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castello di cuccaro

Cristoforo Colombo era un piemontese

Sembra incredibile eppure sembrerebbe anche la verità. Cristoforo Colombo, il temerario navigatore che sfidò re e regine per inseguire il suo sogno che si realizzerà nella scoperta di quel Nuovo Mondo che aprì uno tra i più importanti capitoli della storia, era piemontese, più precisamente monferrino. 

Il suo paese d’origine si trova a circa quindici chilometri da Casale Monferrato: tra Lu, Vignale, Quargneto e Fubine. Nel castello di Cuccaro Cristoforo ebbe i nobili natali nel 1451. Il castello appare oggi alquanto trasformato e privo di gran parte della sua fisionomia iniziale. Risale all’XI secolo e via via ha subito tutta una serie di trasformazioni che ne hanno modificato l’assetto originario. 

Nel suo interno, tra i busti degli antenati, vi è pure quello di Domenico Colombo, padre di Cristoforo e in un soffitto di una sala è rimasto, purtroppo in cattive condizioni, un affresco che raffigura l’ardito uomo di mare al momento dello sbarco a San Salvador. 

E’ andato perduto invece un antico ritratto di Cristoforo, riconosciuto oltretutto autentico dallo storico Herrera Ballestreros Beretta, autore di una importante Storia del Portogallo in cui discorrendo del famoso navigatore lo considera “….Natio del castello di Cuccaro nello Stato del Monferrato”. 

I Colombo di Cuccaro erano una famiglia del ramo dei signori di Bassignana, il più antico riferimento è presente in un documento del 23 maggio 1116 dell’Imperatore Enrico V. 

Il padre di chi avrebbe aperto all’umanità le vie del nuovo mondo godeva anche del titolo Comitale di Consignore di Lu, Rosignano, Rocca Palafea, Altavilla, Calamandrana, Ricaldone e Bistagno. Cristoforo aveva anche due fratelli, Bartolomeo e Diego. 

Colombo muore il 20 maggio 1506 nella città di Valladolid dove da due anni viveva nella povertà e nell’abbandono, reclamando invano dal re Ferdinando l’adempimento dei patti solennemente promessi. Ricordiamo che al ritorno dal suo penultimo viaggio Colombo fu fatto viaggiare in catene per opera dello scellerato Bobadilla, rappresentante del re spagnolo. La corte lo riconobbe innocente delle accuse di mire ambiziose, ma da quel momento non fu più la stessa persona. 

Il chiarimento sulle sue origini trovano saldo fondamento grazie a una clausola del suo testamento che nominava suo erede, in caso di estinzione della linea, il maschio più vicino a lui di discendenza mascolina. L’intera eredità colombiana era stata trasmessa universalmente al suo primogenito Diego, cui era toccato anche il “Maggiorascato”, trasmissibile successivamente di padre in figlio, ovviamente, come si è detto, ai soli maschi della famiglia. 

Quanto al secondogenito Ferdinando, il padre l’aveva fatto oggetto di un sostanzioso lascito, come era stato provveduto anche nei confronti dei fratelli Bartolomeo e Diego. 

Diego Colombo morì nel 1578 e non lasciò figli maschi, poichè l’unico, Luis, lo aveva preceduto nella tomba. Quest’ultimo, nominato ammiraglio appena ventenne, per meriti di famiglia, non aveva che una figlia monaca e un figlio maschio, si, ma adulterino e quindi escluso dalla successione. 

La posta in gioco è alta pertanto si scatena una feroce battaglia legale per entrare in possesso della cospicua eredità che comprendeva oltre al maggiorasco diversi ambiti titoli quali Marchese della Giamaica, Duca di Veragua e della Vega, Ammiraglio delle Indie e soprattutto le ingenti somme di denaro derivanti dai possedimenti antillani dipendenti dal titolo di Marchese della Giamaica, almeno fino a quando la Spagna ebbe un impero coloniale. 

Si iniziò così la causa di successione che si tenne tra il 1569 e il 1608 innanzi al Tribunale Castigliano delle Indie in Madrid. Fu a questo punto che Baldassarre Colombo, titolato conte di Cuccaro, sostenne di vantare precisi diritti di successione rispetto al grande Cristoforo, essendo discendente da Franceschino, fratello di Domenico, padre di Cristoforo. Questa tesi la avvalorava, consigliato da notai e avvocati, con l’ausilio di prove inconfutabili, preparando alberi genealogici, dichiarazioni e documenti ricavati e redatti dall’ordinato archivio di famiglia, il tutto convalidato dal Senato del Monferrato. Aggiunse anche alla documentazione la deposizione di trentasei testimoni che giurarono di fronte al Senato di Casale Ducale, l’innegabile parentela esistente tra Cristoforo e Baldassarre Colombo. Tra i testi compariva il Conte Radicati di Cocconato, il Conte Sacchi-Nemours nobile genovese, il Conte Cavaglià di Frassineto e anche rappresentanti del clero come il Priore del Convento di Crea, Agostino Corbellario. In ultimo, deposizioni di borghesi e semplici uomini di popolo tutti concordi nella seguente affermazione: “Cristoforo si era allontanato giovinetto da Cuccaro con alcuni amici di Vignale e di Fubine per tentare la fortuna sul mare, come già aveva fatto suo zio, diventato Ammiraglio di Francia”. 

