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CHIVASSO. CHIND, l’ora della verità Il 7 l’assemblea dei creditori

Il 7 dicembre nel Tribunale di Ivrea il giudice delegato dottoressa Roberta Cosentini ha convocato l’assemblea dei creditori di CHIND, la società partecipata al 55% dal Comune di Chivasso. Il 15% appartiene a Città Metropolitana di Torino, il 18% all’impresa di costruzioni Zoppoli & Pulcher, il resto a soci minori. All’assemblea parteciperà anche il Comune di Chivasso, il quale oltre che socio di Chind ne è anche creditore: vanta infatti un credito di circa 500.000 euro di tasse e imposte comunali non pagate da CHIND.

La società ha accumulato 7,5 milioni di debiti. Nel novembre 2017 ha chiesto al Tribunale di Ivrea, Sezione Fallimenti, il “concordato preventivo”. Nel giugno 2018 il Tribunale l’ha concesso, emettendo il decreto di “concordato pieno liquidatorio”. CHIND ha quindi preparato un piano di pagamento parziale dei debiti che sarà appunto sottoposto ai creditori venerdì prossimo. I creditori hanno, o avevano, la scelta tra accettare il piano di pagamento e chiedere il fallimento.

Nei mesi scorsi il Tribunale ha nominato “commissario giudiziale” un commercialista di fiducia e l’ha incaricato di  studiare le cause del dissesto di Chind. Il commissario ha depositato una prima relazione di 119 pagine.  Nella relazione il commissario giudiziale considera in buona parte responsabili gli amministratori del decennio 2008-2017. Fino al 2012 è stato presidente del Consiglio di amministrazione l’attuale sindaco di San Sebastiano Giuseppe Bava assistito da quattro consiglieri. Nel 2012 ha preso il suo posto la dottoressa Chiara Casalino, che poi nel 2014 è stata nominata dai soci “liquidatrice”, e che si è dimessa nel febbraio 2017. Casalino è oggi assessore al bilancio e tributi del Comune di Chivasso.

Nella sua lunga e dettagliatissima relazione, il commissario giudiziale ipotizzava che per i creditori vi sono gli elementi per avviare una “azione di responsabilità” nei confronti degli amministratori. La giudice Cosentini gli ha allora domandato di specificare meglio la responsabilità. In una più breve e seconda memoria, il commissario giudiziale indica come responsabili in particolare gli amministratori del periodo 2012-2017: essi avrebbero dovuto comprendere che già nel 2012 la situazione di CHIND era talmente compromessa che la società non sarebbe riuscita a sollevarsi dallo stato di insolvenza nel quale era caduta. Avrebbero perciò dovuto prendere la decisione di chiedere il concordato, anche se i soci fossero stati contrari, come infatti erano. Da qui l’osservazione che gli amministratori, tardando per quasi cinque anni a chiedere il concordato hanno contribuito a far salire i debiti e hanno in questo modo danneggiato i creditori, riducendo la loro possibilità di recuperare i crediti.

In risposta ai rilievi del commissario giudiziale, CHIND ha affidato all’avvocato torinese Marco Ravinale la redazione di una sorta di “autodifesa”. Per la precisione una “memoria” che risponde alle critiche mosse dal commissario giudiziale. Abbiamo esaminato questa memoria nel numero scorso.

In vista dell’assemblea dei creditori convocata venerdì 7 dicembre, abbiamo chiesto ai gruppi consiliari di minoranza, e alla Lega Nord, non rappresentata in Consiglio, che cosa pensino della questione CHIND e che cosa eventualmente pensino di fare.

Ci hanno risposto finora Fabio Cipolla e Marco Marocco del Movimento 5 Stelle e Adriano Pasteris di Unione Civica.

Cipolla e Marocco hanno depositato in Comune una “mozione” che attende di essere messa in calendario per i prossimi consigli comunali. La mozione impegna il Sindaco Claudio Castello a incaricare un legale di studiare tutta i fascicoli, compresa la relazione del Commissario giudiziale, al fine “di esercitare “eventualmente le azioni sociali conseguenti”. Immaginiamo che intendano anzitutto l’azione di responsabilità, ma non sappiamo se si riferiscano anche ad altri provvedimenti.

Adriano Pasteris punta invece il dito contro i soci di Chind, che sono il Comune di Chivasso, Zoppoli & Pulcher, CMTO e altri: sono questi soggetti che hanno nominato i presidenti del consiglio di amministrazione di CHIND e i consiglieri. Scrive Pasteris: “Come Unione Civica abbiamo già avuto modo di dire più volte che Chind era un peso di cui i cittadini chivassesi avrebbero dovuto essere sgravati tempo fa. L’amministrazione precedente ha spesso raccontato di probabili acquirenti, specialmente a ridosso delle campagne elettorali ed ha sostenuto l’insediamento di Wastend che noi abbiamo fortemente criticato. Crediamo dunque che eventuali discutibili scelte del passato siano da considerare come scelte politiche e non già responsabilità riconducibili in toto ad un’unica persona”.

Si sono mosse anche le associazioni ambientaliste chivassesi, che hanno mandato al Tribunale una memoria tesa a confutare quella dell’avvocato Ravinale.

Gli ambientalisti sono consapevoli di non avere titolo di partecipare al procedimento in corso presso il Tribunale. Tuttavia hanno voluto sottoporre alla dottoressa Cosentini le loro considerazioni sulla vicenda CHIND – WASTEND. Essi hanno seguito in particolare la trattativa condotta per tre anni da SMC, proprietaria delle discariche di Chivasso, e CHIND. La società SMC nel 2014 aveva chiesto a CHIND di comprare un terreno per costruirvi l’impianto di riciclo dei rifiuti compreso nel progetto Wastend. CHIND avrebbe incassato oltre tre milioni di euro. Ma il progetto Wastend è stato bocciato da Città Metropolitana fra il 2017 e il 2018, e l’affare è sfumato. “Tre anni persi”: così li giudica il commissario giudiziale. Gli ambientalisti nella sostanza condividono questo giudizio, ritengono debole e lacunosa la difesa dell’avvocato Ravinale, e la contestano punto per punto.

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