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SALUGGIA. «E’ solo qualche euro in più al mese…»

Riceviamo e pubblichiamo. Scriviamo riguardo all’articolo comparso su La Voce del 20 novembre a pag. 38 dal titolo: “Ci aumentiamo lo stipendio per dare più soldi ai poveri…”. Le cifre riportate se pur corrette sono inserite in un contesto di frase poco chiaro e fuorviante in quanto, leggendo il testo, sembra che ogni assessore percepisca la somma mensile di 1211,21 euro invece degli effettivi 279,50 lordi. Tale mancanza di chiarezza (ci sono state chieste spiegazioni da parte dei cittadini) speriamo sia dovuta solo ad una scarsa capacità comunicativa da parte del giornalista, che peraltro non si firma, e non ad una voluta ambiguità al fine di cercare di screditare politicamente l’Amministrazione. Leggendo senza la dovuta attenzione si ha la chiara impressione che le somme percepite siano molto più elevate di quanto realmente elargito.

Al netto delle tasse e delle spese sostenute dagli assessori di tasca propria in quanto nessuno percepisce rimborsi spese, si evince che la cifra netta elargita in più rispetto al 2018 è di qualche euro al mese. Considerando l’impegno profuso per amministrare e la costante attività quotidiana dedicata, si ritiene veramente di basso profilo quanto riportato dal giornale. La fiducia dimostrata dai nostri concittadini confermandoci per un secondo mandato ci soddisfa più dei pochi euro elargiti per legge.

Francesco Bernini, assessore a lavori pubblici e aree verdi

Adelangela Demaria, assessore alle politiche sociali

 

1. Stando a recenti statistiche, quasi la metà dei cittadini italiani è da considerare “analfabeta funzionale”: in grado di leggere, cioè, ma non di capire ciò che legge. Non ci stupisce, quindi, che di fronte a una frase come “per i quattro

assessori, di cui un vice-sindaco, si prevede un’indennità complessiva lorda mensile di 1211,20 euro rispetto ai 920

euro attuali” ci sia chi capisca che “ogni assessore percepisca la somma mensile di euro 1211,21”.

2. Nell’articolo citato ci si è limitati a riportare:

a) l’aumento delle indennità (notizia vera e verificata, tanto che gli stessi assessori riconoscono che le cifre indicate sono corrette);

b) un breve commento del gruppo consiliare di minoranza;

c) la replica del sindaco.

Dopo aver riportato la notizia si è quindi dato spazio ad entrambi i gruppi consiliari. Comprendiamo però che, in un contesto in cui anziché con giornalisti si vorrebbe solo avere intorno trombettieri e lacché, per qualcuno far parlare anche la minoranza significa voler «cercare di screditare politicamente l’Amministrazione».

3. In ogni caso, va rilevato che in nessuna frase dell’articolo citato si eccepisce sul fatto che la somma percepita sia “troppo alta”: se la normativa lo consente, fanno benissimo gli amministratori saluggesi ad avvalersene.

4. Il problema – evidenziato in un articolo di commento, e non in quello citato dagli assessori – sta piuttosto nel fatto che, con la modalità di pagamento scelta dalla Giunta saluggese, i cittadini non possono verificare quanto delle somme percepite da sindaco e assessori venga effettivamente speso per trasferte istituzionali, o – come sostiene il sindaco – per elemosine ai poveri. Dal momento in cui le somme escono dalle casse del Comune ed entrano nelle tasche – o nei conti correnti – degli amministratori, infatti, il denaro si trasforma da pubblico a privato, eludendo così ogni possibilità di controllo. Magari il sindaco ogni mese dà mille euro ai poveri, o magari ne dà dieci, ma può raccontare quel che vuole perché nessuno lo saprà mai. Se invece a dare gli stessi soldi ai poveri fosse il Comune (come accade nei paesi normali, dove gli amministratori capiscono la differenza tra pubblico e privato), senza passare attraverso il portafogli e il buon cuore del sindaco, il dato sarebbe pubblico e verificabile.

5. Oltre ad essere oggettivamente omertosa, la modalità di pagamento delle indennità scelta dalla Giunta saluggese finisce anche per essere fiscalmente “stupida”: una parte del denaro che potrebbe essere speso dal Comune per aiutare i poveri, infatti, in questo modo finisce al Fisco. Eh sì: perché nella dichiarazione dei redditi gli amministratori devono dichiarare tutta la somma percepita, indipendentemente dall’uso che poi – una volta che i soldi sono entrati nelle loro tasche – decidono di farne. Se invece ad utilizzare quei soldi per scopi sociali fosse direttamente il Comune, ciò sarebbe completamente esentasse. Ma ci rendiamo conto che è un ragionamento che, in un Paese in cui l’analfabetismo funzionale domina e il clientelismo è ancora molto diffuso, è difficile da far capire.

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