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Ospedale di Palermo: qui è l’inferno!

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Inefficienze organizzative apicali vanificano i buoni propositi di pochi – Ed anche il Ministero Tace. Mi è purtroppo capitato di dovermi recare urgentemente a Palermo per gravi problemi di salute di mio padre. Il paradosso è che in seguito ad una visita di controllo programmato, presso la struttura di eccellenza del Piede Diabetico, anziché essere ricoverato viene inviato al Pronto Soccorso per accedere al ricovero stesso!!

Qui vi si reca alle 15,30 del 7/1 e……. ad oggi (17,00 dell’8/1) ancora in pronto in attesa di un consulto per il successivo ricovero….. e come lui tanti altri pazienti vittime dell’inefficienza organizzativa!

Nella lunga attesa ho effettuato ricerche ed indagini scoprendo che,? Ciclicamente, nello stesso periodo dell’anno il fenomeno dell’attesa infinita in pronto soccorso assume proporzioni preoccupanti. La condizione di sovraffollamento dei Pronto Soccorso, pur ripetutamente denunciata dagli operatori, appare immobile ed irrisolta.

Ciò può essere dovuto all’incremento degli accessi nel periodo invernale, certo ma non vero è/o solo, oppure a difficoltà organizzative della struttura ospedaliera che dovrebbe offrire le prestazioni in tempi ragionevoli ed accogliere i pazienti meritevoli di ricovero. E in effetti ciò che ho potuto costatare nella mia esperienza……. è stata la presenza di numerosissimi pazienti in attesa di un posto letto, collocati in una grande area all’interno della quale i box predisposti ospitavano 2 o 3 pazienti contemporaneamente su barelle o poltrone.

La promiscuità era palese ma era soprattutto la discrepanza tra le forze in campo ed i pazienti da assistere che non rassicurava sulla effettiva adeguatezza ed esaustività delle prestazioni necessarie e dovute in un contesto così particolare come un Pronto Soccorso.
Quali siano le ragioni per le quali delle strutture come i Pronto Soccorso, in teoria dedicate alla gestione delle emergenze, si trasformino in improvvisati ed improbabili reparti di degenza non è probabilmente di immediata comprensione, ma la ciclicità e l’ubiquità del problema suggerisce una genesi sistemica: scarsezza di risorse (in primis di posti letto), inefficiente utilizzo delle stesse, incapacità di riprogettare percorsi assistenziali, insufficiente o assente governo dei processi incidono in maniera diversa o concorrente a generare una condizione di scarsa qualità delle prestazioni e probabilmente di rischio per i pazienti. In questo contesto il sistema gode non già della connivenza dei malati ma, piuttosto, della loro volontà di uscire da un incubo e dimenticarlo.

Appena dimessi, infatti, cessano le lamentele, pur giuste, ed evitano di combattere perché il sistema migliori nel l’accoglienza dei successivi sventurati! Ma se tutto questo è vero e noto, perché non intervengono la direzione generale, i manager e la direzione sanitaria?!

William Pipitone

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