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Le quotidiane paure

Le quotidiane paure
Paura e più antico sentimento del mondo. Risale alle origini della vita e ci fa sentire più umani, ma anche più simile agli animali, entrambi proviamo la stessa emozione in funzione protettiva. Da sempre i popoli hanno avuto a che fare con la paura e dunque con le modalità per controllar la e vincerla. I greci avevano immaginato due divinità complementari per rappresentarla: Deimos, il dio della paura consapevole di fronte una minaccia, e Fobos, figlio di Ares e di Afrodite, il dio della paura irrazionale istintiva. Delle due modalità di reagire di fronte a un pericolo conosciuto o ad un evento sconosciuto, la modernità a declassato Fobos, preservando una sola paura, quella razionale, che l’essere umano può dominare utilizzando le moderne conoscenze scientifiche e la tecnologia per prevenire, contrastare e ridurre il peso di una minaccia. Oggi nel tentativo di esorcizzare la paura dell’ignoto, non siamo riusciti però a disfarci delle paure irrazionali e incontrollabili, se non rimuovendo e relegandole tra le ansie. Del regno di Deimos oggi rimane assai poco e di Fobos, la moderna coscienza ha ridotto a definire queste paure delle manie compulsive, idiosincrasie, comportamenti ansiosi. Insomma le piccole quotidiani paure, frutto di relazioni spontanee di fronte a qualcosa che ci turba, ci inquieta o semplicemente non ti piace. Sembra che le paure siano prive di una reale motivazione, benché trovino cause scatenanti nei ricordi d’infanzia, in piccoli traumi dimenticati. E se la paura, quella razionale per l’ignoto rimane una cosa seria, sulle fobie si finisce per scherzare, accogliendole come innocue mania che colorano la vita quotidiana. Le fobie a differenza della paura, hanno una particolarità, si alimentano delle nostre urbane fragilità, si evolvono e si adeguano alle mutate condizioni sociali, assumendo le denominazioni più disparate e coinvolgendo tutte le nostre umane declinazioni. Oggi esistono fobie che hanno a che fare con le criticità del nostro tempo, nascono dalla difficoltà di relazionarci con le persone, dalla diffidenza verso l’altro ma anche dall’ansia da prestazione, dal timore di essere giudicati, dall’insoddisfazione e dallo stress. Potremmo chiamarle ansie post moderne, provocate dalla perdita delle certezze, dal malessere sociale e soprattutto dalla solitudine. Talvolta il bisogno di uscire dal ragionamento è impedito dalla biofobia, la repulsione a convivere con i nostri simili o addirittura l’angoscia della solitudine la monafobia che spinge a ricercare il conforto degli altri specie sui social, dove la distanza e la leggerezza dei legami protegge da spiacevoli invasione di campo. Per questo esiste una fobia, l’oicofobia, quella di veder violata la propria sfera privata come pure la come pure di essere derubati delle proprie identità. Il paradosso è che sui social il privato diventa pubblico e lo stato sul social con post porta a raccogliere favore dei follower, quelli che seguono la pagina. Così l’ansia di vivere un’esistenza piena, per timore di essere travolti dalla noia mortale ci può far cadere nella atarassofibia, che è l’angoscia di vivere in assenza di stimoli e senza interessi. L’attuale crisi economica ha costretto a rivedere gli stili di vita inducendoci al maggiore risparmio e, ed è nata la pauperifobia, paura di apparire poveri agli altri che costringe delle persone a esibire un agiatezza apparente per evitare il giudizio sociale. E durante le feste specialmente a Natale spunta la singenesofobia, la paura dei parenti, la paura di essere interrogati da loro. La più attuale delle fobie e la nomofobia, la paura di essere esclusi dalla rete telefonica mobile, di non potere comunicare con nessuno. Questo è un grande motivo di ansia per chi vive costantemente connesso, non stare un giorno senza postare qualcosa seminando sui social tracce indelebili della sua vita privata, di incontri, viaggi, piaceri, emozioni. Personalmente non mi prende il panico quando non c’è campo, non mi sento perduto se non arrivano messaggi dal cellulare, ed invece di essere assalito da un senso di disperazione, provo piacere a stare per poco purtroppo, con i miei pensieri. Certo come tutti ho delle paure ma come fare a vincerle? Forse bisognerebbe fare come facevano gli antichi spartani che, temendo il panico in battaglia dipingevano scudi l’immagine della Gorgone o del dio Fobos, raffigurato con zanne bianche e gli occhi di fuoco, e usavano le proprie paure per terrorizzare i nemici!
Favria, 16.09.2018 Giorgio Cortese

Capisco di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e mi sento come se avessi perso un amico.

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