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TORINO. Voto in Piemonte, prova del nove per i rapporti di forza

Il centrodestra punta all’en plein, il centrosinistra ad evitare l’irrilevanza al Nord. C’è anche il Piemonte tra la posta in palio col voto di domenica e non è uno scontro marginale. Il risultato delle urne peserà sugli equilibri nazionali, con Matteo Salvini che nelle ultime ore di campagna elettorale è sceso in campo in persona per spingere la Lega. “Buttare giù il governo? Sono fantasie, io rispondo coi fatti, col lavoro”, sostiene il segretario federale stretto tra Forza Italia, che ha imposto alla coalizione il suo candidato governatore, e il Movimento 5 Stelle pronto – è il timore in ambienti parlamentari – a strizzare l’occhio al Pd per non vedere crescere troppo l’alleato di governo.
Se fino a qualche mese fa sembrava sicura la vittoria del centrodestra con l’eurodeputato Alberto Cirio, con il ‘vento del nord’ in poppa a far sembrare scontato il successo dell’assessore al Turismo nella giunta Cota, ora i pronostici della vigilia non sono più così certi. Con il governatore uscente Sergio Chiamparino (una certezza di consensi sotto la Mole che il Pd spera di far tornare roccaforte rossa) il centrosinistra ha ripreso quota. Dietro l’angolo lo ‘spettro’ del voto utile pentastellato che potrebbe far cambiar direzione all’ago della bilancia. “Basta propaganda su un impossibile voto disgiunto, il Movimento 5 Stelle è alternativo agli altri schieramenti”, afferma prima del silenzio elettorale il candidato pentastellato Giorgio Bertola, consigliere regionale uscente, con il professor Valter Boero del Popolo della Famiglia a completare la squadra dei contendenti ai nastri di partenza.
Per lo stesso Chiamparino “non ci sono le condizioni per un accordo tra chi è su posizioni opposte pressoché su tutto”, a cominciare dalla Tav. Ma la politica, si sa, è l’arte dell’impossibile, per dirla con le parole di Stig Dagerman. Gli ottimi rapporti dell’ultimo periodo con Chiara Appendino, la sindaca pentastellata di Torino, e il malcontento di una buona fetta degli elettori 5 Stelle, lasciano ipotizzare che da quella parte possa alla fin fine arrivare un aiuto al governatore uscente.
“Io sono contento della possibilità di cambiamento che diamo ai piemontesi dopo 5 anni di sinistra”, taglia corto Salvini.
Nelle ultime 24 ore il segretario della Lega è stato a Novi Ligure (Alessandria), Galliate (Novara), Verbania e Vercelli per chiedere ai piemontesi “un voto per il sì”. E per dire che “se la Lega prende tanti voti, si farà la Tav”, l’unico argomento capace di scuotere in queste settimane una campagna elettorale mai così piatta. Pazienza se il candidato Cirio non era la prima scelta del ‘capitano’, costretto a cedere a Forza Italia il Piemonte. Dove un’altra sorpresa potrebbe essere il risultato di Fratelli d’Italia, che col piemontese Guido Crosetto ha qui uno zoccolo duro. “Non si possono fare politiche di destra alleandosi con chi è di sinistra”, sostiene Giorgia Meloni, anche lei oggi nella regione. “Chi vota FdI – affonda – saprà di poter mandare a casa i 5 Stelle”.

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