse), costruiti a lato del tracciato carrabile; per scoprire il resto occorre proseguire per cento metri dopo il cartello di località (che indica “Bugni di Sotto” e non “Costa Bugni”) ed imboccare la scalinata di cemento, brutta e dall’aspetto trascurato, che risale lungo il fianco della montagna. Lì la sorpresa: un villaggio di discreta estensione, che si allunga a mezza costa, alternando tratti ad edificazione rada ad altri costruiti densamente e dove allo sterrato pianeggiante succedono scalinate di pietre grezze che sarebbero belle se non fossero sconnesse. C’è ricchezza d’acqua, con lavatoi e fontane un po’ dovunque ed un ruscello che scorre in mezzo all’abitato. C’è la chiesetta candida (uno dei pochi edifici intonacati di recente) ed un affresco dedicato alla Consolata su un muro cadente. Zone aperte, con una bella vista panoramica sul fondovalle sottostante, si alternano a vicoletti stretti e scuri ed a sentieri resi impraticabili da ortiche e rovi. Sessanta o settant’anni fa – prima che l’Era del Cemento e della Plastica avesse inizio anche qui – doveva essere una bella borgata, con edifici in pietra, poveri ma ben inserti nell’ambiente circostante. Oggi, come di solito accade in questo genere di insediamenti, è un miscuglio di costruzioni cadenti e di case mal ristrutturate, che introducono elementi estranei e disarmonici: balconi di ferro, tettoie di lamiera arrugginite, tettucci di plastica… Si avverte un’atmosfera di abbandono. Il sindaco di Locana ammette che si tratta “di una delle nostre borgate più disgraziate: al contrario delle altre, non si ripopola nei fine settimana e durante le ferie. Ci sono i due residenti stabili e basta. Il motivo è che manca la strada: ci sarebbe il progetto per una pista ma non tutti i proprietari dei terreni sono disponibili. Un pista che scendesse a lato delle condutture IREN non farebbe grossi danni.”. Sarà vero ma, in questo caso come in quello di tanti villaggi arroccati in cima ai cocuzzoli od acquattati sui fianchi di un monte, ci si chiede se le strade siano davvero l’unico strumento per tentare di ridare loro la vita. Perché non provare a ribaltare i termini della questione, trasformando gli handicap in opportunità? Chamois, in Valtournanche, è un centro turistico bello e ben tenuto, dotato di tutti i servizi. Eppure ci si arriva solo salendo il sentiero o prendendo la funivia. Perché non tentare anche da noi?

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