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TORINO. Nosiglia, i nomadi non sono il peggio della città

Nosiglia
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Sarebbe un approccio sbagliato quello di giudicare i Rom come il peggio della nostra città dimenticando invece altre situazioni ugualmente problematiche e più gravi dal punto di vista del danno sociale: penso alla corruzione, allo spaccio di droghe, allo scarto dei più poveri, all’indifferenza verso chi è in difficoltà”. E’ quanto scrive l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, in una lettera ai comitati spontanei delle circoscrizioni cittadine V e VI.
“Ricordo – prosegue il documento – una sensazione che condividiamo tutti: il crescere della illegalità violenta e l’insicurezza che si diffonde nei quartieri, del rubare l’anima ai giovani e ragazzi con proposte devastanti la loro personalità in crescita e la loro libertà”. “Tutto questo – sottolinea Nosiglia – non significa giustificare la situazione dei campi Rom, ma nemmeno demonizzare in modo assoluto e totale tutti i Rom”.
Il documento è stato letto durante una riunione dei Comitati e, come spiega Sergio Durando, direttore della Pastorale Migranti diocesana “fa seguito alla richiesta dei cittadini di incontrare l’arcivescovo per presentare una proposta di deliberazione di iniziativa popolare sul superamento dei Campi nomadi nell’area Stura e sulla lotta all’inquinamento”.
Durando afferma che “la risposta di monsignor Nosiglia è stata colta come un segnale di attenzione e vicinanza della Chiesa Torinese a un problema molto sentito dalla popolazione residente nei territori delle circoscrizioni 5 e 6”.
Nosiglia afferma che “non mancano nei campi Rom famiglie che vorrebbero vivere in modo civile e dignitoso, ma ne sono impedite da un ambiente dove dominano i violenti, in un clima che favorisce l’assenza di regole”.
“Il degrado delle discariche abusive – continua l’arcivescovo – è provocato non solo dagli abitanti dei campi, ma anche da altre persone e famiglie italiane, che abitano magari anche in località distanti, ma che usano questi terreni pagando a chi gestisce questo commercio abusivo, a scapito degli stessi abitanti dei campi. A completare il degrado ci sono poi i topi, che nella sporcizia diventano ancor più temibili portatori di malattie”. Nosiglia aggiunge che “sono i bambini e i giovani ad essere più esposti e più penalizzati: la scuola, che dovrebbe essere un diritto e insieme un’opportunità di promozione umana e sociale, per molti di loro rimane un sogno lontano, sia per le difficoltà a raggiungerla coi trasporti pubblici sia per l’insufficiente attenzione delle famiglie”.
“I problemi – dice ancora Nosiglia – non sono dunque solo di ordine pubblico, ma anche culturale e sociale e vanno affrontati insieme a quelle famiglie Rom che sono disponibili, isolando, come voi dite, i facinorosi e violenti che impongono la legge del più forte con attività illecite e dannose per tutta la comunità”.
Nosiglia prosegue affermando che “circa lo sgombero, che io chiamerei spostamento, occorre, come si sta facendo anche con i rifugiati del Moi, accogliere il parere positivo degli abitanti e offrire loro una alternativa dignitosa”.

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