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DOMODOSSOLA. Migrante respinta partorì neonata morta, svizzero condannato

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Il tribunale militare d’appello ha confermato la condanna nei confronti della guardia svizzera accusata di aver causato con la sua condotta l’aborto di una donna siriana, durante le operazioni di respingimento in Italia. L’episodio risale al 2014. I giudici di secondo grado hanno trasformato in una pena pecuniaria la condanna a sei mesi inflitta in primo grado.
Il sergente maggiore, oggi 58enne, era accusato di lesioni colpose e inosservanza di prescrizioni di servizio.
La donna siriana, allora 22enne e al settimo mese di gravidanza, perse il bambino che aveva in grembo appena scese dal treno alla stazione di Domodossola (VCO), dove con altri 36 siriani venne rimandata dalla polizia di confine svizzera. Il gruppo era entrato in Svizzera su un treno notturno diretto a Parigi: al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) venne respinto e rimandato in Italia, dove la donna si sentì male partorendo una bimba morta. La famiglia siriana ottenne asilo politico in Italia, la bimba venne sepolta nel cimitero di Domodossola.

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