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VOLPIANO. Questione di punti di vista

Già. Qualche settimana fa, una collega di Minoranza, sollevò la questione che tratterò, delineando la propria figura di Consigliere. Ognuno ha la propria. E su questo spunto, per cui ringrazio, tratteggerò la mia.

Quale è il ruolo di un consigliere? Di Minoranza, per giunta. Tanto ormai sono abituata a stare dall’altra parte della barricata..

Qual è? Domanda difficile, ognuno lo interpreta a modo suo, come probabilmente è corretto.  La specie umana è varia, come il suo pensiero. Bene. Tracciamone una descrizione sommaria. Mia. Il Consigliere può appartenere ad un Partito. Ma non è il Partito. Il Consigliere può consigliare appunto, più o meno violentemente, ma non può decidere. Il Consigliere può fare la voce grossa, ma ben sapendo che questo non inciderà. Il Consigliere può sorvegliare, denunciare, richiamare. Può sollecitare, ascoltare, battere i pugni, anche. Può proporre, suggerire, avanzare migliorie. Ma con una sola ed esclusiva costante, che è condizione necessaria, e sufficiente, ma che non ne snatura il ruolo. L’impegno per il proprio paese, l’intento a migliorarlo, ad apportare il proprio servizio, ad intervenire quando serve, concretamente anche, che a scrivere siamo buoni tutti. O quasi. Il Consigliere -di Minoranza- può scegliere pressoché, quindi, due strade. O sollevare solo il Buio, che certo esiste e va corretto, oppure guardare anche alla Luce, che certo esiste e va sostenuta. Perciò io ho scelto. Ho scelto che se una cosa non va bene, lo si dichiara, sempre con modi garbati, che quelli sono essenziali a chiunque di noi, figuriamoci ad un eletto della Repubblica Italiana delegato dai cittadini.  E ci si batte anche per averla, ma non è necessario farlo con l’ascia in mano, lo si può fare con un incontro, una telefonata, anche non divulgata sui giornali -Possibile davvero!! Credetemi!-. Ho scelto che, se una cosa va bene, altrettanto va detta, appoggiandola, impegnandosi a garantirla, promuovendola. Io, infine, non sono stata eletta affatto per sotterrare chi sta dall’altra parte a prescindere, ma per sollevare in ogni modo utile il Paese in cui vivo.  Ed a rispettare il voto dei miei concittadini, mantenendo fede al mio Patto con loro. Lo dico ora, in un sabato di settembre, molto particolare. Perché oggi sono ancora un po’ più orgogliosa del mio Paese che in queste ore sta avendo la capacità di attrarre utenza da tutto il Piemonte, ed in alcuni casi, anche oltre, per la rievocazione medioevale biennale.

Quella in cui non c’è divisione di Partito, o sedia in consiglio, ma solo gente che lavora perché il migliore dei risultati ottenibili, sia confermato e superato.

Io sto dall’”altra parte” – e ne vado fiera -, ma sono una romantica, nulla da fare.

E a questa politica, questa solo, crederò sempre.

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