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SETTIMO. Giornali

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Il nostro leader maximo Liborio Lamattina, magari non è simpatico a tutti, ma molte volte ci azzecca: in un bell’intervento di un paio di settimane fa tesseva le lodi dei giornali, in particolare quelli locali, più volte nella storia dati per morti, ma più vivi che mai.

Il giornale è sinonimo di libertà, democrazia, socialità, umanità, critica.

Da un’intervista a Thomas Jefferson, uno dei fondatori degli Stati Uniti: “Tra un governo senza giornali e giornali senza governo, scelgo la seconda.” Aveva ragione. Senza giornali perderemmo un pezzo importante di noi stessi. Vale per noi giornalisti, ma vale anche per tutti voi che ci leggete. E anche per chi non legge i giornali.

Ogni sistema di comunicazione è importante per la libertà: ma niente come la carta stampata è in grado di garantirci le riflessioni di cui necessità la verità. Dentro un social si possono scrivere tante cose, anche tante balle, ce ne accorgiamo ormai quasi quotidianamente; su un giornale non è possibile, o almeno, è più difficile. Il giornale si legge con calma, impone ponderazione, riflessione. La carta stampata, in particolare quella settimanale, dove si corre, certo, ma un po’ meno che altrove, dà più tempo per pensare alla pagina e alle parole che abbiamo davanti. E, di conseguenza, per noi che stiamo da questa parte, a cosa stiamo scrivendo.

Per questo, anche se ci hanno dato per defunti da un pezzo, siamo ancora qui e in buona compagnia, giornali grandi e piccoli, riviste specializzate, stampa confessionale, cattolica soprattutto, ma anche altra. Ogni sistema di comunicazione, all’avvento di un nuovo sistema, tende a specializzarsi e a trovare nuovi canali per interessare quella fetta di pubblico che gli rimane affezionata. Tocca anche a noi. Per questo, ogni tanto, ci rinnoviamo. Ma state tranquilli, cambia la forma, può darsi anche la grafica o qualche firma, ma la libertà quella non cambia, ce la teniamo stretta.

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