Home / BLOG / VENARIA. L’analogia del contrappasso
Il Municipio di Venaria

VENARIA. L’analogia del contrappasso

È calato il sipario sull’Amministrazione grillina venariese. È stata poco più che un’avventura. Del resto, così era cominciata: lista composta da amici e parenti, poche esperienze e scarse competenze. Alla vigilia delle scorse comunali, le aspettative di Falcone e i suoi (per loro stessa ammissione) erano quelle di riuscire ad eleggere qualche membro in Consiglio Comunale. Invece (val la pena ricordarlo), con un centro sinistra spaccato in 3 e una destra divisa in 2, si sono ritrovati inaspettatamente al ballottaggio. E così, nel 2015, Falcone è diventato sindaco della Reale.

Vista la portata della sfida, avrebbero potuto scegliere la via dell’umiltà e dell’ascolto, al contrario hanno preferito la strada della supponenza, della superiorità morale (“noi siamo onesti e gli altri no” è il sotto inteso non detto), della presunta competenza (una giunta prevalentemente di persone non di Venaria). Alla prova dei fatti, al “partito dei giusti” tutto è andato storto. In questi 4 anni i pentastellati venariesi ci hanno spiegato ciò che è buona politica (loro) e ciò che è “vecchia politica”, solitamente tutti gli altri, senza risparmiare critiche all’Amministrazione Catania che aveva lasciato il posto anzitempo al Commissario prefettizio, causa il voto contrario di parte della maggioranza sul bilancio. La sorte, cui spesso non manca il senso dell’umorismo, gli ha riservato l’analogia del contrappasso. Nessuno avrebbe immaginato che Falcone, forte di una maggioranza monocolore, sarebbe finito nello stesso modo: ieri è arrivato di nuovo il Commissario, un anno prima della scadenza naturale del mandato. Chapeau.

Anche se, a pensarci bene, non fu un buon inizio quello di Falcone. La giunta, tra i primi atti approvati (estate 2015), aveva trovato il tempo di aumentarsi l’indennità di carica ribassata dalla precedente giunta Catania. A seguire, le nomine del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Via maestra avevano premiato il commercialista dell’assessore alla cultura D’Afflitto. Non proprio un’operazione in linea con i dettami del Movimento, maldigerita dalla stessa maggioranza che iniziava manifestare i primi malumori verso l’assessore destinatario della maggior parte delle risorse del bilancio comunale. Accusata, nei mesi successivi, di una politica più attenta alla propaganda e all’apparire che alla sostanza dei problemi. Vennero scomodati perfino i big nazionali del Movimento per salvare la poltrona dell’assessore (il sindaco aveva minacciato le dimissioni). Era passato solo un anno d’Amministrazione e i dissapori erano già evidenti ma Falcone “tenne botta” con la litania lunga un biennio di aver “ereditato una città in ginocchio”. Per un po’ la balla funzionò, poi, anche in maggioranza, molti si accorsero che si trattava di una narrazione farlocca e come tutte le bugie con le gambe assai corte. Così, tra il 2016 e il 2017, iniziarono le prime defezioni: due assessori, due consiglieri, due membri in Fondazione Via Maestra. In alcuni casi con accuse molto pesanti verso l’Amministrazione.

Nel 2108, l’inizio della fine. Non restava più nessuno cui dar la colpa di inadempienze e malfunzionamenti, tutti frutti di scelte dell’Amministrazione: il ritardo nei parcheggi del presidio ospedaliero, la manutenzione del verde, lo stato dei cimiteri, la mancanza di loculi, il diffuso senso di degrado in città. Per non parlare delle politiche sociali inesistenti, se non per l’adesione ad iniziative sovra comunali, così come l’assenza di un piano d’intervento per il centro storico. E così, prima che la nave affondasse, il vice sindaco Castagno annunciava che nel 2019 si sarebbe dimesso. I contrasti erano evidenti ma sempre sottaciuti e nascosti. Mai il Consiglio comunale è stato coinvolto in un dibattito politico con possibilità di un contraddittorio. La maggioranza sempre silente sugli scranni, preferiva i monologhi sui social. Non a caso, anche in occasione delle sue dimissioni, il sindaco ha letto un comunicato ed è uscito dall’aula, sottraendosi inspiegabilmente al dibattito che ne è seguito, come se la sua scelta fosse un “fatto personale” e non un fatto pubblico.

Il resto è recente passato. Le dimissioni di altri 3 consiglieri e l’impossibilità di surroga per esaurimento della lista hanno costretto la maggioranza di Falcone a disertare l’aula del Consiglio Comunale in prima convocazione (non avendo i numeri per garantirla), senza giustificato motivo, per presentarsi la sera dopo in seconda convocazione. Un balletto imbarazzante, fino a quando, probabilmente in un barlume di lucidità, di fronte a tanto di evidenza, il sindaco ha scelto di dimettersi.

Che questo fosse l’epilogo, Falcone ed i suoi lo si sapevano bene. In un sussulto di responsabilità verso la città avrebbero potuto dimettersi quando vi erano i tempi per farci votare insieme alle regionali/europee dello scorso maggio, evitando di consegnare la città ad un Commissario.

Anche questo è mancato.

Commenti

Blogger: Alessandro Brescia

Alessandro Brescia
Il punto di vista, la vista da un punto

Leggi anche

E adesso?

E adesso? E adesso siamo in crisi di Governo! Cosa è cambiato con il Governo …

NOLE. L Nóst Pais, da 25 anni per la tradizione

Da 25 anni l’Associazione ‘L Nóst Pais lavora sul territorio nolese cercando di mantenerne le …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *