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VALLE ORCO E SOANA. Se la Tv non si vede il canone si deve pagare?

Niente di nuovo sotto il sole:  vedere la televisione, nelle valli dell’Alto Canavese, è sempre stato più un privilegio che un diritto e, dopo il passaggio al Digitale Terrestre, la situazione è nettamente peggiorata,  come se si fosse tornati indietro di decenni. Come sorprendersi se l’evasione del canone è stata finora altissima?

Qualcosa di nuovo però c’è: non riguarda la ricezione dei canali ma la lotta all’evasione. Con l’inserimento  nella bolletta elettrica tutti saranno costretti a pagare e tornano  a levarsi le voci di protesta, compresa quella dell’UNCEM. Non è certo la prima volta che amministratori e cittadini avanzano le loro rivendicazioni ma lo hanno sempre fatto senza ottenere risultati: la situazione è rimasta quella che era.

Inutile stupirsi se a Ribordone quasi nessuno pagava il canone: nel 2014, nel piccolo paese della valle omonima, lo ha evaso il 91% delle famiglie! Una percentuale che lo affianca a tre comuni del casertano. Seguono  a distanza Ceresole, Valprato, Noasca. Tutto questo in una Regione “virtuosa”, che ha una media di evasione del 17% (!)rispetto a quella generale del 37%. Va detto che il mancato pagamento del Canone TV, più che una forma di protesta, è una vecchia e consolidata abitudine di tanti italiani: rientra nella categoria degli sport nazionali, praticato con  o senza motivo per il semplice gusto di trasgredire le norme, quali esse siano. Una mancanza di senso civico da parte dei cittadini che è perfettamente speculare al disinteresse che per i cittadini mostrano le istituzioni. Non è affatto detto che chi evade il canone nelle vallate canavesane  lo faccia per protesta ma non si può nemmeno dimostrare il contrario e questa differenza abissale rispetto alla media regionale (peraltro “bassa” per modo di dire!) fa riflettere.

L’ordine del giorno Uncem

Alcuni consigli comunali hanno già votato un ordine del giorno predisposto dall’UNCEM (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani) ed il cui titolo è chiaro: “Richiesta di un miglior servizio di trasmissione televisiva in vista dell’inserimento del canone nella bolletta elettrica”. Nel documento si fa presente come sia  “necessario ridurre  l’evasione del canone ma anche garantire un servizio uguale per tutti” e come “la cattiva ricezione dei segnali sia la causa prima del Divario Digitale tra le diverse zone del Paese”. Si sottolinea che “in questi anni numerosi Comuni e Comunità Montane hanno acquistato e mantenuto in efficienza impianti atti a garantire la ricezione del segnale nelle valli più interne e nelle zone d’ombra”.

Ci si appella a Governo e Parlamento affinché “ venga garantito un adeguato servizio agli utenti, consentendo la ricezione di tutti i canali, compresi quelli del Servizio Pubblico”. A tal fine si chiede “di avviare un completo monitoraggio nazionale sulla ricezione del segnale televisivo, coinvolgendo Regioni,  Unioni di Comuni,  associazioni  quali ANCI ed UNCEM; di attivare un tavolo ministeriale relativo alle strategie per la riduzione del Divario Digitale; di impegnare Rai Way nel potenziamento delle infrastrutture”. Rai Way è la società proprietaria delle infrastrutture e degli impianti per le trasmissioni televisive e radiofoniche della RAI, presente capillarmente nel Paese, con 23 sedi locali e 2300 siti territoriali.

Si chiede infine alla RAI di “ampliare le trasmissioni locali e regionali”.

Quest’ordine del giorno è stato votato per il momento da due Comuni delle Valli Orco e Soana: Valprato  e Ronco, i cui consigli si erano riuniti rispettivamente il 2 ed il 5 febbraio.

 

 

Quando c’era solo Rai Uno

Una storia travagliata

La storia del rapporto fra segnale televisivo  e paesi di montagna è stata travagliata fin dagli esordi, quando c’era solo la RAI. Il Secondo Canale (poi diventato Rai Due) rimase a lungo un miraggio anche nei paesi di fondovalle;  quanto a Rai Tre meglio lasciar perdere. Nella stessa Pont (che non è un paesino  e non si trova propriamente in montagna) ancora pochi anni fa c’era chi ascoltava il notiziario regionale della Lombardia anziché quello piemontese perché quello era il segnale che si riusciva a captare.

Ci fu un momento in cui la Regione decise di intervenire: avvenne all’inizio degli Anni Ottanta, allorché stanziò dei fondi per migliorare la situazione nelle valli disagiate,  affidandoli alle Comunità Montane. La Comunità Valli Orco e Soana ci si mise d’impegno e fece installare una quantità notevole di ripetitori, ritrovandoseli però sulle spalle quando i fondi regionali vennero  a mancare:  doveva sobbarcarsi le spese di gestione e di manutenzione mentre il canone ovviamente andava a finire altrove. Non si trattava di  noccioline: nel 2005 l’allora presidente Marino Ceretto Castigliano lamentava di dover sborsare circa 15.000 euro l’anno fra energia elettrica e riparazioni  ma almeno i soldi c’erano. Oggi non ci  sono i soldi e nemmeno la Comunità Montana, divisa in due Unioni prive di finanziamenti che non siano quelli assegnati loro dai Comuni.  E gli sforzi del passato sono stati vanificati dall’introduzione del Digitale, avvenuta secondo le auree regole italiche: prima si innova;  dopo – non si sa come né quando – si vedrà come far fronte ai problemi che le innovazioni portano con sé. La conseguenza è che da anni, nei piccoli comuni montani situati intorno ai mille metri di altezza, sugli schermi televisivi non si riesce a vedere quasi nulla.

I problemi ci sono, gli ostacoli naturali contano ma possono ancora essere considerati insormontabili ad oltre sessant’anni di distanza dall’avvento dell’era televisiva? Dovrebbe occuparsene Rai Way che però non provvede ed a quanto pare nessuno glielo impone. Del resto i calcoli sono presto fatti: un quartiere di Torino ha molti più abitanti delle Valli Orco e Soana messe insieme. Quale potere di pressione hanno questi quattro gatti? Nessuno o quasi, quindi le loro proteste possono  venire allegramente ignorate.

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