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Mestieri di una volta. Calderaio, ramaio. Magnin

Oltre alla pastorizia e all’agricoltura  artigianale famigliare, l’elemento base di cui si valeva il Piemonte e particolarmente il Canavese era certamente l’abilità e l’intrprendenza dei mestieranti: vale a dire i sarti, le lavandaie, gli stovigliai in terracotta e legno, i salami, i vetrai ed altri ancora, venditori itineranti che non appartenevano ad una categoria specifica ben definita, ma espletavano la loro opera in vari campi. Sempre venuti su da una scuola ardua e difficile che trascurava la pura teoria a vantaggio esclusivo della pratica. Da una di queste categorie ci giungono i “Magnin”. 

Particolarmente nella piana di Castellamonte e Cuorgnè giungevano nei vari paesi i magnin-stagnin a piedi con sulle spalle un capace cabass (gerla), contenente un piccolo mantie con gli attrezzi, lo stagno e l’acido per saldare, lamelle sottili di rame e chiodi a testa larga piatta con cui rattoppavano ogni genere: ramin-e (pentole), casse (mestoli a fondo piatto), schiumarole, secchie e scaldaletto. Nel paese dove giungeva allargava un minuscolo cavalletto di ferro arugginito sul quale poneva uno spesso asse di legno ove posava gli attrezzi da lavoo, mentre di lato costruiva con mezzi di fortuna una piccola fucina. Svolgerva il suo lavoro remunerativo e necessario rientrando a casa stanco ma fiero d’ascoltare, nella tasca del panciotto, il suono delle monete guadagnate.

di Angela Valle

Dal libro “Echi del Passato”

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