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ROMA. Migranti: Salvini, senza cambi stop ‘Sophia’ a fine anno

Giorni contati per ‘Sophia’ la missione europea di contrasto all’immigrazione irregolare nel Mediterraneo? L’operazione – in sigla Eunavformed – scade il 31 dicembre. “E non riteniamo opportuno che continui”, se non cambiano le regole che indicano l’Italia come unico Paese di approdo dei migranti soccorsi, ha annunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini in audizione al Comitato Schengen.
L’Ue, da parte sua, valuta la possibilità di una proroga tecnica di 6 mesi, mantenendo le condizioni attuali con l’impegno a trovare una soluzione definitiva ai nodi cruciali dei porti di sbarco e della ripartizione delle persone soccorse. In oltre tre anni di attività sono stati 45mila i migranti salvati dalle navi europee (il 9% del totale).
Il negoziato a Bruxelles va avanti da mesi. L’Italia ha presentato una sua proposta di modifica delle regole d’ingaggio della missione per introdurre una rotazione dei porti di sbarco per i migranti soccorsi in mare, coinvolgendo anche gli altri Paesi partecipanti. Ma affinchè una modifica passi c’è bisogno di un accordo all’unanimità di tutti i Paesi membri. Accordo che finora non c’è stato ed è improbabile arrivi prima del 31 dicembre. “Noi – ha spiegato Salvini – manteniamo ferma l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in Italia. Al momento non ci sono progressi significativi nel negoziato, nonostante le nostre richieste di cambiare le regole d’ingaggio. Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione”.
Nell’audizione il ministro ha parlato anche degli sforzi dell’Italia per cambiare il regolamento di Dublino “che penalizza fortemente il nostro Paese, ma gli esiti sono stati nulli”. Succede così che dall’inizio dell’anno sono stati accertati oltre 31mila cosiddetti ‘dublinanti italiani’ da altri Paesi europei. Si tratta di migranti che hanno fatto in Italia la domanda di asilo e poi si sono spostati in altri Stati che li hanno rintracciati ed hanno chiesto di riprenderli all’Italia, in quanto Paese di primo ingresso e quindi competente per l’esame della domanda di asilo secondo le direttive del regolamento di Dublino.
Nei suoi sei mesi da ministro Salvini ha poi messo a bilancio un calo dell’83% degli sbarchi, passati dai 56.814 del secondo semestre del 2017 a 9.581. Da giugno ad oggi sono stati poi rimpatriati 2.774 migranti irregolari, di cui 1.984 con accompagnamento alla frontiera. Le espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo sono state 66. Gli ospiti del sistema di accoglienza sono 141.851, in calo del 24% rispetto allo scorso anno. Diminuiscono anche le domande di asilo: sono 49mila quest’anno (-60%). I Centri di permanenza per il rimpatrio attivi sono 7 per complessivi 1.345 posti, ma solo 715 effettivamente disponibili. Entro gennaio si raggiungerà la capienza massima prevista ed entro giugno saranno attivate strutture in altre regioni per ulteriori 400 posti.
Infine, Salvini ha rivendicato la cancellazione della protezione umanitaria contenuta nella legge sulla sicurezza. “Su circa 40mila tutele umanitarie concesse negli ultimi 3 anni – ha ricordato – solo 250 sono state poi convertite per ricongiungimenti familiari e solo 3.200 per permessi di lavoro.
La conseguenza è che la gran parte di queste persone è rimasta in Italia senza concrete prospettive di stabilizzazione e con il rischio, molto concreto, di essere attratta in percorsi di illegalità”.

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