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LAMPORO. Simone Arcuri, ragazzo del cabaret nel mondo della stand-up comedy

Simone Arcuri

Se lo osservi e lo conosci – almeno un po’ – non puoi mettere in dubbio la sua volontà di ironizzare e auto ironizzare di fronte alla quotidianità e ai problemi che essa porta con sé. Questo è lo spirito di Simone Arcuri, lamporese per nascita e torinese d’adozione. In seguito al diploma conseguito presso l’istituto magistrale “Rosa Stampa” di Vercelli, Simone ha iniziato a viaggiare e lavorare in giro per l’Italia, fino a stabilirsi a Torino perché per lui, come per molti altri giovani, l’identificazione in una realtà di provincia risulta essere quasi soffocante, sostanzialmente non gli appartiene. Ma lui di questa provenienza non rinnega nulla, anzi, sono due i punti focali a cui sa di dovere tanto: il primo è la famiglia; una famiglia abbastanza numerosa, molto partecipe alle attività del territorio ed indubbiamente aperta e calorosa (anche perché, se così non fosse, Simone non avrebbe imparato ad affrontare la vita nello stesso modo).

Il secondo punto non si discosta molto da qui, invece. Si tratta di una paternità artistica. Il vero avvicinamento al mondo della recitazione è vissuto da Simone a sedici anni, con la partecipazione al suo primo spettacolo: La dodicesima notte di Shakespeare, in cui ha recitato con Giovanni Mongiano. Egli riconosce l’importanza della vicinanza con questo artista che ha saputo mostrare severità ed incoraggiamenti nei modi giusti fino a rendere evidente a Simone ciò che da sempre avrebbe dovuto esprimere, insegnandogli come poterlo fare. Proprio per questo motivo, se dovesse guardare al futuro, Simone vorrebbe tornare sul palco con lui.

Nel frattempo, però, nella distanza fisica dal suo “papà artistico”, sono stati numerosi i successi e le partecipazioni del giovane Arcuri a svariate tipologie d’intrattenimento. Nel 2016, in particolare, è stato coinvolto in un doppio impegno: il primo riguarda la partecipazione al film La stanza del sorriso (regia di Enzo Dino e Ferdinando Vetere) nel ruolo di Mattia, un giovane ragazzo nella fase terminale della lotta contro il tumore. «È stato un ruolo difficile – spiega – perché mi ha richiesto un lungo lavoro d’indagine e di documentazione per poter capire come impersonare al meglio Mattia, essendo – fortunatamente – distante da questo tipo di situazione, sia personalmente che a livello famigliare». Un ruolo in cui, effettivamente, non tutti vorrebbero calarsi e con il quale vorrebbero empatizzare. Inoltre, le riprese si sono svolte presso casa Ugi a Torino in cui, seppur non direttamente, l’impatto con la realtà si è dimostrato forte. Attualmente il film è in fase di stallo, anche se si spera che possa uscire al più presto, soprattutto perché parte del ricavato verrà devoluto proprio alla struttura. Inoltre, quasi parallelamente, si stavano svolgendo le riprese di Nine – The series, una webserie psicologica torinese interamente autoprodotta, che racconta delle vicissitudini di otto pazienti e del loro psicologo attraverso un viaggio nelle manie, nelle ossessioni e nei lati più nascosti della psiche umana, in cui interpreta Damiano Silvestri Venturi. Damiano Venturi è un giovane uomo in carriera che sarà costretto a fare i conti con i suoi “fantasmi” in seguito ad un evento significativo della sua vita. La webserie in particolare ha portato i ragazzi a raggiungere una classificazione nazionale, riscuotendo un discreto successo soprattutto nel torinese. («C’è stato un periodo – racconta Simone – in cui le persone iniziavano a riconoscerci per strada, e questo è stato assolutamente imprevedibile»). Infine, nel 2018, la partecipazione al festival nazionale del cabaret “Facce da bronzi” dove, presso il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, Simone si aggiudica – soddisfatto – il quarto posto. E, nel giugno di quest’anno, ha conseguito il diploma di corso triennale in stand-up comedy e cabaret presso l’“Accademia del Comico”. Attualmente, con alcuni dei suoi compagni di corso, ha intenzione di proseguire nel mondo della stand-up comedy scrivendo i suoi monologhi in cui racconta di vita vissuta. E intanto, chissà se Mongiano vorrà rispondere al suo appello.

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