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RIVAROLO. Emergenze sociali. Cittadino apolide, costretto a vivere su un furgoncino

Non ha più una casa né una residenza. Vive su un furgoncino. Da qualche mese. Da quando, per una sfortunata avventura lavorativa, si è ritrovato di punto in bianco sul lastrico. E’ un apolide. Non può accedere agli aiuti offerti dai servizi sociali (non che li gradisca, questione di dignità), proprio perché non risulta residente. E’ la storia disperata di un rivarolese, di un italiano, ormai, come tanti. Un caso eclatante, in mezzo a tanti altri casi ordinari di persone che, grazie all’aiuto dei familiari, o del Ciss 38 o del Comune, riescono comunque ad avere un tetto sopra la testa.

“L’emergenza abitativa – spiega il Vicesindaco Edoardo Gaetanoè sicuramente correlata all’emergenza sociale nei tre comuni di riferimento del territorio altocanavesano: Rivarolo, Castellamonte e Cuorgnè. Il nostro Comune è quello che riesce ad offrire maggiori servizi, è tra i pochi che forniscono il ticket sanitario, anche rispetto all’eporediese. Con il Ciss 38 abbiamo aperto un tavolo di confronto e siamo già al quarto incontro”.

Al momento risultano, a Rivarolo, sei emergenze abitative in scadenza, di cui cinque in fase di rinnovo ed una soggetta a proroga. I ritardi nell’iter di assegnazione sono dovuti anche alle modifiche inerenti l’Isee. Riguardo agli alloggi di edilizia popolare, se ne contano sette a disposizione, di cui uno assegnato, uno in manutenzione ordinaria ed un altro in manutenzione straordinaria. I numeri dell’emergenza sociale, però, sono più grandi. “Ci sono una cinquantina di casi cronici, persone abituate a vivere di pubblico intervento, casi che vedevo vent’anni fa e ritrovo ora – constata il Vicesindaco -. Ci sono anche famiglie in difficoltà che però non si rivolgono al comune e men ce meno agli assistenti sociali pensando che, senza caso, possano portar loro via anche i figli. Non è così”.

Si inserisce in questa difficile situazione il fenomeno dell’abusivismo. “Dovuto anche ad un eccesso di burocrazia – spiega Gaetano perché se un alloggio resta per mesi vuoto, soltanto in attesa che sia dato il bianco, diventa una provocazione all’occupazione abusiva. Giustamente le persone ne chiedono conto. Ma ci sono altre situazioni abbastanza diffuse, per esempio di figli che restano ad occupare alloggi dopo il decesso degli inquilini. Se muore un assegnatario il passaggio non è automatico, l’alloggio va riassegnato”.

Altro paradosso: la disponibilità di tredici alloggi, di cui nove in via Cesare Battisti, che sarebbero affittabili ma sono vuoti, realizzati nell’ambito del programma regionale 10mila case, che prevedeva di rendere protagoniste delle cooperative di persone interessate ad unirsi per un progetto abitativo comune.

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