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CIGLIANO. Storie di donne, storie di forza

CIGLIANO. Sabato 10 marzo è andato in scena, presso il Salone polivalente di Cigliano, lo spettacolo teatrale Gli amori e le passioni femminili, la rivoluzione delle donne di Patrizia Becchio e Alessia Amharai, presentato dal Comune di Cigliano e dal Laboratorio della Fabula in occasione della ricorrenza della Giornata Internazionale della donna.

Lo spettacolo si apre con la storia della narrazione del mondo, una storia differente da quelle che siamo abituati a sentire: è una creazione del mondo al femminile, legata al mito di Eurinome – dea di Tutte le Cose che afferrando il Vento del Nord genererà il serpente Ofione che la feconderà e le darà modo di generare l’universo -, una dea capace di generare in sé ciò che darà vita. è quello che lo spettacolo ci racconta traghettandoci dolcemente lungo la vita di sei donne che sono riuscite ad influire sul corso della storia e ad incoraggiare altre donne. Un dolce viaggio guidato da due giovanissimi protagonisti, un bambino e una bambina che si interrogano sulle figure che andremo a conoscere, i quali ci ricordano il ruolo fondamentale dell’educazione nel processo della parificazione tra i sessi e che ci narrano una fiaba – che con vigore possiamo dire essere invece una realtà – con uno sguardo femminile che intende essere un moltiplicatore d’amore. Le passioni femminili non si limitano esclusivamente alla dimensione affettiva della donna, come si potrebbe sospettare del titolo dello spettacolo, ma muovono invece da una dimensione più intima, più individuale e creativa che desidera emergere senza risultare all’ombra di un “grande uomo”. Conosciamo infatti più a fondo Yoko Ono, da sempre, unicamente, associata a John Lennon, incontriamo Frida Kahlo e il suo amore per Diego Rivera, ma anche e soprattutto la sfera della sua sofferenza che è sua parte integrante, sua e di nessun uomo. Abbandoniamo così uno scenario legato alle passioni amorose di queste donne così note per abbracciarne un altro di emancipazione femminile trasversale che incontra diverse età, provenienze sociali e che ancora oggi non smette di scalpitare. Rita Levi Montalcini che fugge dall’idea di un matrimonio per poter dedicare la propria vita alla ricerca, Erica Jong, nota scrittrice, Maria Montessori con la sua volontà di affrontare gli ostacoli ed abbatterli ove possibile ed infine Gabrielle ‘Coco’ Chanel, la quale è riuscita a restituire il diritto alla comodità nell’abbigliamento femminile per concedere alle donne la possibilità di agire come solo agli uomini era concesso per poter, ad esempio, guidare un’automobile. Si tratta di uno spettacolo ancora più sentito in questo 2018 poiché sono trascorsi cinquant’anni dalla stagione calda del ‘68 e quarant’anni dalla nascita dei consultori famigliari: il passo ulteriore della libertà delle donne e del modo in cui hanno il diritto di vivere e gestire il proprio corpo in modo consapevole.

è anche nell’ottica di questa ricorrenza che troviamo, ospite sul palco, un’operatrice del settore socio-sanitario con cui si sottolineano i casi ancora troppo alti di femminicidio, ricordando che in Italia sono soprattutto le donne oltre i quarant’anni ad avere il coraggio di denunciare le violenze subite, in particolar modo in ambito famigliare, anche se il maggior numero di violenze si registra di fatto nella fascia d’età compresa fra i venti e i trent’anni. I consultori si occupano anche della diffusione di una cultura dell’affettività con un occhio di riguardo particolare per le scuole e nell’approccio relazionale che si svolge su Internet; tutto questo ci ricorda perché ancora oggi sarebbe importante leggere alle bambine e ragazze (e anche ai bambini) nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, delle Storie della buonanotte per bambine ribelli (libro di Elena Favilli e Francesca Cavallo) – da cui lo spettacolo trae ispirazione – per far cogliere loro la possibilità che hanno di diventare una di quelle donne che cambia il corso della storia e sperando, magari, di risvegliarsi in un mondo dove non ci sia più il bisogno di rimarcare queste qualità perché davvero, finalmente, uomini e donne di tutto il mondo sono uguali.

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