Con queste convincenti argomentazioni Baldassarre Colombo lasciò il monferrato nel 1582 alla volta della Spagna per esporre i fatti direttamente al re Filippo II. Qualche giorno dopo quell’udienza il re scrisse a Guglielmo Gonzaga precisando che ai pretendenti spagnoli dell’eredità di Cristoforo Colombo si era opposto “Don Baldassarre Colombo dicendosi chiamato a detto maggiorasco e che come tale doveva succedergli”, inoltre invitò il duca Guglielmo a raccogliere testimonianze sul pretendente e a fornirgli le informazioni. Guglielmo Gonzaga confermò l’autenticità e la veridicità del fascicolo presentato da Baldassarre e i giudici spagnoli, esaminati i documenti, senza alcuna esitazione riconobbero che Baldassarre Colombo apparteneva alla famiglia del grande navigatore e sentenziò la legalità delle sue pretese sull’eredità. A questo punto diventa un concorrente pericoloso. 

Francesco Mendoza, Ammiraglio d’Aragona, strappa un pezzo del testamento del bisnonno materno Cristoforo che pare riguardasse il ramo “Piemontese” della famiglia. Baldassarre chiede e ottiene giustizia dimostrando la truffa e facendo addirittura destiutire quattro dei giudici a cui la causa era stata demandata. Quando tutto sembrò essersi chiarito si fece avanti Bernardo Colombo, discendente della famiglia, del ramo stabilitosi a Genova che con l’appoggio del Principe Doria e dell’ambasciatore di Genova dichiarò che Cristoforo Colombo era genovese, esattamente di Cogoleto, portando come ausilio al tribunale documenti e testimonianze false. 

Anche in questo caso Baldassarre riesce a dimostrare la fraudolenza e i falsari liguri vengono puniti severamente. Il fatto fece talmente scalpore che produsse addirittura una sorta di incidente diplomatico tra la Corte di Madrid e la Repubblica di Genova. Tutte queste disoneste questioni, anche se smascherate e vinte da Baldassarre, dilungarono in maniera interminabile la contesa. Oltretutto i giudici spagnoli erano tormentati da un problema politico: i beni dell’Ammiraglio Colombo, in territorio spagnolo, non potevano essere assegnati a chi, anche se in diritto di averli, non era spagnolo. Approfittando quindi delle interminabili procedure burocratiche i giudici riuscirono ad aspettare che Baldassarre morisse. E lui non si accorse che la sua era davvero una battaglia contro i mulini a vento. 

Nel 1594 fece stampare un voluminoso libro composto da 167 capitoli con la documentazione completa e provante la “Giusta Causa”, ma a spese sue. Il costo? 5000 scudi corrispondenti a circa 2500 euro. Una grossa perdita per non avere ottenuto nulla. Il Duca di Mantova che aveva appoggiato la sua impresa corrispondeva come sostegno spese 150 scudi (circa 30 euro!)e quando finalmente il giorno della sentenza arrivò Baldassarre non la vide perchè mori nel 1599. Era giunto qualche tempo prima in Spagna il figlio di Baldassarre, Mario Colombo, ma le finanze scarseggiavano e prima della scomparsa del padre, per sostentamento obbligatorio, Mario era diventato Alfiere in un corpo di guardia. Ben presto si accorse

comunque che il tribunale spagnolo mai avrebbe emanato una sentenza a suo favore, così nel 1601 lasciò la Spagna e l’onerosa eredità ritornando nel monferrato e ritirandosi a vita privata. Nel 1602 moriva Filippo II a cui successe Filippo III e proprio sotto il suo governo arrivò la sospirata sentenza che dava pienamente ragione ai Colombo di Spagna anche se per discendenza femmininle. Passava dunque a Don Pedro Colon, discendente da Diego per linea femminile l’intera eredità, mentre Baldassarre veniva riconosciuto legittimo cugino in ottavo grado di Cristoforo motivo per cui il tribunale di Madrid versava a titolo di indennità dodicimila doppie d’oro, corrispondenti a oltre cinquantamila euro. Venivano liquidati, anche se con una notevole somma, i veri discendenti di Cristoforo Colombo, una grande farsa in quanto lo stesso Pedro scrisse tempo dopo alla regina Elisabetta di Spagna, nel corso di un suo viaggio in Italia: “Arrivo a Cuccaro, dove trovo i parenti miei” e poi “Benchè non mancassero al mio avo doti di intelletto e di animo, la fortuna non lo volle far nascere privo di nobiltà, facendolo uscire dai Conti Colombo di Cuccaro”. 

Giustizia in tribunale non fu quindi fatta ma i Colombo spagnoli non potevano che accettare un dato di fatto: i Colombo di Cuccaro erano i veri discendenti del grande Ammiraglio Cristoforo Colombo.    

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Blogger: Fabrizio Bacolla

Fabrizio Bacolla
Curiosità Storiche

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