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TORINO. Ombra Tav su voto Piemonte, il tema piomba su Regionali

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Le elezioni regionali, in Piemonte, ‘salgono’ sulla Tav. A quattro mesi dal voto il tema irrompe nel dibattito politico. E rischia di incidere sul verdetto delle urne, il governatore uscente Chiamparino che punta forte sul sì per recuperare lo svantaggio nei sondaggi dal centrodestra, e la Lega favorevole all’opera ma frenata dall’alleanza di governo con i 5 Stelle, apertamente contrari. Sullo sfondo la società civile, tra comitati e ‘madamin’, che questa volta non pare per nulla intenzionata a restare con le mani in mano nonostante l’invito a essere neutrali per non trasformare le piazze, come quella di sabato, in manifestazioni di partito.
Il flash mob in programma tra due giorni cercherà di replicare il successo del 10 novembre, quando l’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino e le ‘madamin’, che in piemontese vuol dire ‘signora’, radunarono 40 mila persone in piazza Castello. Questa volta ci sarà anche il governatore uscente, allora assente perché impegnato a Biella col presidente della Repubblica, “per contrastare un governo – spiega – che vuole mettere il Piemonte in un angolo e dire sì alla Tav, al lavoro, ai diritti, alla crescita”. Con lui, senza simboli e bandiere, tutto il Pd, che si aggrappa all’alta velocità per recuperare terreno elettorale e sperare così di mantenere la guida del Piemonte, unica regione del Nord ancora di centrosinistra.
La Tav non merita di diventare terreno di gioco elettorale, invece, per Paolo Zangrillo, coordinatore piemontese di Forza Italia. Che sarà sì alla manifestazione, “come per altro abbiamo fatto anche la scorsa volta”, ma “in qualità di normali cittadini”, senza simboli e bandiere “per rispettare il volere degli organizzatori”. Un modo, comunque, per strizzare l’occhio alla piazza, così da non lasciare troppo campo al Pd, “che per anni – ricorda l’esponente azzurro – ha giocato con la protesta per ottenere consensi”.
I promotori del flash mob, del resto, vogliono “un po’ di attenzione”. Anche dal vicepremier Di Maio, tirato per la giacchetta dopo l’interesse dimostrato per i gilet gialli francesi, con il Movimento 5 Stelle che alle urne di maggio può contare sul voto di chi si oppone al supertreno ma non sul sostegno di imprenditori e associazioni di categoria, convinti che Tav faccia rima con crescita e sviluppo. Non sta alla finestra la Lega che, nonostante l’alleanza di governo e la prudenza nelle dichiarazioni del suo leader Matteo Salvini, indossa la ‘foglia di fico’ della apoliticità della manifestazione di sabato per prendervi parte, pronta “a sostenere con forza – dice il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari – le ragioni dei sì”. Così da non perdere il treno.

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