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giuseppe conte

ROMA. Sicurezza: continua l’offensiva di Regioni e Comuni

E’ ancora la legge sulla sicurezza a scaldare gli animi di alcune regioni di centrosinistra, un drappello numeroso pronto a impugnare il provvedimento davanti alla Consulta. Basilicata e Sardegna le new entry, che vanno ad accodarsi a Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte, con il possibile ingresso della Campania, delle Marche e del Lazio. Maretta pure tra i Comuni, anche se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avverte sul rischio che sul decreto sicurezza “possa esserci qualche pregiudiziale ideologica, ma io arriverò al tavolo con l’Anci senza pregiudiziali”. Intanto ha raggiunto quota 450 il numero dei sindaci schierati a favore del decreto, con un peso specifico non indifferente in vista del Comitato Direttivo dell’Anci.
Il braccio di ferro tra i governatori rischia di arrivare a vette mai raggiunte. Ieri ad esempio lo scontro tra Salvini e Conte sulla vicenda dei migranti della Sea Watch e Sea Eye ha indotto i presidenti di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia (appartenenti al Carroccio) a prendere posizione a favore del titolare del Viminale. Ma la contrapposizione dura si sta consumando in queste ore con i governatori che hanno intrapreso la strada del ricorso – consentito dall’articolo 127 della Costituzione – mettendo nel mirino soprattutto l’articolo 13 del decreto con le disposizioni sull’iscrizione al registro dell’anagrafe per i richiedenti asilo, che a loro dire metterebbe a rischio la possibilità di questi di usufruire dei trattamenti sanitari.
In casa Anci è una vigilia difficile e si teme il muro contro muro, tant’è che il presidente Decaro ha tentato di calmare gli animi ricordando che l’Associazione “rappresenta tutti i Comuni d’Italia” e quindi “non può essere trascinata in una                 campagna elettorale permanente”. Per questo, ha aggiunto, “domani i sindaci come sempre si confronteranno in modo costruttivo per individuare delle proposte e portarle a un necessario scambio con il governo”. L’attenzione ora volge al plotoncino dei 450 sindaci – tra cui quelli di Genova, L’Aquila, Trieste e Venezia e di 25 città capoluogo di provincia, vale a dire Alessandria, Andria, Arezzo, Ascoli Piceno, Chieti, Como, Frosinone, Grosseto, La Spezia, Massa, Monza, Novara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Savona, Siena, Terni, Treviso, Urbino, Verona, Vicenza, Viterbo e Udine – e al peso che sapranno mettere in campo a difesa della legge. Nel frattempo a Palermo, città dalla quale giorni fa è partita l’idea di avviare una forma di ‘disobbedienza’ alla legge sicurezza per quanto riguarda la parte dei permessi di soggiorno per protezione umanitaria, si è iniziato a protocollare i certificati di iscrizione all’anagrafe, che saranno poi firmati personalmente dal sindaco Leoluca Orlando al fine di salvaguardare gli impiegati dell’Ufficio anagrafe.

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