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Un momento della battaglia al Borghetto

IVREA. Troppi carri, cavallanti e pure tiratori. A chi la titolarità?

L’idea che si sta facendo avanti è di lasciare la titolarità dei carri solo ai cavallanti e non anche ai tiratori.
Non l’avessero mai detto. Immediatamente il popolo delle arance s’è diviso in due  tra i favorevoli e i contrari, tra chi dice “era ora” e chi è già pronto a procurar battaglia come quel cuore impavido di Braveheart.

Puntuali come un orologio a cucù, mano a mano che si avvicina il tempo del Carnevale, in città si comincia a discutere di una festa che è ormai  una delle molecole del dna degli eporediesi e ne fa un codice genetico per certi versi raro, per non dire unico.

Il problema è vecchio come il cucco e per capirlo bisogna andare indietro di almeno venti anni quando cominciarono i casini intorno ai carri da getto che erano diventati troppi e si doveva immediatamente mettere una toppa.

Ecco che l’allora presidente del Consorzio Elvio Gambone ebbe la pensata: un albo dei carri da getto a cui iscriversi.

Un modo come un altro per limitarne la proliferazione, per mettere uno stop, per cercare di impedire ai tanti che volevano un carro tutto loro di fiondarsi nella mischia. Operazione inutile. Non diminuirono. Al contrario continuarono ad aumentare, con l’aggravante dell’esistenza di un albo che ne riconosceva, per l’appunto la titolarità…

Seguirono negli anni numerose riunioni in Santa Marta. “Così non si può andare avanti…. Diteci voi che cosa dobbiamo” insisteva Gambone. “Il massimo dovrebbe essere 30”, esorcizzava e esorcizza ancora oggi

E si decise per un tetto massimo di trenta, con l’obbligo del pagamento di una tassa di iscrizione…

Poi?

“Poi è arrivato Della Pepa e siamo arrivati a 55 che è un macello. Ce ne siano accorti tutti… Oggi ce ne sono troppi e lo si capisce dal numero delle arance. Si è passati da 6 mila a 9/10 mila quintali che è uno sproposito…”.

Tutto bene ma resta da capire che cosa si risolverebbe con il passaggio della titolarità al solo cavallante.

“E’ indubbio che per il cavallante la battaglia rappresenti un business – scuote la testa GamboneSono gli unici che ci guadagnano e ne guadagnano per quel che ne so abbastanza da mantenere il cavallo tutto l’anno…. Assegnare a loro la titolarità esclusiva potrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, abbassare il numero dei partecipanti che peraltro sono talmente tanti che litigano sui chi sia il proprietario. Oggi sui carri ci salgono nei giorni di battaglia anche più di 40 persone…”

E Gambone il dito lo punta anche sulle squadre a piedi. Ssono in troppi? “Che senso hanno 1.400 persone al Borghetto? Sono talemnte tante da impedire a chiunque di potere assistere alla manifestazione…”. 

E se è vero che i “carri da getto”, negli ambienti che di questo vogliono parlare, sono sulla bocca di tutti, è altrettanto vero che “ufficialmente” il problema non esiste.

Ce lo dà per certo il neopresidente della Fondazione dello Storico Carnevale Piero Gillardi.

“Fino a qualche anno fa, diciamo intorno al 2012, sui carri salivano 15/20 tiratori e già c’erano dei problemi – racconta – Si trovò una soluzione, con l’allora presidente dell’albo dei cavallanti Elio Vittone Mea per assegnare la titolarità del carro, 50 per cento a loro e 50 ai tiratori. Un modo per obbligarli ad andare tutti d’accordo… Oggi ci sono carri che sono vere e proprie squadre con 40, anche 50 tiratori e decine e decine di amici e famigliari al seguito…”.

Morale? Sempre che ci sa?

“I problemi continuano ad esserci, ma qualsiasi soluzione non deve rompere gli equilibri costruiti nei decenni.  Quando due soggetti costituiti con atto pubblico sottoscrivono un accordo non gli si può  dire che da domani cambia tutto. Sono loro che devono sedersi intorno ad un tavolo e discutere…”.

Coscienti tutti che la società cambia ed è cambiato negli anni anche il modo di vivere il Carnevale.

“Proprio così – ammette Gillardi

La società è in continua trasformazione e il carnevale viaggia ad una velocità anche superiore… E’ una questione di numeri. Solo lo scorso anno le squadre a piedi sono cresciute del 20%. Gli attori della battaglia ormai sono circa 10 mila… Il cambiamento è un fenomeno che non si può ostacolare, al massimo governare. Anche perchè nessuno sarebbe in grado di fare rispettare nulla se no c’è condivisione…”.

Più o meno allineato il presidente dei cavallanti Roberto Anselmo Pagliughi, titolare dell’omonimo negozio a Burolo.

“Sì! E’ vero – ammette – Certi cavallanti vorrebbero ritornare in possesso della titolarità piena del carro. Il problema è che oggi non esistono regole. Ne parleremo con l’associazioe Carri da getto e va da sè che ogni decisione andrà presa in sieme, anche perchè quando si cambiano le regole c’è a chi piacciono e a chi no… Poi è vero che si è sempre trovato un punto di incontro.”

E Pagliughi ci tiene a precisare che i carri saranno anche 54 ma in ognuno dei tre giorni di battaglia ne circolano solo i due terzi come si decise ai tempi di Gambone.  E poi anche che aldilà del numero dei tiratori c’è un limite naturale di tiratori per carro . “Sono aumentati ma è anche per un questione di costi. In tanti tirano solo una giornata…”.

Perchè fare il tiratore costa e dipende, dai finimenti utilizzati, dalle casacche, dalle quantità di arance.

“Non meno di 200 euro – sottolina Pagliughi – Ma è come andare a cena fuori. La spesa dipende dal ristorante e da quel che prendi…”.

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